La mesciua di casa.

IMG_20131025_113848Forse molti la conosceranno già, altri per niente e altri ancora si chiederanno che diavolo possa nascondersi sotto questo strano nome.

Nessun ingrediente segreto si cela dietro questo piatto della mia città natale (dove letteralmente sono nata), La Spezia, semplicemente composto da cereali e legumi cotti assieme fino ad ottenere una zuppa calda, avvolgente e tipcamente autunnale. Penso che assieme alla farinata sia uno dei piatti simbolo del luogo.

In realtà di mesciua ne esistono diverse varianti, che seguono gli andamenti delle coste e interni liguri, ma quella di cui vi voglio parlare io è quella tipica di Spezia (giuro che noi l’artiolo non lo pronunciamo mai!!!); e non perchè la ritenga migliore alle altre, ma perchè è quella a me familiare, che mi ha accompagnato e coccolato in quasi tutti gli inverni della mia vita … anche se solo negli ultimi anni ho imparato ad apprezzarla, quando ero piccola la vivevo in realtà come una vera e propria punizione!

La nsciata di questa zuppa risale a tempi lontani, tempi di magra in cui ci si doveva arrangiare con quel che si aveva, quando non c’erano sufficienti legumi per fare una minestra di fagioli con cui sfamare tutta la famiglia, quasi sempre molto numerosa, e il grano era troppo poco per fare il pane della settimana. Così si pensò bene di mescolare (e da qui il nome del piatto) il tutto per tirarne fuori una zuppa … la vera cucina del recupero insomma! In città si racconta inoltre, ma la veridicità delle fonti è ancora da verificare, che la mesciua sia nata tra la povera gente, che raccoglieva al porto le granaglie che uscivano dai sacchi, sembra operazione fatta soprattutto dalle mogli dei portuali. Un’immagine non poi così felice o nostalgica e che a ben vedere si può riscontrare tutt’oggi in molte altre parti del mondo purtroppo.

In tutta onestà però devo ammettere che questo piatto, pur essendo davvero molto consumato nelle nostre case, quasi mai viene preparato in toto nelle cucine delle donne spezzine. E non perchè sia di difficile esecuzione, ma perchè i tempi di ammollo e cottura sono abbastanza lunghi, forse troppo per i ritmi odierni. Ma, nonostante il fatto si possano acquistare ottimi preparati al mercato cittadino o in fidati alimentari, vi confeso che farsela da soli ha tutto un altro fascino; il segreto come sempre è cercare di programmare bene i tempi e non aver fretta di ottenere tutto subito … ecco se non avete capito non è una di quelle ricette “veloce e in due mosse subito in tavola“!

Prima di iniziare due precisazioni: ho usato la pirofila in cotto, ma non è obbligatoria, volevo solo inaugurarla degnamente e visto che non ne avevvo ancora avuto l’occasione, ho ritenuto questo momento decisamente opportuno; nella mia versione vi è la presenza di cipolla, sedano e altri odori, esenti in quella “originale”, ma personalmente penso che donino al tutto maggior sapore … ma come sempre a voi la scelta!

IMG_20131028_143919Mesciua (quasi) spezzina.

Ingredienti per 500 gr di prodotto finito (3-4 persone):

  • 150 di ceci secchi
  • 150 di fagioli bianchi delle Alpi liguri secchi (o fagioli borlotto di Mangia)
  • 150 gr di grano
  • 1 cipolla bianca
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 costa di sedano
  • 1 foglia di allora
  • 1 rametto di rosmarino
  • q.b di olio evo
  • q.b di acqua
  • q.b di sale e pepe

Iniziate la sera prima a mettere a bagno insieme i ceci e il grano (c’è chi aggiunge il bicarbonato, io no) in una terrina, e in un’altra i fagioli e lasciate riposare il tutto l’intera notte. Il giorno dopo scocciolate i ceci e il grano, sciaquandoli un po’, trasferiteli in pentola (abbsatanza capiente e alta) e copriteli con abbondante acqua ( un 1 l abbondante) fredda, aspettate il bollore, abbassate poi la fiamma e cuocete per 1 ora circa, con il coperchio semi chiuso, facendo attenzione a che l’acqua non si asciughi troppo. Dopo questa prima fase di cottura aggiungete i fagioli, sgocciolati e sciaquati anch’essi, la cipolla intera sbucciata, l’aglio sbucciato, il sedano tagliato a tocchetti, la foglia di alloro e il rosmarino. Nel caso servisse aggiungete altra acqua (portata a bollore) in modo che tutto sia ben coperto e, senza mai mescolare cuocete per un’altra ora e mezza (circa), o almeno finchè tutti gli ingredienti risulteranno ben teneri. Quando avrete ottentuo il risultato ottimale, non deve essere né troppo brodosa né troppo asciutta, eliminate gli odori e l’aglio (io ammetto che lascio tutto così com’è, mi limito a togliere il rametto ormai spoglio di rosmarino) salate, pepate a piacere e servite completando soltanto con un filo d’olio evo a crudo.

Piccolo nota … ritengo che, come molte zuppe e minestre, con il tempo il gusto e la consistenza acquistino molto in bontà; quindi vi consiglio di preparare la vostra mesciua la mattina, lasciarla riposare tutto il giorno e, arrivata la sera (o il giorno seguente ancora meglio) dargli una riscaldata rinvigorente, versarla in una fondina o piatto fondo (questo è un obbligo!!!), prendere un bel cucchiaio e infine gustarla in tutto il suo semplice splendore!

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8 thoughts on “La mesciua di casa.

  1. Splendida ricetta, un sapore antico e rustico, l’elogio della lentezza e del calore familiare, perfetto per un pomeriggio autunnale da trascorrere in casa con la fiamma accesa sotto il cotto e il Bimby a meritato riposo… mi piace!!! Si fa, eccome se si fa, adoro le zuppe e i legumi!
    Ciao, Tatiana

    • Mi fa molto piacere che la lentezza venga elogiata così, evidentemente ce n’è bisogno!
      Si dai falla Tatiana e poi mi dirai.
      Ps: se poi alla lista aggiungi anche un bel bicchiere di vino e un caminetto acceso … si va dritti in paradiso 🙂

      • Per il caminetto purtroppo non ci posso far nulla se non incendiare la palazzina in cui vivo, ma siamo in zona di buon vino, quindi all’occorrenza….

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