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Crostata di mele renette e uva fragola ( con frolla all’olio e mandorle).

Vegan almond tart with apple and grapesPresa dal turbine che mi ha travolta non sono riuscita a fare ciò che avevo messo in programma.

I piani si sono smarriti tra salite e discese di vicoli stranieri, trascinati dal vento perenne; ed io sono rimasta con quello che avevo lasciato dietro.

Perché prima di partire ( per un posto che spero di riuscire a raccontarvi presto) ho lasciato intatto un pacco pieno di tesori arrivati da mani gentili e parole di narratrice, e una torta di mele con cui i non vagabondi erranti potessero far colazione in mia assenza.

Un crostata rustica tanto per cambiare, con le mele nuove dolci e fragranti e una manciata di uva fragola … anch’essa giunta qui senza preavviso … ma troppo poca per rifare un tuffo in terra toscana con la tipica schiacciata!

Crostata (all'olio e mandorle) di mele renette e uva fragolaE così, come al solito, sono finita sul semplice, quasi minimal; un involucro di pasta frolla all’olio e mandorle (senza zucchero per giunta) da riempire con sola frutta … tanto dolce e succosa di per sé da non richiedere ulteriore intervento.

Mi scuso per le poche parole, ma devo ancora tradurre i pensieri e le emozioni in linguaggio corrente … (che vi assicuro non è quello abituale tra me e me), quindi passo alla ricetta con la promessa di inondarvi di lettere, virgole e pause la prossima volta!

n.b: la ricetta della pasta frolla l’ho presa dal libro (citato ormai svariate volte) Tutto sulla frutta secca ed essiccata, lasciandola praticamente tale e quale. Ovviamente potete optare per una classica frolla, ma nel caso tentaste questa vi consiglio caldamente l’utilizzo del malto di riso, in quanto essendo molto denso aiuta nella stesura e compattezza dell’impasto. Consiglio inoltre, se possibile, di utilizzare uno stampo dal fondo removibile … una autentica manna dal cielo!!!

Crostata vegan di mele e uva fragolaCrostata (con frolla vegan alle mandorle) di mele Renette e uva fragola

Ingredienti (per uno stampo da 26 cm di diametro):

  • Per la frolla:
  • 200 gr di farina 1
  • 100 gr di mandorle spellate e tritate molto finemente ( o farina di mandorle)
  • 60 gr di olio evo delicato ( per me ligure)
  • 130 gr di malto di riso
  • 1 pizzico di bicarbonato
  • 1 pizzico di sale fino integrale
  • scorza grattugiata di 1 limone ( non trattato o biologico)
  • Per il ripieno:
  • 500 gr di mele Renette (circa 3)
  • 200 gr di uva fragola ( già mondata)
  • succo di 1/2 limone
  • 2 cucchiai rasi di pangrattato
  • 2 cucchiai di zucchero grezzo di canna

Iniziate con il preparare la frolla. In una ciotola capiente mettete la farina setacciata e mescolatela al resto degli ingredienti secchi. In una ciotola più piccola emulsionate molto bene il malto, l’olio e la scorza di limone. Praticate un foro al centro della ciotola con la faina ed inseritevi i liquidi. Mescolate velocemente prima con una forchetta e poi con le mani, passando sopra un piano di lavoro ( meglio liscio e freddo, come il marmo ad esempio) e continuando ad impastare fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo. Fate la solita palla, chiudetela in un foglio di carta forno, appiattitela un po’ e lasciatela riposare in frigo per circa 1 ora. Nel frattempo ungete ed infarinate la teglia e passate al ripieno. Lavate e asciugate le mele, privatele unicamente del picciolo e del torsolo centrale e tagliatele a spicchi abbastanza sottili ed uniformi. Metteteli dentro una ciotola con il succo di limone, mescolate delicatamente e tenete da parte. Una volta pronta la frolla tiratela fuori dal frigo e stendetela sopra un piano di lavoro appena infarinato e con l’aiuto di un matterello fino a raggiungere un diametro maggiore di 5 cm almeno rispetto a quello dello stampo e spesso qualche millimetro. Arrotolate la pasta sul mattarello e stendetela sopra lo stampo. Fate aderire bene il fondo e i bordi, eliminate con un coltello l’eccesso ( utile per fare qualche biscotto in più), bucherellate il fondo con una forchetta e distribuite il pangrattato su tutta la base. Prendete le mele e disponetele ( a raggio partendo dal centro o sfalsate come nel mio caso) come meglio credete sulla frolla, aggiungete poi l’uva cercando di riempire gli spazi vuoti, il succo di macerazione delle mele ed infine spolverate con lo zucchero di canna. Cuocete il tutto in forno caldo a 180° per circa 30 minuti. Una volta pronta la crostata lasciatela raffreddare completamente, quindi estraetela dallo stampo e servitela.

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Pie (o quasi) ai frutti di bosco con esubero di pasta madre.

Pie ai frutti di bosco con esubero di pasta madre” Nell’uomo i cinque sensi non funzionano mai contemporaneamente con la massima intensità. Tutti conoscono il detto popolare < Quando mangio sono sordo e muto>. Si potrebbe aggiungere: < e cieco>, poichè quando si mangia con tanto appetito, la vista non è altro che una funzione ausiliaria e coordinata del gusto. Quando cerco qualcosa a tentoni in fondo ad un armadio e la percezione è localizzata sulla punta delle mie dita, non vedo e non sento niente, tutto viene escluso dall’intensità della sensazione tattile. … E allo stesso modo, varcata la soglia del panificio, me ne stavo lì impalato senza vedere i volti affabili e partecipi degli operai e senza sentire le parole del mastro panificatore di turno. E non sentivo neanche il caldo del reparto riscaldato senza risparmio, quel cado di cui pure il mio corpo aveva tanto sentito la mancanza durante il lungo inverno. Aspiravo l’odore del pane, il denso aroma delle pagnotte nel quale si mescolava l’odore del grasso caldo e quello della farina cotta. Ogni mattina coglievo con avidità una frazione minima di quell’odore inebriante incollando il naso alla crosta della mia razione prima di mangiarla. Ma ora percepivo quest’odore in tutta la sua intensità e potenza, tale, mi sembrava, da lacerarmi le narici.”

I racconti di Kolyma. V. Salamov

Sono andata a rileggermi questo passaggio mentre aspettavo che la pasta, già infornata, aumentasse a dovere e si cuocesse al punto giusto. Non sò se capita anche a voi, ma a me succede spesso che le mani indaffarate in cucina mi portino a galla racconti, canzoni o storie catalogate e riposte nei meandri della memori, senza volerlo, come se sapessi leggere uno spartito che non conosco.

Ho ripensato a questo testo e, subito dopo, al forno vicino alla mia vecchia casa, proprio dall’altro lato della strada.

Svegliandomi presto, avevamo quasi gli stessi orari, così ogni mattina potevo assistere indisturbata, ed essere partecipe della trasformazione. Dall’anta semi aperta, con la tazza calda fra le mani, osservavo il furgoncino che portava i pacchi di farina e la legna posta fuori al riparo dalla pioggia. Nel buio ancora intenso potevo facilmente vedere quasi tutto all’interno; la loro porta non era mai chiusa completamente … doveva fare molto caldo dentro! I corpi tutti vestiti di bianco andavano da una parte all’alltra dello stanzone, non frettolosamente ma senza fermarsi un minuto. In un angolo potevo intravedere le pale, le scope di saggina e i cestoni bianchi in cui poi sarebbe stato accolto il pane, pronto per essere venduto.

Ovviamente non restavo così tanto alla finestra da poter osservare ogni singola sequenza; talvolta entravo al secondo atto, altre volte alla fine della scena. Ma quando iniziavano a cuocere il pane, non serviva essere lì ad osservarli; quel profumo buono, sicero come pochi altri, era così intenso d’avvolgere tutto il paese ed entrare dentro ogni singola casa, compresa la mia.

jamMi manca quella sensazione di calore, quell’invisibile coperta mattutina, e forse è per questo che ho deciso di far trovare questo dolce a colazione; un pane e marmellata ( perché di semplice pasta di pane si tratta ) travestito da crostata. Ero partita con il voler fare una torta degna di tal nome, fruste stampi e creme come minimo. Ma poi è bastato un soffio di vento e sono cascata sempre lì … semplice, genuino, rustico e senza troppe pretese da “mis en place”.

Ma buono era proprio buono e l’odore (anche se non è stato cotto a legna) ha saputo coccolarci degnamente!

n.b: per la ricetta ho preso spunto dal libro (ormai stranominato in questa cucina ) “Pasta Madre” di R. Astolfi. Avendo un bel po’ di esubero a disposizione, e vedendolo così ben messo, non me la sono sentita di buttarlo ( e di crackers e taralli ne avevo in abbondanza). Non ero sicura riuscisse nella completa lievitazione, ed invece stupore e meraviglia! Nel caso non vogliate osare nel tentativo, vi basterà sostituirlo con 80 gr di pasta madre rinfrescata e attiva ( oppure lievito di birra in dose massima di 5-6 gr, calcolando i diversi tempi di lievitazione). Ho anche utilizzato farine leggermente diverse, preferendo al posto di una 0, della farina 1 e una piccola aggiunta di grano duro, giusto per ottenere quella crosticina in più. Per la confettura (non fatta dalla sottoscritta, ma comuque di buona qualità e con solo zuccheri naturali … quindi non tanto dolce …) ho optato per i frutti di bosco non tanto per calcolo o scelta oculata, quanto per sfruttare quel barattolo aperto giusto il giorno prima … evviva la sincerità!!!

like a piePie con esubero di pasta madre e confettura ai frutti di bosco

Ingredienti ( dosi per uno stampo a cerniera da 24 cm di diametro ):

  • Per l’impasto:
  • 300 gr di farina tipo 1
  • 50 gr di semola di grano duro (senatore cappelli) + q.b di supporto
  • 120 gr di pasta madre (esubero)
  • 180 ml (circa) di acqua tiepida
  • 1 cucchiaino di miele millefiori
  • 1 pizzico di sale
  • Per il ripieno:
  • 200 gr di ( circa ) di confettura di frutti di bosco
  • Per guarnire:
  • 1 cucchiaio di olio evo (per me pugliese)
  • 2 cucchiai di zucchero di canna

Iniziate sciogliendo, in una ciotola capiente, la pasta madre nell’acqua. Aggiungete poi le farine setacciate, impastate brevemente, poi aggiungete il miele, il sale e continuate ad impastare. Dovrete ottenere un impasto abbastanza morbido, liscio ed uniforme (aggiungendo nel caso un altro po’ d’acqua o farina). Fate la solita palla, copritela con un canovaccio umido e lasciate lievitare fino a raddoppio, circa 5-6 ore, in un luogo riparato. Trascorso questo tempo fate un giro di pieghe circolari e dividete l’impasto in due parti uguali. Stendete il primo impasto con le mani ( come fosse una pizza ma stendendo anche i bordi), poco più largo della vostra teglia e adagiatelo delicatamente nello stampo, precedentemente unto con olio. Fate aderire la pasta anche sui bordi e coprite tutto il fondo con la confettura. Stendete ora il secondo impasto, formando un disco della stessa dimensione della teglia e adagiatelo sopra, sempre delicatamente, cercando di coprire tutta la confettura. Unite e pizzicate il bordo in modo da sigillare bene, coprite nuovamente con il canovaccio umido e fate lievitare per circa 2 ore, o fino a raddoppio del volume. Una volta lievitato a dovere, spennellate la superficie con l’olio, spergetevi lo zucchero e cuocete il tutto in forno caldo a 180°, modalità statico, per circa 30 minuti ( fino a doratura). Una volta cotta sfornate la vostra pie dal forno, lasciatela intiepidire, toglietela dallo stampo e servitela.

Questo semplice dolce è ottimo sia tiepido che freddo, adatto sia a colazione che a merenda  … magari con un buon tè caldo! Tenete presente che si conserva in modo ottimale per 3-4 giorni, noon di più … ma non credo durerà così a lungo! 😉

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Una soffice torta all’olio con cacao amaro e ciliegie

torta all'olio con cacao amaro e ciliegieNella vita ci sono giorni, anche mesi interi, che resti immobile. Sei ferma sulle tue stesse impronte e non sai che traccia devi seguire. Davanti a te vi sono molte possibilità ma, pur riuscendo a valutare i pro e i contro di ogni opzione, resti comunque pietrificata, solo i tuoi pensieri si muovono, a velocità della luce.

Poi, senza nemmeno che tu te ne accorga, cambia qualcosa. Il passo si fa inspiegabilmente più sicuro, la vista anche se non è diventata più lunga è certamente più nitida. Le tue parole non sfuggono e i pensieri riesci quasi a vederli davanti a te.

Non sai cosa sia successo, ma pensi che in qualunque modo, andrà bene, ne sei quasi certa.

albero di ciliegieForse è stato merito del sole, che resta appeso al cielo più a lungo, delle risate fino a tardi oppure dei colori più vivi che ti circondano. Magari è stato quell’albero vicino a casa, ora più bello e ricco che mai, con tutti quei puntini rossi qua e la.

O forse, molto semplicemente, è stata quella ciambella, intravista la sera sopra una pagina di giornale e il mattino dopo, sotto altre sembianze, materializzatasi davanti alla tua tazza di caffè!

torta all'olio con cacao amaro e ciliegieNota: questa ricetta è tratta dal numero di Sale&Pepe di questo mese. Ho modificato solo lo stampo (non avendo quello a ciambella di misura adatta; ad ogni modo sarebbe meglio usare uno stampo a cerniera dai bordi alti), utilizzato una farina meno raffinata e aggiunto un po’ di vaniglia … che lo sapete ormai, io senza spezie o aromi proprio non riesco!

torta all'olio con cacao amaro e ciliegieTorta all’olio con cacao amaro e ciliegie

Ingredienti (per uno stampo da 18 cm di diametro):

  • 400 gr di ciliegie
  • 130 gr di farina di grano tenero tipo 0 + altra di supporto
  • 120 gr di zucchero di canna chiaro
  • 50 gr di cacao amaro in polvere
  • 1/2 cucchiaino di bicarbonato
  • 1 pizzico di sale
  • 1 baccello di vaniglia
  • 3 uova biologiche tipo 0
  • 120 ml di olio evo delicato (per me pugliese o in mancanza usate olio di semi di girasole spremuto a freddo)
  • 120 ml di acqua

Per prima cosa lavate e asciugate le ciliegie, eliminate il picciolo e denocciolatele. Nel frattempo mettete l’acqua a scaldare in un pentolino e quando inizia a sobbollire miscelatela in una ciotola con il cacao amaro setacciato, aiutatevi con una frusta per evitare la formazione di grumi. Metttete da parte e fate raffreddare un po’. In un’altra ciotola più grande sgusciate le uova, unitele lo zucchero, il sale, i semi del baccello di vaniglia e mescolate fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso. Unite poi l’olio a filo, amalgamate e unite anche il composto di cacao e acqua.  Aggiungete poi la farina setacciata con il bicarbonato, amalgamate bene ed infine unite le ciliegie. Mescolate ancora e distribuite il composto nello stampo precedentemente oliato ( o imburrato) ed infarinato. Cuocete il vostro dolce a 170°-160° statico per circa 1 ora, posizionandolo nella parte bassa del forno (se notate che la parte superiore tende a scurirsi troppo, mettetevi, velocemente, un foglio di carta forno sopra). Verificate la cottura con la classica prova secchino, fatelo riposare per alcuni minuti prima di sformarlo e poi trasferitelo su di una gratella a raffreddare. Potete spolverarla di zucchero a velo, oppure di cacao amaro (come la sottoscritta).

Trovo che sia una torta fantastica per le colazioni, golosa al punto giusto, soffice, leggera e con quel tocco d’estate di cui ora abbiamo tutti voglia.

ps: secondo me con una pallina di gelato alla crema o fior di latte va benissimo servita anche come dessert!

Allora buon inizio di giornata a tutti!!!