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Polenta rossa, puntarelle saporite e che ne so io dell’amore!

Crispy beetroot polenta and savory chicoryArrivata fino ad ora, con relazioni più o meno importanti alle spalle, e dell’amore non ne so proprio nulla; o almeno, ho capito che non ne ho ancora capito un gran che … almeno del mio amore, e di ciò che penso che sia o debba essere.
L’unica cosa che mi è chiara è che sono quella dall’innamoramento facile, e se proprio dovessi dirla tutta ho la tendenza ad innamorarmi più delle idee e delle immagini riflesse che delle persone in sé.

beetrootMi innamoro di chi ha sogni in verticale, come gli scalatori che affrontano più loro stessi che la parete che hanno di fronte. Amo chi vede la vita sotto sopra, ma pur essendo a testa in giù, la loro visuale risulta più giusta di quello con i piedi per terra. Mi innamoro di sorrisi contagiosi, di occhi che sanno parlare e mani logore dal troppo lavoro. Mi batte il cuore se ascolto storie di avventure, raccontate a bassa voce, o di chi fa foto magiche e te le regala come fossero un segreto. Amo chi abbraccia gli alberi, sulla tavola non mette il telefono e chi legge un libro come se ci stesse cascando dentro. Senza remore mi innamoro alla sola vista di chi fa mestieri che vorrei tanto saper fare io, di chi viaggia senza fare il turista e di chi scopre ogni giorno un posto nuovo senza mai allontanarsi da casa. Amo chi non da niente per scontato, chi si prende cura di ciò che è banale e di chi con poco o nulla riesce comunque a regalarti una stella.

beetroot polentaMi innamoro di chi lotta contro il tempo, il vento e le previsioni nere. Casco tra le braccia di coloro che sanno ascoltare i silenzi e capire ciò che non viene detto. I miei occhi diventano due cuori se davanti ho chi si prende cura della terra e la difende come il bene più prezioso che ci resta. Amo chi non lascia sprechi dietro di sé e chi con resti di cene precedenti vorrebbe magari farti assaggiare un piatto che possa comunque regalarti un piccolo piacere.

n.b: questa ricetta è nata un po’ per caso … uno spunto preso da un giornale, della polenta rimasta dal pasto precedente ( quindi ormai fredda ma non compatta come il marmo … ) e delle puntarelle che mi hanno portato subito tra la città capitolina! E se non è sempre vero che gli opposti si attraggono, questa volta la polenta dolce, fuori croccante e morbida dentro, si è unita all’amarognolo delle puntarelle come nessun’altra coppia collaudata da anni avrebbe potuto fare!!!

chicoryMedaglioni croccanti di polenta rossa e puntarelle (quasi) alla romana

Ingredienti ( dosi per 6 persone):

  • Per la polenta rossa:
  • 600 gr di polenta cotta
  • 350 gr (circa) di barbabietola cotta ( io cotta al cartoccio ma potete comprare già quelle precotte)
  • 50 ml di olio evo ( per me ligure)
  • 1 pezzetto di zenzero fresco
  • 1/2 peperoncino privato dei semi
  • 1 foglia di alloro
  • 1 rametto di timo
  • 1 scalogno
  • Per le puntarelle:
  • 1 cespo non troppo grande di puntarelle
  • 2-3 filetti d’acciuga ( dissalati)
  • 1/4 di spicchio d’aglio ( potete anche abbondare se volete)
  • q.b. di olio evo ( ligure)
  • Per guarnire:
  • q.b. di maggiorana fresca
  • q.b. di polvere d’arancia essiccata (facoltativo)

Come prima cosa mettete a scaldare l’olio in un pentolino, aggiungete peperoncino, scalogno, zenzero e erbe aromatiche, e fate andare fiamma molto dolce per circa 3 minuti ( non deve mai friggere). Poi spegnete e tenete da parte. Frullate la barbabietola in crema ( io non l’ho fatto ma volendo si può ulteriormente passarla al colino), unitela alla polenta e all’olio filtrato, preparato in precedenza e mescolate bene in modo che tutto risulti omogeneo. Distribuite il composto in una teglia rivestita di carta forno, livellate il tutto ( meglio non superare uno spessore di 3 cm), coprite con altra carta forno, mettete sopra una teglia leggermente più piccola con un peso sopra ( io ho usato dei ceci secchi) e lasciate in frigo almeno 1 ora ( ma potete anche farlo il giorno prima). Nel frattempo pulite e mondate le puntarelle, tagliatele sottilmente nel senso della lunghezza e mettetele in una ciotola. In un mortaio pestate le acciughe e l’aglio, e unite tanto olio quanto serve a formare una salsina. Versatela poi sulle punterelle, mescolate bene e tenete da parte. Una volta pronta togliete la polenta dal frigo, rovesciatela sopra un tagliere e ricavate i vostri medaglioni ( con un coppapasta di circa 6 cm di diametro o se preferite dei quadrati con un coltello). Arrostiteli sopra un padella antiaderente ben calda (quasi rovente) per 2-3 minuti per lato, devo risultare ben croccanti fuori ma ancora morbidi all’interno. Infine servite i vostri medaglioni ancora caldi con sopra le puntarelle, aggiungete qualche fogliolina di maggiorana, una spolverata di polvere d’arancia e un ultimo filo d’olio.

In questo modo possono rivelarsi un ottimo antipasto, oppure uno sfizioso bocconcino da aperitivo se fatti più piccoli. Devo dire che, per la parte non problematica della famiglia, li ho fatti anche con la versione formaggiosa: al posto delle puntarelle un po’ con del feta sbriciolato e altri con della ricotta salata a scaglie sopra, rimessi in forno caldissimo giusto quanto servisse a far sciogliere un po’ il formaggio e poi serviti subito … Devo dire che anche questa opzione è piaciuta paracchio!!!

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Cracker semi integrali all’acqua con esubero di pasta madre.

Cracker semi integrali con esubero di pasta madreSi dice sempre “anche l’occhio vuole la sua parte“. Beh, per me si dovrebbe aggiungere che anche l’orecchio ne vuole una!

Quando mangio, ma soprattutto quando cucino ci sono rumori che adoro sentire, mi fanno venire il sorriso, mi evocano ricordi lontani, oppure mi fanno immaginare come sarà il sapore ancora prima di averlo gustato.

Adoro lo schiocco delle mele quando vengono morsicate, la caffettiera che borbotta la mattina, lo sfrigolio del fondo di cottura di una teglia appena uscita dal forno e quello del primo mestolo di brodo aggiunto al riso tostato. Il mio orecchio si avvicina alla crosta del pane caldo quando, capovolgendolo, viene battuto con la nocca per intuirne la cottura e cerco di stare in silenzio quando con la frusta monto le uova con lo zucchero … più ciotola, frusta e quantità di composto saranno grandi, più “vellutato” e pieno sarà il suono.

In ugual modo mi piace il rumore del pestello dentro il mortaio pieno di cose (erbe, odori o spezie che siano), il netto suono dei peperoni aperti con le mani e il borbottio delle marmellate giunte a cottura.

Cracker semi integrali con esubero di lievito madrePotrei continuare ancora per molto con questo elenco (aggiungendo anche molti suoni che non sopporto sentire) ma mi fermo con un ultimo suono; un “crik-crok” di cose fragranti messe tra i denti, uno “sgranocchio” che in questi ultimi periodi si fa sentire spesso nella mia cucina (soprattutto da quando il lievito madre ha iniziato ad essere bello vivo e combattivo); uno schiocco deciso ed inconfondibile, amato da tutti e richiesto spesso in questa casa. Un suono che ti mette buon umore e che, una volta passato, sei subito pronta a risentire. E sì perché questi cracker ti mettono all’istante in modalità da aperitivo, uno stato di svago o semplice “bene ora stacco per un attimo la spina e al diavolo tutto il resto!!! “.

N.B. : questi cracker sono stati fatti con l’esubero di pasta madre proprio per non doverlo buttare via. Nel caso non aveste il lievito madre nessun problema, potete farli anche senza l’utilizzo di alcun lievito, magari in questo caso, per averli abbastanza fragranti, aggiungete qualche cucchiaio di buon olio extravergine di oliva e regolativi con un diverso quantitativo d’acqua (di solito 50% del peso della farina). Potete anche utilizzare diversi tipi di farine (testati anche con farro, mais e segale … vengono buonissimi), aromi svariati, aggiunta di semi, più sale, meno sale, zero sale … insomma come più siete ispirati!

Cracker semi integrali con esubero di pasta madreCracker semi integrale all’acqua con esubero di pasta madre

Ingredienti (per circa una 50 di pezzi):

  • 150 gr di farina 0
  • 50 gr di farina integrale
  • 100 gr di pasta madre (per la precisione la mia è in stato solido)
  • 125 ml (circa) di acqua tiepida
  • 1 pizzico di sale fino
  • 1/2 cucchiaino di malto d’orzo
  • q.b di farina di grano duro di supporto (o altra farina 0)
  • q.b di sale grosso
  • q.b di origano secco
  • q.b di olio extravergine di oliva

In una capiente ciotola sciogliete il lievito madre nell’acqua, aggiungendo il malto. In una ciotola più piccola unite le farine setacciate e il sale. Aggiungete questi ultimi ai liquidi e fate un impasto diretto, continuando ad impastare fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo. Coprite con la ciotola più piccola (o un canovaccio umido) e lasciate riposare il tutto nel forno spento con luce accesa fino a raddoppio del volume (ci vorranno circa 3-4 ore). Passato il tempo di riposo prendete l’impasto e, con l’aiuto di un matterello, stendetelo sopra un piano di lavoro spolverato con la semola (per una maggior croccantezza). Cercate di arrivare ad uno spessore di circa 1- 2 mm, avendo cura di cospargere di sale grosso e origano nelle ultime fasi. Con una forchetta bucherellate la pasta e tagliate i cracker nella forma che preferite (con formine, rotelle o coltello), posizionateli sopra teglie unte d’olio evo ( non serve distanziarli molto) e cuoceteli in forno statico a 180°-200° per circa 10 minuti, o almeno fino a completa doratura. Una volta cotti lasciateli raffreddare completamente e serviteli come più gradite.

Questi cracker sono buoni da soli, da portarsi con se in ogni momento della giornata, serviti con varie salse come aperitivo e, se conservati in barattoli o scatole di latta, si mantengono bene anche per più di una settimana … ma non credo ci arrivino!

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Empanadas (o quasi) al forno con melanzane e ricotta salata.

empanadasI piccoli o piccolissimi paesi non si addicono a tutti e ciò che molte volte si sente dire sulla vita trascorsa  dentro a quel nucleo ristretto di case … spesso corrisponde a verità!

E’ vero che lo sport preferito è il farsi i fatti degli altri; è vero che c’è sempre “lo strano“, “lo scemo“, “la strega” o “il burbero” del villaggio. E’ vero che nonostante passi il tempo in certi luoghi, soprattutto bar e circoli, i vecchi sono sempre a giocare a carte o biliardo e a fare sempre i soliti discorsi. E’ vero che ogni generazioni ha i suoi muretti e i suoi angoli di ritrovo ed è anche vero che sono questi ultimi a rimanere immutati e non le generazioni che si susseguono. E’ vero che chi è “villeggiante” rimarrà sempre e soltanto “villeggiante“, anche se ha la casa in paese da svariati decenni, e chi è turista di passaggio sarà solo un “foresto“. E poi è assolutamente vero che tra piccoli paesi, anche dello stesso comune, non corre buon sangue, e se si presenta l’occasione per rimarcare il fatto … non coglierla sarebbe quasi un reato.

Ma benché si riconosca tutto ciò, in paese ci si torna sempre volentieri.

tornando dall'ortoQuando sei lì non dai peso a questi lati della medaglia (forse perché ormai ci stai davvero poco), ti soffermi più sugli aspetti postivi, quelli che alla fine, dopo molti anni, ti hanno fatto tornare a vivere in un paese … anche se in un altra regione. Noti con piacere che molte cose sono sempre uguali e immutate. Che i ritmi sono diversi, come l’aria, la luce e  i toni di voce. Vedi che quasi tutti ancora hanno le loro abitudini, i loro gesti particolari e i loro orti, piccoli o grandi che siano, curati o meno.

E se per caso questa stagione nel tuo le melanzane non sono state piantate e, tornando a casa, il detentore dell’orto più curato del paese ti vede, la cosa più naturale che possa dirti è … < Allora entra nel mio e serviti pure > !!!

Nota: una volta arrivate in cucina le melanzane sono finite con la cipolla di Tropea e la ricotta salata (una piccola parte è stata fatta anche in versione senza latticini e vi assicuro che erano tanto tanto buone) dentro un disco di pasta matta che voleva fare l’Empanadas ma, senza strutto e senza frittura, si è trovato a paragonarsi ad  un normale fagottino ripieno. Beno male che la forma è rimasta quella  … 😉

 empanadaEmpanadas al forno con melanzane, cipolla di Tropea e ricotta salata

Ingredienti (per circa 15 empanadas da 10 cm di diametro):

  • Per la pasta matta:
  • 250 gr di farina 0
  • 50 gr di semola rimacinata di grano duro + altra di supporto
  • 150-170 ml (circa di acqua tiepida)
  • 2 cucchiai di olio evo
  • 1 cucchiaino raso di sale fino
  • Per il ripieno:
  • 2-3 melanzane pulite e asciugate
  • 1 grossa cipolla di Tropea (o altro se non l’avete)
  • 100 gr di ricotta salata grattugiata
  • 2 cucchiai di olio evo
  • q.b di foglie di menta e basilico freschi
  • q.b di maggiorana
  • 1 pizzico di sale
  • q.b di brodo vegetale

Iniziate preparando la pasta. Sopra un tavolo da lavoro fate la classica fontana con le farine miscelate e setacciate. Al centro mettete poca acqua, l’olio e il sale e impastate. Aggiungete tanta acqua fino ad ottenere un panetto liscio ed elastico, copritelo con una padella calda (o con pellicola) e lasciatelo riposare. Nel frattempo preparate il ripieno. In una padella ampia ( se avete il wok andrà benissimo ) mettete l’olio e la cipolla tritata finemente. Fate stufare dolcemente per qualche minuto e poi aggiungete le melanzane tagliate a dadini, la maggiorana e un altro filo d’olio e il sale. Cuocete a fiamma vivace per circa 15-20 minuti aggiungendo poco brodo vegetale nel caso servisse. Una volta cotte le verdure aggiungete il basilico e la mente sminuzzati (con le mani meglio) finemente. Lasciate intiepidire e passate a tirare l’impasto. Spolverate leggermente il piano da lavoro e tirate la pasta con il mattarello ad uno spessore di 5 mm circa e con un coppapasta o stampino (o bicchiere) ritagliate tanti cerchi. Mettete al centro di ciascuno un cucchiaino di ripieno e aggiungete una spolverata di ricotta salata. Inumidite i bordi con acqua e richiudete il cerchio a forma di mezzaluna, pressate bene e chiudete il fagottino pizzicando la pasta (per aiutarvi a capire vi metto qui un video; andate direttamente al minuto 3:10 in cui si vede bene la procedura). Mettete le vostre empanadas sopra una teglia con carta forno e una volta ultimati tutti gli ingredienti spennellateli con altro olio evo e cuoceteli in forno statico a 200° per circa 20 minuti, o almeno fino a doratura, passando a modalità ventilato gli ultimi 5 minuti di cottura.

Lasciateli solo intiepidire e serviteli per un aperitivo, un antipasto, ma sempre con un buon vino bianco … possibilmente ora fresco!!! 🙂

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Salatini speziati; sottotitolo … “non sempre le parole sono vane”.

salatini speziatiEcco qui, un’altra volta! Testa piena e pesante, parole aggrovigliate che non vogliono uscire e restano attaccate in mezzo al petto. Ma non importa perché questa volta ho due punti che voglio condividere con voi e che rimando già da qualche settimana.

Il primo è che ogni promessa è debito; e siccome quando ho fatto il latte di mandorla vi avevo preannunciato una ricetta per utilizzare tutto il rimanente “scarto” (farina granulosa o okara … che dir si voglia), eccone qui una. Dei biscotti salati e speziati, quelli della classica categoria “bruttarelli da vedersi”  (almeno i miei) ma, alla faccia del “anche l’occhio vuole la sua parte”, quanto sono buoni e non smetterei mai di mangiarli e farli! Sono ottimi da sgranocchiare in un momento di fame atavica o per un aperitivo un po’ diverso e tanto più salutare di qui sacchetti in plastica colmi unicamente di litri di “olio di motore” e quintali di sale! Sono molto saporiti e facili da fare, unico accorgimento è che non essendoci burro e uova sono abbastanza delicati nella lavorazione, ma niente di infattibile, giuro!

Il secondo punto riguarda una frase, o meglio un estratto di un libro che ho letto un po’ di tempo fa (e che consiglio vivamente di leggere se ancora non vi è capitata l’occasione ), Geografia commossa dell’Italia intera di Franco Arminio che potete anche trovare qui. E’ una pezzo che molto incarna il mio modo di vedere il mondo, la vita che vorrei, le convinzioni che mi porto dietro giorno dopo giorno, le sensazioni e i pensieri che mi frullano in testa, e che spesso non riescono ad uscire. Forse alcuni di voi l’avranno già vista girare in rete non molto tempo fa (e credetemi che quando l’ho notata mi si è stampato un sorriso in faccia … nemmeno fosse mia ) , ma io ve la riporto comunque …

[ La società della comunicazione altro non è che una gigantesca maschera per nascondere il fatto che non abbiamo più niente da dirci, che non crediamo più agli altri e neppure a noi stessi. In un contesto del genere è veramente penoso vedere come la politica continua a restringere il proprio raggio d’azione spirituale. E’ un esercizio tecnico in cui il cinismo e la mediocrità vengono scambiati per atti eroici. Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, di gente che sa fare il pane, di gente che ama gli alberi e riconosce il vento. Più che l’anno della crescita, ci vorrebbe l’anno dell’attenzione. Attenzione a chi cade, attenzione al sole che nasce e che muore, attenzione ai ragazzi che crescono, attenzione anche a un semplice lampione, a un muro scrostato, a una qualunque macchina che passa per strada. ]

Geografia commossa dell’Italia intera, F. Arminio

… come se fosse un augurio, una scintilla, una spia e un segnale … o più nel profondo una parte di me.

Nota sulla ricetta: l’idea per la realizzazione di questi stuzzichini mi è arrivata da Stefania, o meglio conosciuta come Pepi, (un altro fantastico blog che certo non necessita di presentazioni ) e dalle sue lunette salate. Era una ricetta che mi era piaciuta molto e che non ho cambiato poi così tanto; ho solo variato alcuni ingredienti per motivi stagionali ( la carota al posto della mela, perché ora proprio non ci può stare ) e di dispensa e aggiunto qualche spezia  … ma che strano!!! 🙂

salatini speziati senza burro e uovaSalatini speziati con farine miste e semi

Ingredienti (per circa 30 pezzi dal diametro di 5 cm):

  • 100  gr di farina di mais fine (la più fine che trovate)
  • 50 gr di farina di grano saraceno + q.b di supporto
  • 100 gr di carota grattugiata finemente
  • 70 gr di farina di mandorle (per me scarto della lavorazione del latte) o mandorle tritate e ridotte a farina
  • 20 gr di semi misti ( sesamo, lino e papavero)
  • 50 ml di olio evo (per me pugliese)
  • 1 presa di sale fino
  • 1 cucchiaino di cremor tartaro (o normale lievito per dolci)
  • 1 punta di coltello (ovvio che non è unità di misura affidabile ma così ho fatto) di curcuma in polvere
  • 1 punta di coltello di zenzero in polvere
  • 1 punta di coltello di paprica dolce in polvere
  • 2/3 cucchiai (circa) di acqua fredda

In una ciotola o su di un piano di lavoro di marmo unisci le farine setacciate e i restanti secchi. Fai la classica fontana e al centro unisci la carota e l’olio. Con le mani amalgama il tutto aggiungendo tanta acqua quanto basta ad ottenere un composto omogeneo e compatto. Fai il solito panetto e coprendolo con carta forno fallo riposare in frigo per almeno 30 minuti. Intanto prepara una teglia ampia con carta forno e passato il tempo di riposo riprendi l’impasto. Sopra il piano da lavoro leggermente infarinato stendi delicatamente l’impasto ad uno spessore di 3 mm, con le formine scelte ricava i biscotti e posizionali leggermente distanziati sulla teglia. Rilavora gli avanzi di pasta prestando attenzione a non rimpastare il tutto ma semplicemente  compattandolo nuovamente e poi stenderlo con il mattarello sempre al medesimo spessore. Una volta terminato riponi i biscotti in frigo per circa 10-15 minuti. Infine spennellali con un filo d’olio evo, accendi il forno in modalità statico a 160°-170° e cuocili per circa 20 minuti, o almeno fino a doratura. Una volta pronti fateli raffreddare sopra una gratella e poi serviteli.

Come ho detto primo sono un ottimo aperitivo-stuzzichino, mangiati così al naturale o da intridere con salse di vario tipo (magari non troppo piccanti e speziate). Nel caso avanzassero riponeteli in una scatola di latta o in un barattolo ben chiuso e vedrete che si conserveranno croccanti e gustosi per parecchi giorni.

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Panini conditi con olive e doppi pomodori … perchè il rischio non è sempre il mio mestiere!

IMG_20131014_101306Talvolta non ho proprio volgia di intraprendere strade sconosciute.

In una vita dove ben poco è sicuro e i programmi futuri riescono a comprendere un lasso di tempo di qualche settimana al massimo, penso sia concesso ogni tanto percorrere binari già tracciati; quando inizi sai già dove, quando e come arrivi (che noia e banalità diranno alcuni … che forse forse sono gli stessi che considerano l’aggettivo “indeterminato” a dir poco noioso!!!), cose non proprio da tutti i giorni insomma.

Beh, giusto pochi giorni fa avevo esattamente bisogno di una situazione così. Era un’occasione molto informale e gioiosa, tra amici; non dovevo fare niente di particolare, solo portare qualcosa da mangiare ad una festa. Ma la strada che avevo bisogno di prendere sentivo che doveva essere tra quelle già conosciute. Prendo la mia raccolta di fogli e a colpo sicuro decido di fare questa ricetta.

Dei panini che ricordano le pucce salentine, adatti a molte occasioni, semplici ma molto gustosi e di sicuro successo!

Panini conditi con olive e doppi pomodori

Ingredienti (per circa 20 panini):

  • Per impasto:
  • 100 gr di farina manitoba
  • 500 gr di farina di grano duro
  • 150 gr di semola rimacinata di grano duro
  • 12 gr di lievito di birra (1/2 cubetto circa)
  • 1 cucchiaino di miele
  • 500 ml acqua tiepida
  • 1 cucchiaino abbondante di sale
  • 1 cucchiaio olio evo
  • Per farcia:
  • 1 scalogno (o cipollotto)
  • 150 gr di olive (io ho usato quelle cotte al forno e denocciolate)
  • 10 pomodorini secchi
  • 2/3 pomodori san marzano (o altro tipo)
  • pizzico di sale
  • q.b olio evo
  • q.b maggiorana, origano

Iniziate con fare il lievitino. In una ciotolina fate sciogliere il lievito in 100 ml di acqua tiepida, presa dalla quantità totale, aggiungete il miele e dopo 10 minuti circa metete la farina manitoba. Impastate brevemente, coprite con pellicola e lasciatelo riposare 30 minuti nel forno spento (o altro luogo caldo e lontano da correnti). Trascorsi i 30 minuti in una ciotola più capiente miscelate le restanti farine, aggiungete il sale, l’olio e l’acqua. Iniziate ad impastare e poi aggiungete il lievitino. Continuate a lavorare la pasta, passando su piano da lavoro infarinato, per almeno 10-15 minuti abbondanti, finchè non avrete ottenuto un composto liscio ed omogeneo. Fate la solita palla e mettetela a lievitare nel forno, in una ciotola leggermente unta, coperto con un canovaccio umido, fino a raddoppio del volume (impiegherà circa 3 ore). Durante il tempo di lievitazione preparate la farcia. Tagliate grossolanamente le olive e entrambi i pomodori e metteteli a cuocere in padella con un generoso filo d’olio, lo scalogno tritato finemente. Proseguite la cottura per 10-15 minuti, aggiungete gli odori e lasciate raffreddare.

IMG_20131012_162603Trascorso il tempo di lievitazione, prendete l’impasto e, direttamente nella ciotola, mettetevi la farcia. Pazientemente cercate di incorporare il tutto. Ora, con le mani o aiutandovi con un cucchiaio (io ho fatto con le mani … ovvio!!!), formate delle palline non troppo grandi e mettetele su delle teglie (ha me ne sono bastate 2), con carta forno, distanziati tra loro, perchè cresceranno molto in cottura. Terminata questa operazione lasciate riposare i vostri panini per 15 minuti circa e poi cuoceteli in forno (statico) a 200° per 30-35 minuti.

Una volta cotti lasciateli intiepidire nel forno aperto, meglio se sopra una gratella.

Ammetto che gustati ancora tiepidini sono il massimo … ma anche freddi non sono per niente male!!! Ed ovviamente libero sfogo alla fantasia per il condimento …