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Ai maschi piacciono le zeppole!

zeppole di S. Giuseppe al fornoChe ai maschi piacciano le zeppole è cosa ormai risaputa, almeno per quanto riguarda il ristretto ambito familiare. Nei giorni del santo che fa inondare di bancarelle e fiere l’intera provincia spezzina, il viril sesso è colto da una smania compulsiva per quelle ciambelle che per il resto dell’anno si smarriscono nel dimenticatoio.pate a chouxMi ricordo il nonno che, in questi giorni di padri e santi, tornava sempre a casa con un vassoio in mano, ben avvolto da carta e fiocco. Una volta a tavola mangiava con una velocità impressionante ( ma la scusa era il lavoro che lo attendeva), quasi si limitava nel resto di ciò che vi era da mangiare, poi con foga apriva il vassoio posizionato davanti, sopra il suo piatto e, con tutti i sensi di cui disponeva, ne addentava una, spesso la più paffuta … crema che usciva, succo d’amarene colante e zucchero a velo fin sopra il naso, ma lui era in paradiso, e dai suoi occhi lo capivi benissimo! Era lui l’amante dei dolci per eccellenza, un nonno goloso di dolci senza remore e senza rimorsi.

zeppoleDa allora di tempo ne è passato, lui è uscito di gara, e chi rimasto cerca di mantenere alto le sue conquiste golose … lo sforzo è effettivamente immane, ma devo dire che i maschi di famiglia sembrano reggere dignitosamente il paragone!!!

Così, incamminata sulla via dei ricordi e perorando la causa di quei momenti di gioia e godereccio che talvolta ci si può concedere mi sono lanciata nella preparazione delle zeppole, lasciando però la padella del fritto appesa al muro. Dopo alcune ore di sacche (maledette) da pasticcere, montate d’uova, creme voluttuose e nevi zuccherine, ho finalmente composto i miei vassoi. Uno è andato dritto dai nonni, un altro è servito per festeggiare in anticipo la festa del papà e il terzo è volato tra quelle braccia che mi tenevano stretta sulla poppa del gozzo.

famiglian.b: la ricetta che ho seguito è questa, senza cambiare praticamente niente e affidandomi completamente a tanta maestria! E’ certamente un procedimento che richiede tempo e attenzione, la materia prima utilizzata deve essere di ottima qualità, ma la soddisfazione finale di veder i vassoi vuoti nel giro di qualche ora, vi giuro, appaga di tutto lo sforzo.

zeppole al fornoZeppole di San Giuseppe cotte al forno

Ingredienti ( dosi per 16 zeppole circa):

  • Per la pate a choux:
  • 250 gr di farina 0
  • 250 gr di acqua
  • 6 uova tipo 0
  • 160 gr di burro
  • 5 gr di sale
  • Per la crema pasticcera ( densa):
  • 460 gr di latte intero
  • 6 tuorli
  • 150 gr di zucchero semolato
  • 30 gr di farina 0
  • 20 gr di fecola
  • 1 limone scorza grattugiata
  • 1 bacca di vaniglia (per me esausta)
  • Per decorare:
  • q.b. di amarene sciroppate
  • q.b. di zucchero a velo

Iniziate preparando la pate a choux. Ponete in un tegame dal fondo pesante acqua, burro e sale, mettete sul fuoco a fiamma dolce, fate sciogliere il burro e appena inizia a formarsi il primo bollore unite la farina tutta in una volta, precedentemente setacciata. Girate velocemente e allontanatevi dal fuoco. Continuate a girare fino al formarsi di una palla densa che si stacca dalle pareti, riponete sul fuoco e cuocete ancora per qualche minuto. Travasate il composto in una ciotola di vetro o ceramica e lavoratelo ancora, fino a farlo intiepidire. Aggiungete quindi le uova, uno alla volta, aspettando che si incorporino bene. Continuate a mescolare fino ad ottenere una consistenza tipo crema molto densa ( nel caso le uova fossero piccole aggiungetene uno, nel caso opposto fermatevi a 5). Trasferite la pasta in una sacca da pasticcere montata con una bocchetta a stella ( dal diametro 8-10 mm), prendete una teglia rivestita con carta forno e formate le vostre zeppole. Fate due cerchi concentrici, uno sopra l’altro, quello sopra leggermente più piccolo e facendo attenzione a lasciare spazio da una all’altra. Continuate fino a fine impasto e poi cuocete il tutto: prima a 200° per 10 minuti, poi a 180° per altri 20 minuti, infine altri 5 minuti con il forno leggermente aperto. Una volta cotte mettetele sopra una griglia e fatele raffreddare completamente. Nel frattempo preparate la crema. In un pentolino scaldate a fiamma dolce il latte con la scorza di limone e la bacca di vaniglia. Montate intanto i tuorli con lo zucchero, poi unite la farina e la fecola setacciate. Appena il latte raggiunge il primo bollore versatene poco nel composto di uova, girate bene e rimettete tutto nel pentolino. Continuate a girare e cuocere fino a vedere che non inizia ad addensarsi, poi eliminate limone e vaniglia e trasferiste subito in una ciotola. Coprite con pellicola e lasciate raffreddare completamente. Una volta pronta mettete la crema in una tasca da pasticcere montata con la bocchetta di prima, tagliate le zeppole a metà e farcitele. Fate un giro di crema all’interno e richiudete. Date un spolverata di zucchero a velo, fate un ulteriore giro di crema sulla sommità della zeppola, mettete su ciascuna un’amarena e date un’ultima e leggera spolverata di zucchero.

Fate riposare le vostre zeppole per qualche minuto e poi servitele. Così morbide e ricche saranno un ottimo dolce per fine pasto. Se conservate in frigo si mantengono bene per 3-4 giorni, ricordandosi di lasciarle un po’ a temperatura ambiente prima di consumarle.

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Torta con ricotta di mandorle e frutti di bosco sciroppati

Almond ricotta cake with red fruit in syrupDi solito non mi faccio incantare dall’arte oratoria di qualsivoglia venditore o commerciante che sia.

Se mi trovo una nuova faccia davanti resto dubbiosa fino all’ultima sillaba, metto i panni dell’investigatore in cerca dell’indizio sospetto … lente d’ingrandimento alla mano e plico di domande “trabocchetto” dall’altra.

L’incontro con quel signore stempiato, occhiali spessi e mani giganti, però, è stato tutto un’altro copione. In quella piccola bottega, con la volte a botte e l’ingresso nascosto tra le mura di sassi, mi sarei fermata ore ed ore. Lui, con quella sua cadenza particolare, mi aveva letteralmente stregata con le storie sulle sue conserve; trattava quei barattoli come fossero sui figli, e ne descriveva ogni singolo aspetto, ognuno aveva la propria peculiarità, tutti con un carattere diverso e una missione speciale.

Confesso che, molto probabilmente, se si fosse messo a descrivermi i processi produttivi con i suoi aiutanti topolini del bosco di rovo ….  avrei creduto anche a quello … tanto ero entrata nel suo mondo!

Non ricordo bene quanto tempo abbia passato lì dentro, so solo che alla fine ne sono uscita con la testa tra le nuvole e la borsa resa pesante da due vasetti pieni di frutti rossi!!!

n.b: la ricetta di questa semplice ma squisita torta sta facendo strage di cuori; all’inizio fu Barbara ad esserne folgorata, ma io l’ho incontrata per la prima volta da Laura ( quasi naturale andare da lei, che con quei frutti condivide radici e origini)! Della sua versione non ho cambiato quasi nulla, tranne l’utilizzo della mia ricotta di mandorle in alternativa alla normale ricotta, e la sostituzione dei gelsi con i frutti rossi sciroppati …. ma giuro che appena mi capitano sotto tiro, replico subito!!!

dairy free cakeTorta di ricotta di mandorle e frutti di bosco sciroppati

Ingredienti ( per uno stampo da 22 cm di diametro ):

  • 240 gr di farina 0
  • 150 gr di zucchero di canna
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • 3 uova ( biologiche o da allevamento fidato)
  • 330 gr di ricotta vegetale di mandorle
  • scorza grattugiata di 1 limone
  • 150 gr di olio di girasole ( meglio se biologico e spremuto a freddo )
  • 180 gr di frutti di bosco sciroppati ( scolati dal liquido di conserva )

Iniziate con il setacciare la farina e il lievito in una ciotola capiente, unite poi lo zucchero e mescolate bene. In un’altra ciotola rompete le uova, sbattetele appena con una frusta, poi, continuando a mescolare, unite l’ olio, la ricotta ( precedentemente lavorata con una forchetta, giusto per renderla un po’ più cremosa ) e la scorza del limone. Amalgamate bene il tutto e poi unite il tutto con il resto degli ingredienti secchi. Mescolate bene con la frusta, fino a non aver più grumi, poi aggiungete poco più di metà dei frutti di bosco e, con un cucchiaio o lecca pentole, mescolate delicatamente il composto. Trasferite il tutto in uno stampo a cerniera, precedentemente oliato ed infarinato, e distribuite i restanti frutti di bosco in superficie. Cuocete il vostro dolce per circa 50 minuti a 160° ( modalità statico); abbiate cura di fare la consueta prova stecchino per verificare l’effettiva cottura, e se tendesse a colorire troppo in superficie, copritelo con un foglio di carta forno.

Una volta che la torta sarà cotta, sfornatela, lasciatela intiepidire, poi estraetela dallo stampo e fatela raffreddare sopra una griglia. Una fetta di questa torta, leggermente compatta ma morbidissima, è un ottimo modo per iniziare la giornata o spezzare la fame verso l’ora di merenda!!! 

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Insalata aromatica di riso venere e asparagi.

asparagiQuesto è stato forse il primo vero fine settimana estivo.

La prima volta al mare … che come tutte le prime volte è sempre speciale. Arrivi presto, la spiaggia è vuota, ti scegli l’angolo preferito, distendi il tuo corpo ( ancora sui toni del “candido” ) sopra il telo, tiri fuori dallo zaino il libro che leggerai tra un attimo, togli gli occhiali, chiudi gli occhi e, mentre ascolti il rumore delle onde sulla battigia, inizi a raccogliere tutto il caldo tepore dei raggi del sole … modalità ricarica attivata!

Poi con il passare delle ore il chiacchericcio attorno aumenta, in proporzione al numero di teli colorati e visi più o meno noti. Alzi lo sguardo perché qualcuno ti ha chiamata, sorridi … è bello rivedere vecchi amici, quelli che conosci da una vita, ma che per lo più puoi frequentare unicamente quando le temperature sono elevate!

asparagiPassi la giornata così, senza far nulla di particolarmente movimentato, nemmeno un grande nuotata, visto che l’acqua è ancora parecchio fredda ( e io mooolto freddolosa ), al massimo un movimento ondulatorio delle gambe che giocano a fare schizzi con la superficie del mare … retaggi da bimba che son duri a morire.

Con calma il rientro, gustandosi tutta la strada; percorso breve ma di lunghissima durata … quando si è tranquilli e rilassati si tende a parlare anche con lo sconosciuto che ti passa di fianco … un metro due chiacchere, altro metro tre chiacchere e via discorrendo.

E, benché la giornata mondiale della lentezza debba ancora arrivare, imperterrita continui con questo ritmo; doccia, giusto due cose da sbrigare e, infine, dedicarsi a preparare la cena … per non sapere l’ora basta non alzare lo sguardo sopra la porta, il timer, invece, lo metto direttamente nel cassetto, e visto che questo riso fresco e profumato deve riposare un po’, ci scappa pure un aperitivo casereccio!

n.b : ricetta di quelle fatte seguendo gusto, momento e … asparagi da cucinare entro breve! Una cosa sola, negli ingredienti ho messo “olio al peperoncino“, e con ciò intendo unicamente un peperoncino fresco, tritato e lasciato in infusione in olio evo! Nel caso non abbiate il riso Venere, potete utilizzare altre varietà di riso, il sapore ovvio non sarà lo stesso, ma potrete comunque aggiungere, togliere o cambiare aromi e spezie.

insalata di riso venere e asparagiInsalata aromatica di riso venere e asparagi, con erbe fresche e zenzero

Ingredienti ( dosi per 4 persone):

  • 700 gr di asparagi
  • 200 gr di riso Venere biologico
  • 2-3 cm di radice di zenzero fresco
  • 1 cipollotto ( o 2 se piccoli )
  • 1 cipolla
  • 1 ciuffo di prezzemolo fresco
  • 1-2 rametti di basilico
  • 5-6 foglie di menta fresca
  • 1 cucchiaino di olio al peperoncino
  • 4 chiodi di garofano
  • 1-2 foglie d’alloro
  • q.b di olio evo (per me il solito pugliese)
  • q.b di sale fino integrale
  • 1 presa di sale grosso integrale
  • 1/2 limone non trattato

Iniziate pulendo gli asparagi, tagliate la parte finale più fibrosa e le punte e mettete entrambi da parte. Tagliate il resto dei gambi in pezzi non troppo piccoli, mettete una pentola con abbondante acqua sul fuoco e aspettate il bollore. Una volta preso il bollore aggiungete una presa di sale grosso e tuffate gli asparagi, scottateli per circa 5 minuti poi, con un colino forato scolateli e subito passateli sotto l’acqua fredda ( così da fissare bene il loro colore) e metteteli da parte; ripetete l’operazione per le punte, cuocendole però solo per 3 minuti. Nella stessa acqua tuffate ora la parte finale degli asparagi, i gambi di prezzemolo e basilico, la cipolla mondata e infilzata con i chiodi di garofano, l’alloro e il riso. Cuocete a fiamma medio bassa per circa 30 minuti, cercando però di mantenere il riso abbastanza al dente, poi scolate il tutto e passate velocemente il riso sotto un getto di acqua fredda, eliminando la cipolla, i gambi di asparagi, prezzemolo e basilico e l’alloro. Prendete ora una manciata di asparagi, prelevandola da quelli tagliati a pezzetti, unite le foglie di menta, la scorza e il succo del limone, un pizzo di sale fino, un filo d’olio e, con un frullatore ad immersione, riducete il tutto in crema, aggiungendo altro olio nel caso, fino ad ottenere una consistenza vellutata ed omogenea. Poi mettete un’ampia padella sul fuoco, aggiungete l’olio al peperoncino, lo zenzero pelato e grattugiato, il cipollotto tagliato a rondelle, fate imbiondire per qualche istante e aggiungete subito il riso, gli asparagi rimasti e le punte, saltate, mescolando bene, per pochi minuti. Infine togliete dal fuoco, aggiungete 2-3 cucchiai abbondanti della crema appena preparata ( quella che avanza la potrete gustare anche semplicemente spalmata sopra una fetta di pane integrale ), il prezzemolo e basilico tritati grossolanamente e mescolate bene, assaggiate e nel caso aggiustate di sale.

Lasciate riposare la vostra insalata per almeno 15 minuti prima di servirla, infine aggiungete qualche altra fogliolina di prezzemolo e basilico, un filo d’olio a crudo e portatela in tavola; da gustare sia tiepida che fredda, accompagnando il tutto con un buon bicchiere di vino bianco! 

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Pie alle fragole e mele con brisée all’olio

strawberry Negli scorsi giorni ho praticato l’arte della formica … quell’arte che mi piace tanto, perdura costante nell’arco di tutto l’anno, ma dal periodo primaverile fino al termine dell’estate subisce un picco ascensionale di netta rilevanza.

E scusatemi se ancora una volta ho dato buca per una settimana ( ormai anche facebook mi fa sentire in colpa con le sue frasine odiose del tipo … “è da più di 10 giorni che nessuno ha tue notizie” … brutta str….. sottintendo io!!! ), ma pensavo non fosse di gran notizia farvi vedere chili di baccelli sbucciati e pelati, sacchettate di piselli da sgranare, sbollentare e poi congelare o invasettare e gli asparagi da pulire, sbollentare pure loro e conservarli in barattolo … e mannaggia alla miseria che quest’anno la stagione dei carciofi non è stata particolarmente rigogliosa, altrimenti mi sarei chinata nuovamente sopra una cassetta gigante da mettere poi sott’olio; e ad ogni modo tutto ciò da fare sull’attimo, altro che carpe diem … a dispetto delle onnipresenti zucchine queste verdure durano meno di un soffio di vento; quindi appena le vedi nel momento del massimo splendore, agguantale subito e mettiti al lavoro!

Ovvio che ho cucinato in questi giorni, anche se in tutta onestà dopo questi lavoretti da “santa pazienza” la voglia di metter su padelle era ridotta al minimo, ma tranne un primo esperimento di dolci tipici abruzzesi, venuto certo buono ma decisamente poco chic e presentabile all’aspetto (ma promesso che al più presto continuerò ad esercitarmi), nulla di quello che ho preparato e mangiato mi ha fatto venir voglia di esser condiviso o quanto meno raccontato (forse funziono male e non dovrei esser così … ma che ci posso fare?!).

strawberry and apple vegan pieE poi, pochi giorni fa, sono arrivate tra le miei mani le prime fragole succose e dolci al punto giusto. Un incontro non programmato, avvenuto dopo una camminata  tra le colline e un saluto improvvisato ad amici (che ringrazio ovviamente 🙂 ) dal quale sono uscita fuori con una consistente dose di fragole tra le mie braccia. Sempre con la modalità formica in attivo ne ho destinato una buona parte da preparare in confettura, ma il resto (e non era poco) l’ho riservato per un dolce che avevo in mente da un po’ … almeno da quando, dopo tanto girovagare, sono riuscita a trovare quella teglia dal bordo “smerlettato” che fa tanto “bey-bye, Miss American Pie” … o Nonna Papera … quello che preferite! Insomma, da lì alla Pie di fragole alla mia maniera, il passo è stato breve!!!

n.b: Con questa brisée all’olio mi sto trovando molto  bene da diverso tempo e in diverse occasioni, sia dolci che salate; qui ho fatto minime modifiche, ma la ricetta originale arriva da lei (e certo non servono presentazioni!). Per il ripieno  ho utilizzato anche le mele un po’ per ( brutalmente) toglierle di mezzo, e un po’ perché volevo un frutto capace di contrastare la leggera acidità delle fragole (e a disposizione avevo quello), dal momento che non ho praticamente aggiunto altre note dolci che quello proveniente dalla frutta. Potete comunque optare per le sole fragole, magari aggiungendo un cucchiaio di farina in più e magari qualche cucchiaio di miele o altro zucchero. Vi posso però garantire che la dolcezza davvero non vi mancherà in questo dolce, e il gusto delle fragole, pur essendo cotte, sarà ancora bello vivo e predominante.

strawberry and apple vegan piePie alle fragole e mele con brisée all’olio

Ingredienti ( per uno stampo da 27 cm ):

  • Per la pasta brisée:
  • 400 gr di farina tipo 1
  • 100 ml di olio evo ( dal gusto delicato o anche olio di girasole biologico spremuto a freddo)
  • 160 ml di Marsala secco
  • 1 cucchiaio abbondante di miele millefiori (meglio biologico)
  • scorza grattugiata di 1 limone
  • Per il ripieno:
  • 500 gr di fragole (già pulite e mondate)
  • 2 mele golden
  • 2 cucchiai di cocco grattugiato
  • 1 pezzetto di zenzero fresco da 3 cm circa
  • 1 cucchiaio di succo di limone
  • Per servire:
  • 3-4 cucchiai abbondanti di sciroppo d’acero (biologico)
  • q.b. di foglie di menta fresca (facoltativo)

Iniziate con il preparare la brisée. In una ciotola capiente setacciate la farina, fate un buco al centro e unite l’olio, nel quale avrete prima mescolato, amalgamando bene, il miele, il vino e la scorza di limone. Impastate il tutto prima con una forchetta e poi con le mani, spostandovi sopra un piano di lavoro, fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo. Fate una palla, appiattitela un po’ e mettetela dentro una ciotola coperta. Fate riposare il tutto in frigo per circa 1 ora e nel frattempo preparate il ripieno. Tagliate le fragole più grosse in 4 e quelle più piccole a metà, mettetele in una ciotola e unite le mele tagliate finemente, private solo del torsolo ma non della buccia, lo zenzero pelato e grattugiato, il cocco e il succo di limone ( tanto basta per non far ossidare la frutta), mescolate delicatamente e mettete da parte. Ora riprendete la pasta, ricavatene un pezzo poco superiore alla metà e stendetelo in un disco con spessore di circa 3 mm ( e comunque più grande del vostro stampo). Foderate il vostro stampo, precedentemente unto con un filo d’olio, con la pasta facendo debordare l’eccesso dai bordi, fate aderire bene l’impasto sul fondo e sulle pareti e rimettete il tutto in frigo mentre procedete nel resto. Prendete la pasta rimasta, stendete con il mattarello anche quest’ultima e, con un coltello affilato o un taglia pizza, ricavatene delle strisce nel senso della lunghezza e il più regolari possibili. Riprendete ora la teglia in frigo, mettete all’interno il ripieno di frutta, distribuendolo in modo uniforme, mettete le strisce sopra a creare un intreccio, poi tagliate con un coltello affilato l’eccesso di pasta e sigillate i bordi facendo pressione con le dita ( o con il dorso di una forchetta se preferite). Cuocete la torta per circa 25-30 minuti a 180°-170°. Una volta cotta sfornatela e, ancora calda, versatevi sopra lo sciroppo d’acero, avendo cura di spennellare bene le strisce di pasta con l’aiuto di un pennello e di distribuirlo in modo uniforme. Servite la vostra torta ancora tiepida con qualche fogliolina di menta.

Essendo un dolce così semplice si presta benissimo per una colazione o per una merenda, ma per un dopo pranzo speciale si potrebbe optare anche per l’aggiunta di una soffice pallina di gelato o yogurt!!! Unica pecca, come tutti i dolci in cui è presente la frutta fresca, è velocemente deteriorabile, 3-4 giorni di stato ottimale … ma non credo vi porrete tali problemi!!!

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Gözleme di borragine, bieta e primosale di capra

Gozleme di borragine, bieta e primo sale di capraCosì per il secondo anno di seguito la sacralità della gita fuori porta ( o fuori giardino) vira pericolosamente in senso opposto. Primo maggio con programmi da sfondi bucolici messi in atto dentro una scena a porte chiuse, uniche uscite per spostarsi da una casa all’altra, stivaloni anti pozzanghere, ombrello rosso gigante costantemente aperto e cammina sotto la pioggia …“i’m singing in the rain” …

Gran parte del tempo con la faccia appiccicata al vetro per scorgere il minimo diminuir delle precipitazioni … siamo sempre pronti per un cambio di scenografia! Sguardo languido ed insofferente (brutta cosa esser abituati a star sempre all’aria aperta); l’orto lasciato a metà in attesa che la terra si asciughi un pochino per poter metter a dimora le piccole piantine (ormai insofferenti pure loro di trovarsi negli spazi angusti dei semenzai) e l’erba del giardino più verde e brillante che mai.

borageGiornata di maggio, giornata balzana; vestiti pesanti che forse dovrebbero esser già stati accantonati nell’armadio, mani che sbucciano baccelli delle fave e altre che si prestano a rendere caldi altre pietanze … perché mica ci schifa sentire un po’ di tepore in più; insalate di erbe e fiori spontanei accompagnano fagottini di pasta dalle turche origini, ripieni d’erbe di campo, mangiati sì con le mani, ma comodamente seduti attorno ad un tavolo

beetroot leavesn.b: per la ricetta devo ringraziare la bravissima Virginia; una di quelle ricette che “viste, prese e fatte subito“!!! Come al solito ho fatto alcune modifiche seguendo il mio gusto e la materia a disposizione (forse ultime foglie di barbabietola rossa e borragine in stato ottimale), ma anche la sua versione di feta e spinaci credo debba essere comunque provata! Come liquido dell’impasto ho utilizzato l’acqua di cottura della verdura ( potete ovviamente fare con normalissima acqua, ma a me spiaceva troppo perdermi tutto quel sapore) e nel ripieno ho messo un primosale di capra ( fatto da una ragazza che alleva le sue caprette nelle colline vicine) facilmente sostituibile con qualsiasi altro formaggio fresco ( più o meno saporito) ma comunque compatto e abbastanza asciutto. Qui, come si può notare, sono in versione “completa” ma, avendoli fatti anche per me, posso confermare che anche senza formaggio ( magari aggiungendo una manciata di pinoli in più ) risultano comunque buonissimi!

dumplings with borage, beet and goat cheeseGözleme di grano duro ripieni di borragine, bieta e primo sale di capra

Ingredienti (dosi per 3-4 persone):

  • Per l’impasto:
  • 150 gr di farina tipo 0
  • 50 gr di semola di grano duro + q.b. di supporto
  • 120 ml (circa) di liquido di cottura delle verdure (o acqua a temperatura ambiente e in questo caso 1 pizzico di sale)
  • Per il ripieno:
  • 200 gr di borragine (foglie tenere e fiori) pulita e mondata
  • 100 gr di bieta ( foglie e coste più tenere) già pulita e mondata
  • 200 gr di primosale di capra
  • 1 cucchiaio abbondante di pinoli ( precedentemente tostati)
  • 1/2 bacca di peperoncino fresco
  • 1 cipollotto fresco ( compresa la parte verde) non troppo grande
  • 1 cucchiaio di prezzemolo fresco tritato finemente
  • 3-4 cucchiai di olio evo
  • 1 cucchiaino di sale fino integrale

Iniziate preparando il ripieno. Pulita la borragine e la bieta tritate le foglie grossolanamente. In una padella ampia mettete l’olio, il cipollotto e il peperoncino tritati molto finemente e fate imbiondire il tutto aggiungendo il sale dopo circa 2 minuti. Aggiungete poi le verdure messe da parte e cuocete il tutto fino a che non le vedrete appassire, ci vorranno davvero pochi minuti. Lasciate restringere un po’ il liquido di cottura, poi fate scolare la verdura sopra un colino che avrete posto sopra una ciotola, per raccogliere così tutto il liquido; mettete da parte per far raffreddare. Una volta freddo passate alla preparazione dell’impasto. In una ciotola miscelate le due farine (precedentemente setacciate), fate un buco al centro, mettete il liquido ( non preoccupatevi del colore … una volta cotto si perderà quasi del tutto) e iniziate ad impastare, passando poi sopra un piano di lavoro poco infarinato, fino ad ottenere un impasto morbido, liscio ed omogeneo ( aggiungete se lo ritenete necessario altra acqua o farina). Fate la solita palla, mettetela nella ciotola coperta e fate riposare per circa 30 minuti a temperatura ambiente. Nel frattempo prendete le verdure scolate e miscelatele con il formaggio, prezzemolo, pinoli e i fiori di borragine, amalgamate il tutto e dividetelo in 8 porzioni. Una volta trascorso il tempo di riposo dividete l’impasto in otto palline ( il più possibile di ugual peso). Stendete con il mattarello ciascuna pallina in un cerchio-ovale sottile, mettete al centro il ripieno, spennellate i bordi con un velo d’acqua fredda e richiudete a libro, facendo attenzione a sigillare bene la pasta. Cuocete poi i vostri gözleme su un’ampia padella (meglio se antiaderente), che avrete fatto scaldare su fiamma vivace, per circa 3-4 minuti per lato.

Servite i gözleme ancora caldi, ma non bollenti. Si conservano bene anche il giorno dopo, basta una leggere riscaldata. Si possono servire da aperitivo, come secondo o piatto unico (e volendo anche in versione più grande … tipo piadina) con un contorno di verdure di stagione, oppure messi in un sacchettino e portati con se nelle giornate di lavoro.