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Treccia dolce integrale alle castagne e noci.

Sourdough sweet bread with chestnuts jam and walnutsI miei capelli sono corti da così tanto tempo che devo sfogliare vecchi album fotografici per immaginarmi con una lunghezza che vada oltre i lobi delle orecchie. La voglia di tagliarseli sempre e la poca pazienza di gestire la loro crescita, mi ha confinato in questa strada del corto senza ritorno!

Ora, non fraintendetemi, mi prendo tutte le colpe e responsabilità di questo stato, l’unione (civile) tra me e la forbice è totalmente consensuale. Amo i capelli corti e li porto bene … insomma a praticità non ci sono paragoni, però …

Però mi mancano le lunghezze quando nei mesi freddi il mio collo è sottoposto al gelido spiffero ( e ringrazio in questo caso chi cuce per me sciarpe lunghe chilometri); quando, in caso di ritardo ad un appuntamento, la scusa “mi dovevo asciugare i capelli” non risulterebbe affatto credibile; quando nei momenti di necessità non puoi più usufruire di quello scudo “anti riconoscibilità portatile“, così indiscreto e quando nei minuti d’attesa non hai più nulla da metterti tra le dita ed avvitare come fosse un cavatappi!

Ma soprattutto ( e seriamente) più di ogni altra cosa, mi sono accorta che sono dei gesti a mancarmi maggiormente. Ogni tanto mi torna la nostalgia degli elastici tra le dita, l’alternarsi di piccoli movimenti senza che l’immagina riflessa sullo specchio mostri ciò che accade dietro la tua testa; mi manca il far scivolar fuori i capelli dal maglione dal collo alto appena indossato o spostarli dal mio viso che si è appena posato sul cuscino … giusto un attimo prima di cadere nel sonno. Mi mancano quei minuti trascorsi ad osservare l’eventuale (quanto temuta) presenza di doppi punte, messe così vicino al naso da far incrociare la vista.

E poi mi manca far le trecce, belle strette, perché almeno tutta la mattinata dovevano durare. Giochi di intrecci imparati da piccola, dopo tanta fatica. Evidentemente mi mancano talmente tanto spesso che mi sono ritrovata ad intrecciare qualsiasi cosa capiti sotto mano; un pezzo di carta rimasto sul tavolo di scrittura, un’etichetta staccata dalla bottiglia ormai vuota, gli scontrini rimasti nel portafoglio o i fili d’erba che trovo nei campi.

Ogni tanto, forse anche senza rifletterci troppo, ritrovo le mie mani ad intrecciare forme di pani. Impasti che, dopo aver trascorso ore di riposo e crescita, vengono divisi, arricchiti con una nota dolce per la colazione del giorno a venire, e poi intrecciati su se stessi … un insieme di nodi di cui solo io conosco la via verso l’uscita.

n.b: ricetta presa dal libro “Pasta Madre” di R. Astolfi. Ho fatto solo delle piccole modifiche su farina, zuccheri e scelto un ripieno diverso. Se desiderate un impasto molto soffice allora vi consiglio di utilizzare una percentuale maggiore di farina di grano tenero; così risulta certo soffice e morbida, ma resta ovviamente più compatta e rustica … a voi la scelta! La confettura di castagne è quella preparata qualche mese fa ( e anche qui siete  liberi di dar sfogo alla vostra fantasia per il ripieno) e le noci le ho messe perché sapete bene quanto ami quel croccantino in bocca!

Treccia dolce integrale con confettura di castagne e nociTreccia integrale (a lievitazione naturale) con confettura di castagne e noci

Ingredienti ( per una treccia grande):

  • Per l’impasto:
  • 150 gr di lievito naturale (già rinfrescato e attivo) idratato al 50%
  • 350 gr di farina integrale
  • 150 gr di farina di forza
  • 150 ml (circa) di latte d’avena tiepido
  • 80 ml di olio evo leggero ( per me ligure)
  • 2 cucchiai abbondanti di sciroppo d’acero
  • 1 uovo + 2 tuorli a temperatura ambiente
  • 1 cucchiaino di sale fino integrale
  • Per il ripieno:
  • 250 gr (circa) di confettura di castagne
  • 10 noci ( precedentemente sgusciate e tritate grossolanamente)
  • Per guarnire:
  • 1 tuorlo d’uovo
  • 2 cucchiai scarsi di latte d’avena
  • 1 cucchiaio raso di noci tritate ( tolte dalla quantità precedente)

Iniziate sciogliendo in una ciotola il lievito nel latte, poi unite le farine miscelate e setacciate, impastate brevemente. Coprite con un canovaccio e lasciate riposare per qualche minuto. Nel frattempo in una ciotolina sbattete le uova, unite a filo l’olio e continuate a sbattere. Aggiungete quindi il composto all’impasto, continuando ad impastare e a più riprese, unite anche il sale, lo sciroppo d’acero e continuate ad impastare ( nel caso servisse aggiungete altro latte o farina). Impastate a lungo fino ad ottenere un impasto morbido, ben incordato e liscio. Formate una palla e mettetela a lievitare in un recipiente coperto con un canovaccio umido e pulito, in un luogo tiepido per circa 6 ore ( deve raddoppiare di volume). Una volta lievitato, prendete l’impasto e stendetelo con le mani sopra un piano di lavoro leggermente infarinato, fate un giro di pieghe laterali, lasciate riposare e, con un mattarello, formate una sfoglia rettangolare con uno spessore di circa 1 cm. Ricoprite la sfoglia con la confettura di castagne, avendo cura di lasciare un bordo di circa 1 cm, e ricoprite di noci tritate. Poi arrotolate per il lato più lungo, formando un filone stretto e allungato. Con un coltello affilato e sottile tagliate il rotolo a metà per il lato lungo, lasciando unita il capo più alto. Distanziate le due parti e, mantenendo il lato tagliato verso l’alto, incrociatele formando una treccia. Unite, schiacciando, l’estremità finale e disponete la treccia su una teglia ricoperta di carta forno. Coprite e fate lievitare per altre 2 ore in un luogo tiepido. Infine spennellate con il tuorlo sbattuto insieme al latte e cuocete in forno già caldo a 180° per 30-40 minuti circa.

Una volta cotta la treccia trasferitela sopra una griglia e lasciatela raffreddare nel forno aperto. Una di queste morbidi e dolci fette potrà costituire una delle vostre colazioni, oppure una sana e robusta merenda … così o una golosa ulteriore aggiunte di confettura ( … o cioccolata per i più golosi!!!).

ps: chiedo scusa per le poche e mal riuscite foto, ma a tavola la reclamavano a gran voce!!!

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Tatin rustica di pomodori piccadilly

Vegan tomato tart tatinSolitamente non ho nessuna difficoltà nell’accogliere l’arrivo dell’autunno, la mia stagione preferita per molti motivi, ma per ora faccio davvero fatica ad abbandonare i ritmi estivi.

Sarà colpa delle piogge intense ed improvvise, che quando arrivano ormai fanno solo che dei gran danni, sarà per la consapevolezza che la stagione in arrivo porterà stravolgimenti e nuovi cambiamenti, oppure per il semplice fatto che, nell’orto, vi è ancora un’abbondanza di melanzane, peperoni e pomodori … nemmeno fossimo in pieno agosto!!!

Di tentativi su come conservare i rossi e succosi re dell’estate vi ho già parlato in questo post, ma ora ( rischiando di farveli venire a nausea) vi lascerò una ricetta fatta diverse volte nel corso dei mesi passati.

Questa tart tatin di pomodori piccadilly è diventata con il tempo una di quelle ricette “di famiglia”, fatta usando questa ricetta per la brisée all’olio, ma cambiando spesso tipo di farina, aggiungendo spezie ed aromi nell’impasto e accogliendo ripieni tra i più disparati … e devo dire che mai ha deluso le aspettative!

In questo preciso caso (e risale ormai a svariate settimane fa)  avevo usato della farina integrale e un cucchiaio di paté di olive nere al posto del sale. Il risultato è stato ottimo, e se ancora la voglia di pomodori non vi è passata vi consiglio davvero di provare a farla al più presto.

Vegan and rustic tomato tart tatinTarte tatin (vegan) rustica di pomodori piccadilly, basilico e menta

Ingredienti (per uno stampo da 26 cm di diametro):

  • Per la pasta:
  • 100 gr di farina tipo 0
  • 200 gr di farina integrale
  • 120 ml di vino bianco secco e fermo (di buona qualità)
  • 80 ml di olio evo (per me ligure)
  • 1 cucchiaio di patè di olive nere
  • Per il ripieno:
  • 15 pomodori piccadilly maturi ma ancora sodi ( in numero sufficiente per coprire lo stampo scelto)
  • 1 pizzico di sale
  • 1 cucchiaino abbondante di zucchero di canna
  • q.b di origano, timo e maggiorana secchi
  • q.b di foglie di basilico e menta freschi
  • q.b di olio evo

Iniziate preparando la pasta brisée. In una ciotola setacciate le farine, praticate un foro al centro e unite i liquidi e il patè di olive. Iniziate a mescolare con una forchetta ( in caso aggiungete qualche goccia d’acqua se l’impasto fosse troppo secco) e appena il composto inizia a compattarsi passate a lavorarlo con le mani spostandovi sopra un piano di lavoro appena infarinato. Lavorate la pasta, il meno possibile, fino ad ottenere una consistenza liscia ed omogenea, fate la solita palla, mettetela in una ciotola unta con un filo d’olio, coprite e lasciate riposare  nel ripiano basso del frigo per almeno 30 minuti. Nel frattempo pulite e asciugate i pomodori, tagliateli a metà nel senso della lunghezza, eliminate i semi interni e raccogliete i succo in eccesso in una ciotolina. Posizionate i pomodori nella teglia, leggermente unta, con la parte tagliata verso l’alto in modo da coprire bene tutta la base. Aggiungete il sale, lo zucchero, un generoso filo d’olio, qualche cucchiaio del succo conservato in precedenza e gli odori secchi. Cuocete i pomodori in forno a 200° per circa 30 minuti, poi tirateli fuori, spezzettatevi (con le mani) sopra alcune foglie di basilico e menta e lasciateli raffreddare, giusto il tempo di stendere la pasta. Stendete la pasta brisée in un cerchio dal diametro poco più grande rispetto alla teglia, nel caso servisse cercate di compattare i pomodori, adagiate sopra la pasta appena stesa, pressandola delicatamente sopra i pomodori, rimboccate verso l’interno i bordi e bucherellate con la forchetta. Cuocete il tutto per circa 30-35 minuti sempre a 200°, o almeno fino a completa doratura della pasta. Una volta cotta sfornate la teglia, aspettate 5 minuti e poi capovolgetela … con fare deciso e senza indugi!

Servite la vostra tatin salata ancora tiepida decorandola con ulteriori foglie di basilico.

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Pie integrale ai frutti di bosco (giocando a fare la bella statuina)

IMG_20130511_071857Non so quanti di voi abbiano visto recentemente la mia pagina facebook e abbiano quindi saputo della mia piccola disavventura … che mi è costata piuttosto cara!!!

Ennesimo episodio in cui mi sono dovuta arrendere al fatto di non avere un fisico da roccia indistruttibile (non che servissero prove ulteriori …); mi stavo “prodigando” per raccogliere delle foglioline di menta dal balcone della finestra quando, non considerando né la distanza, né la postura assunta, ho sentito un rumorino poco piacevole provenire dalle mie costole!!! I dettagli seguenti ve li risparmio, ma  vi basti sapere che le settimane a seguire saranno caratterizzate da movimenti mooooolto lenti e appena accennati … talvolta do davvero dimostrazioni di scarsa intelligenza (per non dire altro)!

Purtroppo non sono proprio la persona adatta al riposo assoluto, senza far niente non ci so stare, ho necessità di tenermi impegnata costantemente … rischio crisi isterica in caso contrario!!! Quindi con tutti gli accorgimenti del caso e, con il triplo del tempo, mi sono comunque messa a fare un piccolo dolce. Innanzi tutto perché sono riuscita a raccogliere (coadiuvata da valido aiutante) le primissime more della stagione, e poi perché mi sembrava davvero poco carino non salutarci a dovere, augurandoci una buona estate … e quale modo migliore se non con un dolce pensiero?!

Anche per questa occasione l’impasto è totalmente milk free, ma nel caso non aveste problemi e allergie varie potrete tranquillamente sostituire la quantità d’olio con del normalissimo burro (circa 250 gr per la quantità di farina utilizzata e magari 1 uovo soltanto).

Pie integrale ai frutti di bosco e mela

IMG_20130510_180531Ingredienti:

  • Per la frolla
  • 400 gr di farina integrale
  • 100 gr di farina 00
  • 150 gr di zucchero fine
  • 120 ml di olio di mais (o altro olio di semi)
  • 2 uova
  • pizzico di sale
  • scorza di 1 limone
  • Per ripieno:
  • 500 gr di frutti di bosco (more, lamponi, mirtilli)
  • 1 mela ( meglio se biologica)
  • 150 gr di biscotti secchi integrali
  • 80 gr di zucchero di canna grezzo
  • scorza di 1 limone
  • 2/3 foglioline di menta fresca
  • q.b. di cannella
  • 1 cucchiaio di farina

Iniziate preparando la frolla con il solito procedimento (nel caso vi foste persi i post precedenti potete trovare i passaggi dettagliati qui). Una volta pronto l’impasto e messo a riposare procedete nella preparazione del ripieno. In una ciotola mescolate i vari frutti di bosco e la mela tagliata a dadini con la farina (questo servirà a trattenere il succo che si formerà in cottura), aggiungete lo zucchero, la scorza di limone, le foglioline di menta tagliate finemente, la cannella e mescolate amalgamando il tutto. Ora prendete l’impasto, dividetelo in due, stendete il primo pezzo (aiutandovi con della carta forno leggermente infarinata) a uno spessore di 2/3 mm con un diametro maggiore rispetto allo stampo utilizzato (il mio era di 22 cm),  rivestite la teglia (rivestita di carta forno o oliata/imburrata e infarinata) con la pasta facendola aderire bene al fondo e ai lati. A questo punto bucherellate il fondo, mettete, pressando leggermente, i biscotti tritati grossolanamente e poi distribuitevi i frutti di bosco cercando di formare il classico rilievo centrale. Stendete poi la pasta avanzata e chiudete con il disco formato la torta (ovvio che sarà di diametro inferiore rispetto al precedente); fate aderire bene i bordi e praticate qualche incisione al centro (così da far uscire il vapore durante la cottura).

Cuocete la vostra pie nel forno (modalità statico) a 180° per 45-50 IMG_20130511_071309minuti e una volta cotta lasciatela raffreddare completamente su una gratella. Come tutte le pie le fette che taglierete non saranno perfette ma alla vista di quel meraviglioso sughetto rosso e sentendo tutto quell’avvolgente profumo nessuno vi recriminerà niente … anzi apprezzeranno tantissimo il vostro lavoro. Che altro dirvi allora … fatemi sapere che ne pensate e …

Buona estate e buone vacanze a tutti !!!

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Il Pane con la biga finisci farine

IMG_20130514_080546Questo post lo scrivo per due semplici motivi.

Il primo è che da relativamente poco tempo ho scoperto che con il termine biga non si intende solo il carro a due posti usato dagli antichi romani nelle corse e in guerra, ma anche un metodo di lievitazione del pane; nello specifico si tratta di una sorta di preimpasto (ammetto che ha bisogno di un minimo di pianificazione … poi capirete perché) necessario a diverse varietà di pani che  permette, a chi come me usa un banalissimo lievito di birra, di utilizzarne una quantità minore rispetto al solito, il ché dona al pane una fragranza e un profumo a mio avviso nettamente migliore. Morale della favola, beata ignoranza, è proprio vero che non si finisce mai di imparare!!!

Il secondo motivo è che questo per me è periodo sì di panificazione, spostata nelle prime o ultime ore del giorno per non morire davanti al forno, ma di panificazioni per così dire “agli sgoccioli”, o quanto meno nella mia cucina. Non che abbia la fortuna di passare un intero mese in giro per il mondo in vacanza, ma ne ho forse altrettanta nell’avere le mie origini in un luogo di mare, indi per cui, appena possibile, mi trasferisco verso luoghi più freschi, per far rientro giusto i primi giorni settembrini … Il fatto è che, come da programma, in questi periodi mi ritrovo il reparto farine composto da piccoli e svariati avanzi che mi sono portata dietro per tutto l’inverno e ai quali non sono riuscita a dare un senso e utilizzo. E dal momento che non riesco a buttar via nulla, soprattutto quando si tratta di cose commestibili, e mai vorrei rientrare e trovarmi la casa piena di farfalline … ecco qui il rimedio a tutti i mali: cercare di far saltare fuori un pane da ciò che avanza.

Ovviamente ciò non vuol dire mettere assieme farine totalmente a caso, si deve comunque cercare un equilibrio tra quelle più o meno forti, regolarsi con la conseguente idratazione e immaginarsi l’accostamento dei vari profumi; ma in fin dei conti queste sono pratiche abituali in ogni atto culinario! Quindi poca indecisione, non temete, provate e vi assicuro che vi stupirete nel trovare un pane, a cui non avreste dato un centesimo, così fragrante, profumato e aromatico.

Preciso che in questo caso ho arricchito l’impasto con dei semi di sesamo, ma è un’aggiunta del tutto facoltativa o comunque variabile e soggetta a preferenze personali.

Pane finisci dispensa (con biga)

IMG_20130513_091650Ingredienti:

  • Per la biga:
  • 85 gr di farina forte tipo Manitoba
  • 20 ml d’acqua tiepida
  • 2 gr lievito di birra fresco
  • Per l’impasto:
  • 200 gr farina integrale
  • 150 gr di farina d’orzo integrale
  • 50 gr di farina di grano saraceno
  • 100 gr di farina di grano duro 0
  • 50 gr di semola rimacinata di grano duro
  • 300/350 ml d’acqua tiepida
  • 10 gr lievito di birra fresco
  • 1 cucchiaio d’olio evo
  • 10 gr di sale
  • 1 cucchiaio colmo di semi di sesamo (tostati)

Partiamo preparando la biga il giorno prima rispetto a quando decideremo di panificare. Impastiamo velocemente gli ingredienti, avendo setacciato leggermente la farina, ungiamo il panetto ottenuto e mettiamolo a lievitare in un recipiente stretto e alto coperto con pellicola trasparente e un telo umido, mantenendolo a temperatura ambiente (l’ideale sarebbe sui 18° C) per un tempo tra le 15 e le 24 ore. Il giorno seguente procediamo con l’impasto vero e  proprio: disponiamo le varie farine a fontana e incorporiamo il lievito sciolto in poca acqua tiepida, presa dalla quantità totale. Iniziamo ad impastare e aggiungiamo l’acqua restante (aumentando o diminuendo la dose se fosse necessario), il sale e i semi di sesamo. Lavoriamo brevemente il composto  e poi uniamo la biga, continuiamo ad impastare (almeno per 15 minuti) fino ad ottenere un composto liscio, omogeneo e compatto. Formiamo la solita palla e lasciamola riposare (come sopra ma in una terrina più grande) fino a  che il suo volume sarà raddoppiato, serviranno dalle 2-3 ore. Se volete controllare la lievitazione potete dare il famoso pizzicotto all’impasto; se ritorna subito omogeneo vuol dire che manca di lievitazione, se invece il segno rimane per un po’ significa che è perfettamente lievitato

A questo punto diamo forma al nostro pane, filone o pagnotta, posizioniamolo in una teglia con carta forno e lasciamolo riposare un ultima volta per 30-40 minuti, sempre coperto con un panno umido. Intanto accendiamo il forno a 220° e trascorso il tempo di riposo ungiamo la superficie del nostro pane, pratichiamo un taglio a croce e inforniamo. Lasciamo la temperatura a 220° per i primi 10 minuti, poi abbassiamola a 170°/180° e continuiamo a cuocere per 40 minuti circa. Una volta cotto, come di consueto, lasciate il pane a raffreddarsi nel forno leggermente aperto avendolo però spostato su una gratella, in modo da fargli perdere l’umidità in eccesso.

Buona panificazione a tutti allora!!!

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… diamo il pane al cane pazzo …

Beh non ditemi che non vi è mai capitato da bambini di dover obbligatoriamente recitare questo sciogli lingua … ovviamente la parte “divertente” del gioco era continuare sbagliando le parole!!! Ma tutto per farvi capire la gioiosa incomprensibile euforia semi-sciocca in cui mi trovo oggi. E tutto perché finalmente è arrivato il pacco che avevo ordinato, con una tempistica da record, bene tre settimane fa in una nota libreria del centro …. più o meno qualche km di distanza. Il fatto è che quando scopri che il poter ordinare on-line ti renderebbe tutto così (in apparenza) vantaggioso, anche da un punto di vista economico, ti senti quasi un’idiota a non approfittarne, peccato poi scoprire solo dopo il rovescio della medaglia … Ma tutto è bene quel che finisce bene; no, anche no, visto che manca ancora qualche libro … ma non disperiamo lo spediranno il prima possibile!!! Intanto piccole librerie culinarie crescono. IMG_20130412_142033

Uno dei primi libri di cucina che comprai, nei primi anni universitari, quelli in cui iniziai davvero a mettermi di fronte ai fornelli, fu uno riguardante il pane. In verità era alquanto miserello, giusto poche pagine con ricette (per usare un eufemismo) molto semplificate. Inesperta io decisamente, mica la casa editrice!!! Ma allora non ne sapevo granché sull’arte della panificazione, anche ora non sono proprio una fornaia di lusso a dirla tutta, e non avevo idea di quanto tempo e dedizione richiedesse. In casa mia, nonostante il fatto che le mie nonne abbiano sempre impastato, non ho mai visto fare il pane a mano (sono io ad aver lanciato la moda e di questo ne vado un pochino orgogliosa) ma sono sempre stata attratta da questa magica trasformazione; se ci pensate bene farina e acqua che diventano con il passare del tempo qualcosa di totalmente diverso in sapore, odore e consistenza non è cosa poi da tutti i giorni!!! Così leggendo, chiedendo e ascoltando ho iniziato pian piano a panificare, ed oggi ( sono arrivata al punto di non comprarlo quasi più) è una delle cose che amo più fare. Ed ecco qua una delle mie combinazioni preferite, anche per chi non si definisce fan delle farine integrali. Lasciatemi prima precisare però che nel fare il pane influiscono molti fattori tempo atmosferico, umidità, acqua utilizzata e c’è chi dice anche fasi lunari (a voi la sentenza!). Indi per cui le dosi seguenti sono riferite alla mia cucina, al mio forno ( non a legna … purtroppo) e al momento in cui panifico; suggerisco quindi di lasciarvi un margine di cambiamento con cui potrete togliere o aggiungere quantità di ingredienti o modificare alcuni passaggi, e soprattutto non vi scoraggiate mai. Ah! Ultima cosa importante: possibilmente farina di buona qualità biologica o quanto meno macinata a pietra.

Pagnotta integrale e grano saraceno.

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Ingredienti:

  • 150 gr farina Manitoba
  • 150 gr farina di grano saraceno
  • 500 gr farina integrale
  • 450 ml acqua
  • 1 cubetto lievito fresco
  • 10 g sale

Solitamente inizio preparando il lievitino; faccio sciogliere il lievito di birra (ecco già li sento i cultori del lievito madre … no, non lo uso! Ma non sono affatto contraria, anzi, il problema è un altro ma questa è un’altra storia …) in 100 ml di acqua, lasciandolo stare finché non si forma una sorta di patina, e lo unisco a 150 gr di farina Manitoba (è una farina ricca di glutine quindi adatta alle lievitazioni lunghe). Impasto fino ad ottenere un composto abbastanza uniforme ma non troppo duro, lo copro e lascio lievitare per circa 30 minuti in forno spento con una ciotolina di acqua. Poi miscelo le altre farine, incorporo la restante acqua e sale (un cucchiaino abbondante) e inizio ad impastare, unendo poi il lievitino. E qui è la nota leggermente dolente, continuo ad impastare per ben 20 lunghissimi minuti. Sì potrebbe sembrare faticoso (in effetti un po’ lo è) ma non vi dove accanire contro l’impasto! L’importante è incorporare quanta più aria possibili, quindi movimenti lenti, ampi ma decisi. E poi ve ne accorgerete quando è pronto, sarà compatto, liscio ma con piccole bollicine in superficie. A questo punto mettetelo in una ciotola leggermente, e sottolineo leggermente, unta, copritelo e rimettetelo nel forno spento (preciso che io la luce non la accendo) con la sua amica ciotola e lasciatelo li per almeno 3 ore o finché non raddoppia di volume. Quando vi sembra ben lievitato prendete l’impasto, rilavoratelo leggermente, dategli la forma della classica pagnotta (o altro se preferite), mettetelo in teglia, fateci una croce sopra e lasciatelo coperto a lievitare nuovamente per un’altra mezz’oretta. Trascorso il tempo accendete il forno a 220°, spennellate il pane con un po’ d’olio misto acqua (a questo  punto io gli do anche una leggere spruzzata di farina sopra, giusto per un effetto più rustico) e mettetelo a cuocere. Procedete così per 10 minuti poi abbassate a 180° e continuate per altri 30 minuti. Una volta cotto non togliete subito il vostro pane dal forno, dovete lasciarlo asciugare il più possibile. Solitamente lo  lascio li al caldo, con lo sportello aperto giusto un dito per 15 minuti circa, poi lo sposto sulla gratella e lo rimetto dentro ( sempre un po’ aperto) fino a raffreddamento.

Si conserva benissimo in un normale sacchetto di carta (senza troppi merletti e orpelli) anche per una settimana … dipende!!!