Pane multicereali alla birra …. e il gesto del pane.

Pane alla birra e cereali con lievito naturalePer una volta voglio lasciarvi totalmente alle parole di altri.

Ho letto questo articolo ( di Rosaria Gasparro, insegnante in una scuola pubblica) pochissimi giorni fa e mi ha commossa come pochi scritti riescono a fare. Sono parole che vivono dentro di me quotidianamente, sentimenti e convinzioni che non avrei mai saputo descrivere così bene. Avrei potuto molto semplicemente mettervi il link alla pagina, ma forse non tutti lo avrebbero aperto. Così il contatto è diretto ( ma non obbligato se vorrete saltare subito alla ricetta) e quelle emozioni spero arrivino anche a voi … e vi restino dentro per un po’!

Ci piace del pane il suo essere così semplice nella composizione, eppure così profondo nel significato. Quel suo raccontare le storie plurali della nostra quotidianità. Il suo odore, l’umanità che contiene, il suo essere contro la fame. Il suo far parte del nostro destino. Ci piace mangiarlo per introdurre dentro di noi la sua pace. Ci piace quel suo essere corpo materiale che rinvia a qualcos’altro, cibo che sfama e che pure non basta. Carboidrato della terra che si trasforma in proteina celeste, come dice Erri De Luca.

“L’universo comincia con il pane” scrive Diogene Laerzio tramandando un detto antico di Pitagora. E infatti nel pane troviamo i quattro elementi che sono alla base dell’Universo: la terra che dà il frumento; l’aria per la lievitazione; l’acqua per impastare; il fuoco per la sua trasformazione, per la cottura.

Il pane è già un mondo ed è anche un mondo da cui imparare a vivere. Il gesto del pane, un rito che dovremmo reintegrare dentro di noi. Non solo per mantenere viva una conoscenza che ha più o meno diecimila anni, che ha nutrito popoli diversi, che ha attraversato lo spazio e il tempo, seguendo la via del sole, da oriente – dove pare sia spuntata la prima spiga, nella Mezzaluna fertile – ad occidente; una conoscenza che si è fatta tradizione, che si è arricchita di viaggi conservando sapori e nostalgie, diventando una grande storia, ricca di sapienza e di poesia, di arte e di fede.

Pensiamo al significato reale e simbolico del fare il pane: il prepararlo in famiglia che diventa comunità, il suo farsi cum panis, compagni che condividono il pane; il tempo dell’attesa, della pazienza, quello che serve al lievito per farlo gonfiare; un tempo lento perché come dice Rilke il poeta “Siamo sempre sospinti./Ma il passo del tempo,/non è che un’inezia… //Ogni cosa che s’affretta/sarà presto trascorsa;/solo quel che rimane/ci inizia al sacro”.

sourdough beer multigrain bread

Il pane ha questa lezione magistrale da dare: dovremmo essere disponibili come la farina a farci impastare dalla vita, a consacrarne la sacralità, per trasformarci in nutrimento per noi e per gli altri. Diventare come il lievito, cellule vive, invisibili ad occhio nudo, capaci di liberare un’energia che riesce a sollevare un peso superiore al proprio. Un lievito in grado di suscitare fermenti di conoscenza, di sentimento, capace di crescere, di aumentare di volume. Un lievito che è in grado di rinnovarsi e consumarsi in ogni nuovo insieme, modificando ciò in cui viene trovarsi.

Imparare dal grano frantumato a rimanere integri, interi, anche quando ci si rompe, a rimanere onesti, a guadagnarsi il pane col proprio lavoro, col sudore della propria fronte. Essere come il pane integrale che non manca di nulla, che è completo, che ci ricorda di sviluppare in maniera armonica tutto il nostro essere persona.

Ricordare che, mentre nelle nostre vite il pane è diventato sempre più un contorno da tenere sotto controllo per mantenersi magri, mentre una parte di mondo lo consuma e lo spreca nell’abbondanza, ci sono milioni di persone che si muovono dalla fame verso il pane poiché non siamo ancora capaci di far muovere il pane verso la fame. Come dice Enzo Bianchi, il pane o é nostro, condiviso, oppure cessa di essere pane.  

Il pane non si butta. Il pane nella poesia. Il pane nella religione. Pane e cacio. Pane e vino. Il pane dei bambini. Il nostro pane e quello degli altri. Il pane di chi vive in mezzo a noi e viene da lontano, che porta con sé il sapore del pane con cui è cresciuto, il pane afghano, egiziano, ghanese. Pane e companatico. Il pane dei ricordi nelle parole nelle immagini nei suoni.

n.b: per la ricetta ho usato una birra chiara poco gassata, da poter avere sì l’aroma nel pane ma in modo non troppo pronunciato. Per chi ovviamente desiderasse ( magari per un pane non da tutti i giorni) un gusto più amarognolo e pungente consiglio una birra scura, doppio malto, artigianale del tutto preferibile!

Pane multicereali alla birraPane multicereali alla birra con lievitazione naturale

Ingredienti ( per uno stampo da plum cake da 30×10 circa ):

  • 300 gr di farina di farro monococco
  • 50 gr di farina di segale integrale
  • 50 gr di farina d’orzo integrale
  • 50 gr di farina di grano saraceno
  • 50 gr di farina d’avena integrale
  • 150 gr di pasta madre rinfrescata e attiva
  • 300 ml (circa) di birra chiara artigianale ( a temperatura ambiente)
  • 30 gr di semi misti
  • 2 cucchiaini di sale

Iniziate sciogliendo in una ciotola la pasta madre nella birra, aggiungete le farina precedentemente setacciate, impastate brevemente e poi unite il sale e i semi. Continuate ad impastare, passando sopra un piano leggermente infarinato (tentate di aggiungere meno farina possibile)  fino ad ottenere un impasto dalla consistenza omogenea ma ancora molto morbido ( per questo vi serviranno movimenti molto veloci con le mani). Fate la solita palle e mettetela nella ciotola coperta con un canovaccio umido. Fate lievitare il tutto per 4-5 ore, fino al raddoppio del volume. A questo punto lavorate l’impasto nuovamente sopra un tagliere leggermente infarinato, fate un giro di pieghe laterali e formate un filoncino della lunghezza del vostro stampo. DIsponete delicatamente il filone nello stampo precedentemente unto e rivestito di carta forno, coprite con il solito canovaccio e fate lievitare per altre 2 ore, o almeno fino al solito raddoppio. Portate il forno (statico) alla massima temperatura e, una volta giunto a lievitazione, infornate il pane abbassando la temperatura a 180° (circa). Cuocete il vostro pane per circa 1 ora ( di solito io dopo i primi 30 minuti metto sopra un foglio di carta forno per evitare che la superficie si bruci ) e, una volta pronto estraetelo dallo stampo ( sempre verificare la cottura picchiettando con le nocche delle dita sul fondo, per ottenere un suono vuoto) e lasciatelo raffreddare sopra una grata nel forno ancora caldo e leggermente aperto.

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10 thoughts on “Pane multicereali alla birra …. e il gesto del pane.

  1. Emozione pura.

    Non dico altro, perché sai che condivido totalmente questo post.

    Ah sì, una cosa devo dirtela..il pane è stupendo 🙂

    • Se ti ho regalato anche un solo minuti di vera emozione sono più che felice … e in questo caso anche i miei occhi assumono forme “amorose”!

  2. Bellissimo. Sono quelle cose che leggi e non sai che altro dire. Bellissimo.
    Io non mangio molto pane, ma amo farlo proprio perchè facendolo, con i suoi ritmi lenti di 1 o 2 giorni, mi ricordo ogni volta di quanto elencato sopra. Fare il pane è come un mantra, è come meditare. E’ un’emozione.

    Io mangio solo pane proprio come questo: nerissimo, integralissimo e nutriente. Voglio assolutamente farlo! E mangiarne una fetta con avocado, olio extravergine e un pizzichino di sale 🙂

    Grazie per aver condiviso un post così prezioso!

    • Evidentemente sono i pani a tenerci unite. E in questo sodalizo ti invito più che volentiri a servirti … tagliane una fetta bella spessa e io ti seguo a ruota nel condimento ( che l’idea mi piace parecchio!!!).
      Buona settimana di attese lente allora 😉

  3. Fisso la prima foto… vedi anche tu quello che vedo io? Un piccolo occhio, un diamante, una perla, un pois di luce, un chicco di riso… è da lì che si osservano le cose belle e buone? E’ da lì che passa il calore? E’ da lì che guardiamo il mondo, come una fessura, strizzando l’occhio curiose? Secondo me sì e l’idea che il pane sia una sorta di finestra mi piace moltissimo…

    • Hai visto esattamente quello che ho volto mostrare ( … per una volta che mi riesce sono il doppio felice ) e le hai regalato il dono della parola!
      Mi metto a scrutarti da quel buchino, chissà cosa vedranno i miei occhi nel prossimo futuro … per ora tanta luce!!!

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