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Pan brioche salato ai cachi e rosmarino

Persimon rosemary briocheAvvicinandosi all’albero di cachi fai attenzione a dove metti i piedi … in mezzo ai fili d’erba ve ne sono molti già caduti e ridotti in poltiglia.

Quando sali sopra l’albero, ti intrufoli tra rami e foglie, raccogli i frutti lanciandoli con garbo a chi resta sotto, fai vari giri di perlustrazione per non lasciarne nemmeno uno … i corvi, arrivati prima di te, hanno già fatto un lauto banchetto! Poi, prima di spostare la scala su altri rami, aspetti un attimo; godersi il tramonto da quell’altezza non è cosa da poco.

persimonSe poi, una volta tornata con i piedi per terra, qualcuno ti chiama sotto l’albero per farti vedere un chiaro esempio di ineluttabilità della natura, tu rimani lì ferma, basita e meravigliata. Quel ramo tagliato da una precedente potatura, e rimasto incastrato nella chioma, ha trovato il modo di rimanere in vita appiccicandosi tra l’incrocio di altri due rami, quasi fosse un innesto spontaneo e naturale. E’ strano, ma rendersi conto di quanto, talvolta, poca influenza abbia l’uomo sull’ambiente circostante, quasi mi rasserena.

collOrmai è già buio quando una cassetta colma di cachi viene caricata nella mia macchina: < Ora voglio vedere cosa combini! > … sguardi, sorrisi ma la sfida nella mia testa ha già assunto le pieghe di un morbido e profumato pane.

n.b: per la ricetta mi sono fatta ispirare da quella di Marianna di qualche anno fa ( era così bella che mi è rimasta scolpita in testa) virando però verso il lato salato e aromatico della medaglia.

pan brioche salato ai cachi e rosmarinoPan brioche salato ai cachi e rosmarino

Ingredienti ( dosi per 1 stampo da plumcake) :

  • 500 gr di farina di farro ( più altra di supporto)
  • 150 gr di pasta madre (rinfrescata e attiva)
  • 225 gr di polpa di cachi
  • 80 ml di latte d’avena (non zuccherato) tiepido
  • 50 ml d’olio evo
  • 1 uovo
  • 2 cucchiaini rasi di sale
  • 1 cucchiaino di rosmarino fresco tritato finemente
  • Per guarnire:
  • 1 tuorlo d’uovo
  • 1 cucchiaio di latte d’avena
  • q.b. di semi di sesamo

Come prima cosa riducete la polpa di cachi in purea amalgamandola con il rosmarino tritato. Nel frattempo in una ciotola sciogliete la pasta madre nel latte, mescolate e aggiungete poi la farina, iniziando ad impastare prima con un cucchiaio di legno e poi con le mani. A metà impasto aggiungete la purea di cachi poi gradualmente il sale, l’uovo, l’olio e continuate ad impastare finché non avrete ottenuto un composto omogeneo, anche se molto morbido e ancora un po’ appiccicoso. Fate lievitare l’impasto nella ciotola, leggermente unta e coperta, per circa 5-6 ore o almeno fino a raddoppio del volume. Rovesciate quindi l’impasto su un tagliere infarinato, dividetelo in tre parti di ugual peso. Fate con ciascuna un giro di pieghe laterali e formate dei filoncini, intrecciateli rincalzando verso il basso i due capi e ponetelo delicatamente nello stampo da plumcake precedentemente oliato. Lasciatelo riposare così, coperto, per un’altra oretta circa, almeno fino al raddoppio del volume, poi spennellate la superficie con il tuorlo e il latte, precedentemente amalgamati, cospargete di semi di sesamo e infornate a 180° per circa 60 minuti.

Una volta cotto estraete il pane dallo stampo e lasciatelo raffreddare sopra una griglia nel forno aperto ancora tiepido. Servite il vostro pane in un occasione speciale, per un brunch di qualche domenica mattina oppure per un aperitivo nel fine settimana, tagliato a fette e appena rimesso in forno, accompagnandolo con qualche salume saporito ( magari del buon lardo di Colonnata) o del buon formaggio filante.

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Biscotti mandarini e Ratafià.

Biscotti (vegan) ai mandarini e RatafiàFine settimana passato tra vento e pioggia, fuori dalla finestra tutto si muove e il rumore delle onde che si frange sulla scogliera fa da ritmo incalzante a questa danza. Guardo il mio amico pettirosso che si ripara sotto la tettoia e sento la primavera arrivare a passi da gigante anche se in questo istante c’è un inverno che sembra fare un ultimo capolino dalle nuvole, un’ultima spolverata di neve sopra un verde rigoglioso e brillante.

Negli ultimi giorni in mezzo ai boschi la natura attorno sembrava soffrire di bipolarità! Se da una parte l’occhio destro aguzzava la vista per scovare asparagi selvatici in crescita avanzata (anzi, quelli rimasti dalla precedente raccolta), quello sinistro si imbatteva in funghi grassottelli e allettanti … roba da far diventare strabici!

Se già ora riesco a mettere fiori colorati nelle insalate, i cipollotti freschi si sono tuffati nella ciotola dei carciofi già da qualche settimana, a cena si mangiano sgabei bollenti con montagne d’erbi e tra i campi vedo fave e piselli alti come alberi … quando arriverà maggio sarò forse obbligata a consumare dell’anguria e le fragole mi saranno già venute a noia?!

Biscotti (all'olio) mandarini e RatafiàCome una sorta di saluto a questo inverno mai arrivato in fondo a se stesso preparo biscotti speciali. Nell’impasto aggiungo una nota di dolce liquore, forse servirà a far pace con questa primavera prepotente; su ogni biscotto metto una fetta di agrume per ricordargli di restare attaccato ancora per tanto alle cime più alte delle montagne, loro così bisognose di quel manto bianco perenne, e tutto ciò che resta sotto indivisibile da quel filo d’acqua che corre a valle. Nel formarli li modello come fossero piccoli soli, tentativo per chiedere clemenza durante i mesi più caldi, poi una volta sfornati, mi siedo comoda, aspetto che tutto si raffreddi e faccio come i bambini …

” quando chiedo qualcosa trascinano l’ultima sillaba; sembra quasi lo materializzino il punto interrogativo. Però è un punto interrogativo strano, si dilata, A loro non interesse sentire la spiegazione, stirano l’interrogativo per accogliere una risposta, una qualunque, per loro una risposta è sempre un’avventura.”

n.b: la ricetta che mi ha guidata è stata quella di Ileana. L’ho modificata davvero poco, agrumi diversi e un tocco dolce di liquore, tanto dolce che già  da solo appaga la voglia zuccherina di ogni morso. Un liquore speciale arrivatomi mesi fa in un pacco che profumava di abruzzo, arrivava da Roma e procedeva di lato come i gamberi!!!

Mandarins biscuitsBiscotti (all’olio) mandarini e Ratafià

Ingredienti (dosi per circa 30 biscotti):

  • 250 gr di farina 0
  • 60 gr di olio evo delicato (per me ligure) oppure olio di girasole spremuto a freddo
  • 50 gr di sciroppo d’agave
  • 2 cucchiai di Ratafià d’amarene
  • 8 cucchiai di acqua
  • 5 mandarini (di provenienza certa e sicura)
  • scorza grattugiata di 1/2 arancia
  • scorza grattugiata di 1/2 limone
  • 1 pizzico di sale
  • 1/4 di cucchiaino di lievito in polvere
  • q.b di zucchero di canna

Iniziate tagliando i mandarini in fette il più sottili possibile, mettetele sopra un foglio di carta assorbente (per togliere il succo in eccesso) e teneteli da parte. Procedete nella preparazione dell’impasto. In una ciotola miscelate la farina e il lievito setacciati, fate un buco al centro e unite il resto degli ingredienti. Iniziate a mescolare con una forchetta e poi passate alle mani, spostandovi sopra un piano di lavoro. Impastate velocemente ( nel caso servisse aggiungete altra farina o acqua), formate la solita palla, avvolgetela in fogli di carta forno, appiattitela leggermente e lasciatela in frigo per almeno 30 minuti. Una volta pronta, stendetela e ricavate i biscotti della forma che preferite ( io ho usato uno stampo di circa 5 cm di diametro). Adagiate i biscotti sopra una teglia con carta forno, su ognuno mettete una fetta di agrume, pressate un po’ e rimettete in frigo per circa 10 minuti. Nel frattempo accendete il forno a 180° circa e, una volta in temperatura, tirate fuori i biscotti dal frigo, spolverateli con un pizzico di zucchero di canna e infornateli. Lasciateli cuocere per 15 minuti circa, o almeno fino a doratura, e una cotti sfornateli e lasciateli raffreddare sopra una griglia.

Questi biscotti sono ottimi per una pausa pomeridiana, con una buona tazza di tè, oppure come un assaggio di dolce a fine pasto. L’unico piccolo inconveniente è la conservazione; le fette di mandarini tendono a rilasciare molta umidità, quindi vi consiglio di consumarli in fretta, al massimo 2-3 giorni … ma credo non sarà un sacrificio così enorme!

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Ribollita e nostalgia.

Ribollita toscanaLa prima volta che ho visto cucinare la Ribollita mi trovavo in Mugello, in quelle colline che diventano subito montagna.

La cucina era quella di un antico casale delle zone, perso nel verde e lontano da ogni centro abitato … per noi, studenti di allora, era un posto magico, dove amavamo talvolta rifugiarci nei fine settimana, soprattutto quando la città non aveva gran che da offrire o il nostro lato hippie-country era più marcato del solito!!!

In quelle occasioni la cucina rallentava i ritmi e ci riportava indietro nel tempo; l’enorme camino perennemente acceso, stufa economica, piani di lavoro in legno e pietra serena e un lungo tavolo in legno al centro della stanza … tutti elementi che influenzavano e regolavano le preparazioni culinarie, come se fossero loro e il luogo circostante a decidere ed ispirare i pranzi delle giornate.

Fu in uno di quei giorni che vidi preparare la zuppa toscana per eccellenza, sopra quella stufa economica e con vecchie ed enormi pentole in coccio … quasi una magia che si compì di fronte ai miei occhi. Una giornata intera spesa nel pulire verdure, curare la cottura dei fagioli, e poi ancora cuocere, rimpolpare di legna il fuoco della stufa, aggiungere il pane raffermo e poi aspettare il giusto tempo di riposo.

Una minestra che amo ma cucino pochissimo; una magia che di rado affronto, non tanto per la lunga preparazione quanto per quel pizzico di nostalgia che si insinua prepotentemente nelle mie vene, ma che talvolta mi attrae più che un’ape verso il fiore.

Tuscan soupEbbene la forza di attrazione questo fine settimana ha prevalso sia sulla mia giornata libera che sulla vena nostalgica da tenere a bada! Con il dovuto rispetto verso quella ricetta e quella cucina ho cercato di replicare gli stessi movimenti, tempistiche, ingredienti e proporzioni. Conscia del fatto che i piatti tipici di un territorio eseguite altrove non hanno mai lo stesso sapore, mi ci sono dedicata con quanto più amore possibile, ho trafugato nella memoria e mai abbandonato del tutto quei grossi pentoloni al fuoco.

Il risultato finale era di considerevole quantità (ma i commensali erano numerosi) e il timore che ne avanzasse per settimane era dietro l’angolo ma, nonostante non fossero pentole in coccio e la stufa non economica, quando a fine serata non ne rimase che qualche mestolo, la conferma di aver fatto un buon lavoro ha fatto breccia nella mia testolina e un sorriso mi si è stampato sulla faccia.

n.b: non trovandomi più a Firenze mi è risultato difficile reperire certi ingredienti, che ho dovuto sostituire o eludere totalmente. Al posto del pane toscano ho optato per un pane non troppo sapido, ma comunque a lievitazione naturale e cotto a legna; stessa cosa per i fagioli zolfini, rimpiazzati da normali cannellini; del pepolino invece nessuna traccia, e non mi sono azzardata a sostituirlo con il timo delle nostre coste o erba aromatica … abbondanza di pepe e una punta di peperoncino in polvere ad inizio cottura. Ho sostituito invece il concentrato di pomodoro con qualche pelato fatto in casa, ma solo per gusti personali.

Ribollita toscanaLa Ribollita (non in) Toscana

Ingredienti (dosi per 15 persone):

  • Per i fagioli:
  • 600 gr di fagioli cannellini
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 foglia d’alloro
  • 1 scalogno
  • 4 chiodi di garofano
  • 1 costa di sedano
  • Per la minestra:
  • 2 mazzi di cavolo nero
  • 1 cavolo verza
  • 1 cipolla
  • 2 coste di sedano
  • 2 carote
  • 1 porro
  • 1-2 pomodori pelati
  • 400-500 gr (circa) di pane raffermo
  • 1 punta di coltello di peperoncino in polvere
  • q.b. di olio evo toscano
  • q.b. di sale grosso integrale
  • q.b. di pepe in grani

Iniziate la sera prima mettendo in ammollo i fagioli per tutta la notte ( almeno 10-12 ore). Il giorno seguente scolateli dall’acqua di ammollo e metteteli in una pentola capiente con abbondante acqua (almeno 3 L), l’aglio privo della buccia, lo scalogno spellato e infilzato con i chiodi di garofano, il sedano e l’alloro. Accendete il fuoco a fiamma moderata e calcolate circa 40 minuti di cottura dal momento del bollore. Una volta cotti scolateli tenendo da parte l’acqua di cottura e passateli al passaverdura, lasciandone circa 3/4 interi. Passateli assieme all’aglio, aiutandovi con qualche mestolo d’acqua, poi uniteli nuovamente all’acqua di cottura e tenete da parte. Pulite e mondate accuratamente il resto delle verdure e prendete un’altra capiente pentola. Mettete sul fondo abbondante olio evo (giusto a coprire l’intero fondo della pentola), unite il peperoncino in polvere il porro e la cipolla tagliati a rondelle non troppo fini e accendete il fuoco a fiamma media. Lasciateli appassire qualche minuto poi unite i pelati leggermente schiacciati, carote e sedano tagliati a rondelle, un pizzico di sale e fate andare per qualche minuto. A questo punto unite i cavoli (comprese le coste) tagliati grossolanamente, fateli rosolare per qualche minuto, poi aggiungete il brodo con i fagioli passati. Unite un’altra presa di sale, abbassate la fiamma al minimo e lasciate cuocere il tutto per almeno 1 ora ( io, nel frattempo, metto sempre a cuocere un pentolino con del brodo vegetale, nel caso dovessi aggiungere altro liquido alla preparazione). A questo punto unite anche i fagioli interi lasciati da parte e continuate la cottura per altri 30 minuti. Una volta cotta la vostra minestra ( dovrà risultare abbastanza liquida) spegnete e lasciate riposare per un po’ (almeno il tempo che diventi tiepida). Prendete infine un’altra pentola capiente, coprite il fondo con delle fette di pane tagliate abbastanza sottili, copritele con mestoli della minestra e continuate a procedere così a strati ( senza troppa precisione), terminando con la minestra e, se necessario, aggiungendo qualche mestolo di brodo vegetale. Accendete il fuoco a fiamma dolce e fate cuocere fino a che il pane non sia completamente disfatto e il tutto risulti ben amalgamato, aggiungete poi del pepe macinato e aggiustate nel caso di sale.

Lasciate riposare la vostra Ribollita per almeno 30 minuti prima di servirla. Servitela calda ( ma è buona anche tiepida … ), riaccendendo il fuoco giusto per qualche minuto e portatela in tavola con un giro di buon olio a crudo e un’ultima spolverata di pepe. E come in tutti i casi di minestre e zuppe … più passano i giorni e più diventa buona!!!

 

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Polenta rossa, puntarelle saporite e che ne so io dell’amore!

Crispy beetroot polenta and savory chicoryArrivata fino ad ora, con relazioni più o meno importanti alle spalle, e dell’amore non ne so proprio nulla; o almeno, ho capito che non ne ho ancora capito un gran che … almeno del mio amore, e di ciò che penso che sia o debba essere.
L’unica cosa che mi è chiara è che sono quella dall’innamoramento facile, e se proprio dovessi dirla tutta ho la tendenza ad innamorarmi più delle idee e delle immagini riflesse che delle persone in sé.

beetrootMi innamoro di chi ha sogni in verticale, come gli scalatori che affrontano più loro stessi che la parete che hanno di fronte. Amo chi vede la vita sotto sopra, ma pur essendo a testa in giù, la loro visuale risulta più giusta di quello con i piedi per terra. Mi innamoro di sorrisi contagiosi, di occhi che sanno parlare e mani logore dal troppo lavoro. Mi batte il cuore se ascolto storie di avventure, raccontate a bassa voce, o di chi fa foto magiche e te le regala come fossero un segreto. Amo chi abbraccia gli alberi, sulla tavola non mette il telefono e chi legge un libro come se ci stesse cascando dentro. Senza remore mi innamoro alla sola vista di chi fa mestieri che vorrei tanto saper fare io, di chi viaggia senza fare il turista e di chi scopre ogni giorno un posto nuovo senza mai allontanarsi da casa. Amo chi non da niente per scontato, chi si prende cura di ciò che è banale e di chi con poco o nulla riesce comunque a regalarti una stella.

beetroot polentaMi innamoro di chi lotta contro il tempo, il vento e le previsioni nere. Casco tra le braccia di coloro che sanno ascoltare i silenzi e capire ciò che non viene detto. I miei occhi diventano due cuori se davanti ho chi si prende cura della terra e la difende come il bene più prezioso che ci resta. Amo chi non lascia sprechi dietro di sé e chi con resti di cene precedenti vorrebbe magari farti assaggiare un piatto che possa comunque regalarti un piccolo piacere.

n.b: questa ricetta è nata un po’ per caso … uno spunto preso da un giornale, della polenta rimasta dal pasto precedente ( quindi ormai fredda ma non compatta come il marmo … ) e delle puntarelle che mi hanno portato subito tra la città capitolina! E se non è sempre vero che gli opposti si attraggono, questa volta la polenta dolce, fuori croccante e morbida dentro, si è unita all’amarognolo delle puntarelle come nessun’altra coppia collaudata da anni avrebbe potuto fare!!!

chicoryMedaglioni croccanti di polenta rossa e puntarelle (quasi) alla romana

Ingredienti ( dosi per 6 persone):

  • Per la polenta rossa:
  • 600 gr di polenta cotta
  • 350 gr (circa) di barbabietola cotta ( io cotta al cartoccio ma potete comprare già quelle precotte)
  • 50 ml di olio evo ( per me ligure)
  • 1 pezzetto di zenzero fresco
  • 1/2 peperoncino privato dei semi
  • 1 foglia di alloro
  • 1 rametto di timo
  • 1 scalogno
  • Per le puntarelle:
  • 1 cespo non troppo grande di puntarelle
  • 2-3 filetti d’acciuga ( dissalati)
  • 1/4 di spicchio d’aglio ( potete anche abbondare se volete)
  • q.b. di olio evo ( ligure)
  • Per guarnire:
  • q.b. di maggiorana fresca
  • q.b. di polvere d’arancia essiccata (facoltativo)

Come prima cosa mettete a scaldare l’olio in un pentolino, aggiungete peperoncino, scalogno, zenzero e erbe aromatiche, e fate andare fiamma molto dolce per circa 3 minuti ( non deve mai friggere). Poi spegnete e tenete da parte. Frullate la barbabietola in crema ( io non l’ho fatto ma volendo si può ulteriormente passarla al colino), unitela alla polenta e all’olio filtrato, preparato in precedenza e mescolate bene in modo che tutto risulti omogeneo. Distribuite il composto in una teglia rivestita di carta forno, livellate il tutto ( meglio non superare uno spessore di 3 cm), coprite con altra carta forno, mettete sopra una teglia leggermente più piccola con un peso sopra ( io ho usato dei ceci secchi) e lasciate in frigo almeno 1 ora ( ma potete anche farlo il giorno prima). Nel frattempo pulite e mondate le puntarelle, tagliatele sottilmente nel senso della lunghezza e mettetele in una ciotola. In un mortaio pestate le acciughe e l’aglio, e unite tanto olio quanto serve a formare una salsina. Versatela poi sulle punterelle, mescolate bene e tenete da parte. Una volta pronta togliete la polenta dal frigo, rovesciatela sopra un tagliere e ricavate i vostri medaglioni ( con un coppapasta di circa 6 cm di diametro o se preferite dei quadrati con un coltello). Arrostiteli sopra un padella antiaderente ben calda (quasi rovente) per 2-3 minuti per lato, devo risultare ben croccanti fuori ma ancora morbidi all’interno. Infine servite i vostri medaglioni ancora caldi con sopra le puntarelle, aggiungete qualche fogliolina di maggiorana, una spolverata di polvere d’arancia e un ultimo filo d’olio.

In questo modo possono rivelarsi un ottimo antipasto, oppure uno sfizioso bocconcino da aperitivo se fatti più piccoli. Devo dire che, per la parte non problematica della famiglia, li ho fatti anche con la versione formaggiosa: al posto delle puntarelle un po’ con del feta sbriciolato e altri con della ricotta salata a scaglie sopra, rimessi in forno caldissimo giusto quanto servisse a far sciogliere un po’ il formaggio e poi serviti subito … Devo dire che anche questa opzione è piaciuta paracchio!!!

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Treccia dolce integrale alle castagne e noci.

Sourdough sweet bread with chestnuts jam and walnutsI miei capelli sono corti da così tanto tempo che devo sfogliare vecchi album fotografici per immaginarmi con una lunghezza che vada oltre i lobi delle orecchie. La voglia di tagliarseli sempre e la poca pazienza di gestire la loro crescita, mi ha confinato in questa strada del corto senza ritorno!

Ora, non fraintendetemi, mi prendo tutte le colpe e responsabilità di questo stato, l’unione (civile) tra me e la forbice è totalmente consensuale. Amo i capelli corti e li porto bene … insomma a praticità non ci sono paragoni, però …

Però mi mancano le lunghezze quando nei mesi freddi il mio collo è sottoposto al gelido spiffero ( e ringrazio in questo caso chi cuce per me sciarpe lunghe chilometri); quando, in caso di ritardo ad un appuntamento, la scusa “mi dovevo asciugare i capelli” non risulterebbe affatto credibile; quando nei momenti di necessità non puoi più usufruire di quello scudo “anti riconoscibilità portatile“, così indiscreto e quando nei minuti d’attesa non hai più nulla da metterti tra le dita ed avvitare come fosse un cavatappi!

Ma soprattutto ( e seriamente) più di ogni altra cosa, mi sono accorta che sono dei gesti a mancarmi maggiormente. Ogni tanto mi torna la nostalgia degli elastici tra le dita, l’alternarsi di piccoli movimenti senza che l’immagina riflessa sullo specchio mostri ciò che accade dietro la tua testa; mi manca il far scivolar fuori i capelli dal maglione dal collo alto appena indossato o spostarli dal mio viso che si è appena posato sul cuscino … giusto un attimo prima di cadere nel sonno. Mi mancano quei minuti trascorsi ad osservare l’eventuale (quanto temuta) presenza di doppi punte, messe così vicino al naso da far incrociare la vista.

E poi mi manca far le trecce, belle strette, perché almeno tutta la mattinata dovevano durare. Giochi di intrecci imparati da piccola, dopo tanta fatica. Evidentemente mi mancano talmente tanto spesso che mi sono ritrovata ad intrecciare qualsiasi cosa capiti sotto mano; un pezzo di carta rimasto sul tavolo di scrittura, un’etichetta staccata dalla bottiglia ormai vuota, gli scontrini rimasti nel portafoglio o i fili d’erba che trovo nei campi.

Ogni tanto, forse anche senza rifletterci troppo, ritrovo le mie mani ad intrecciare forme di pani. Impasti che, dopo aver trascorso ore di riposo e crescita, vengono divisi, arricchiti con una nota dolce per la colazione del giorno a venire, e poi intrecciati su se stessi … un insieme di nodi di cui solo io conosco la via verso l’uscita.

n.b: ricetta presa dal libro “Pasta Madre” di R. Astolfi. Ho fatto solo delle piccole modifiche su farina, zuccheri e scelto un ripieno diverso. Se desiderate un impasto molto soffice allora vi consiglio di utilizzare una percentuale maggiore di farina di grano tenero; così risulta certo soffice e morbida, ma resta ovviamente più compatta e rustica … a voi la scelta! La confettura di castagne è quella preparata qualche mese fa ( e anche qui siete  liberi di dar sfogo alla vostra fantasia per il ripieno) e le noci le ho messe perché sapete bene quanto ami quel croccantino in bocca!

Treccia dolce integrale con confettura di castagne e nociTreccia integrale (a lievitazione naturale) con confettura di castagne e noci

Ingredienti ( per una treccia grande):

  • Per l’impasto:
  • 150 gr di lievito naturale (già rinfrescato e attivo) idratato al 50%
  • 350 gr di farina integrale
  • 150 gr di farina di forza
  • 150 ml (circa) di latte d’avena tiepido
  • 80 ml di olio evo leggero ( per me ligure)
  • 2 cucchiai abbondanti di sciroppo d’acero
  • 1 uovo + 2 tuorli a temperatura ambiente
  • 1 cucchiaino di sale fino integrale
  • Per il ripieno:
  • 250 gr (circa) di confettura di castagne
  • 10 noci ( precedentemente sgusciate e tritate grossolanamente)
  • Per guarnire:
  • 1 tuorlo d’uovo
  • 2 cucchiai scarsi di latte d’avena
  • 1 cucchiaio raso di noci tritate ( tolte dalla quantità precedente)

Iniziate sciogliendo in una ciotola il lievito nel latte, poi unite le farine miscelate e setacciate, impastate brevemente. Coprite con un canovaccio e lasciate riposare per qualche minuto. Nel frattempo in una ciotolina sbattete le uova, unite a filo l’olio e continuate a sbattere. Aggiungete quindi il composto all’impasto, continuando ad impastare e a più riprese, unite anche il sale, lo sciroppo d’acero e continuate ad impastare ( nel caso servisse aggiungete altro latte o farina). Impastate a lungo fino ad ottenere un impasto morbido, ben incordato e liscio. Formate una palla e mettetela a lievitare in un recipiente coperto con un canovaccio umido e pulito, in un luogo tiepido per circa 6 ore ( deve raddoppiare di volume). Una volta lievitato, prendete l’impasto e stendetelo con le mani sopra un piano di lavoro leggermente infarinato, fate un giro di pieghe laterali, lasciate riposare e, con un mattarello, formate una sfoglia rettangolare con uno spessore di circa 1 cm. Ricoprite la sfoglia con la confettura di castagne, avendo cura di lasciare un bordo di circa 1 cm, e ricoprite di noci tritate. Poi arrotolate per il lato più lungo, formando un filone stretto e allungato. Con un coltello affilato e sottile tagliate il rotolo a metà per il lato lungo, lasciando unita il capo più alto. Distanziate le due parti e, mantenendo il lato tagliato verso l’alto, incrociatele formando una treccia. Unite, schiacciando, l’estremità finale e disponete la treccia su una teglia ricoperta di carta forno. Coprite e fate lievitare per altre 2 ore in un luogo tiepido. Infine spennellate con il tuorlo sbattuto insieme al latte e cuocete in forno già caldo a 180° per 30-40 minuti circa.

Una volta cotta la treccia trasferitela sopra una griglia e lasciatela raffreddare nel forno aperto. Una di queste morbidi e dolci fette potrà costituire una delle vostre colazioni, oppure una sana e robusta merenda … così o una golosa ulteriore aggiunte di confettura ( … o cioccolata per i più golosi!!!).

ps: chiedo scusa per le poche e mal riuscite foto, ma a tavola la reclamavano a gran voce!!!