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L’era del liquore giallo.

Homemade Limoncino (Limoncello)Avrei dovuto scrivere questa ricetta tanto tempo fa, sarebbe dovuto essere uno dei primi post; non è stato né uno, né l’altro, ma maglio tardi che mai!
Il perché di tanto ritardo non lo so, forse, come scriveva qualcuno giusto la settimana scorsa, le ricette di base le si danno troppo per scontate … per mille motivi.

Scontate o meno, conosciute ai più, amate o odiate, lasciare questa preparazione alcolica nell’oblio, o almeno solo dentro le mura di casa, non mi sembrava giusto; soprattutto dopo avervi già ubriacato con altri mille litri dei liquori precedenti! Perché ovviamente il capostipite di tutte le mie preparazioni alcoliche fu proprio lui, quel liquore giallo oro assolutamente non dalle liguri origini, ma che qui si è sempre fatto! L’era del liquore giallo risale infatti da tempo immemore, almeno da quando mia mamma ha avuto mano alla sua prima cucina. Lei, a onor del vero, non è mai stata una gran esecutrice di conserve o liquori, ma questa bevanda baciata dal sole l’ha sempre preparata. Forse per merito di quella vacanza anni ’70 fatta nelle terre dove tutto ebbe origine, e i limoni stavano davvero di casa, magari per l’abbondanza di alberi di limoni anche qui in paese … oppure per il facile approccio all’esecuzione … donna di poca pazienza l’è sempre stata in certi ambiti! Insomma nell’arco di questi anni in casa di Limoncini ( o Limoncelli) ne son passati sotto i bicchieri e, se gli alberi che fornivano i limoni non sono mai cambiati, altrettanto non si può certo dire delle ricetta a cui ci si è affidati!

LimoncelloIn principio fu proprio un loro amico del Salernitano a fornirgli la ricetta, poi si passò ad una presa da un libro, fatta per anni e poi accantonata. Venne poi l’era di altre dosi e fonti a me ignote, fino ad arrivare a quella che più le conveniva. Una ricetta buona, presa da un’altro libro di cucina, che però aveva il piccolo difetto di stordire tutti al primo sorso … e immaginatevi quanto tutto questo accadeva con ospiti non proprio di famiglia!

Così immolata alla causa della non spossatezza in contesti formali, una volta compiuta l’età dell’indipendenza culinaria, ho preso in mano le redini e percorso la via a ritroso. Si sa, risalire la corrente non è mai cosa facile, ma dopo tanto cercare riuscii a trovare la fonte originaria, quella secondo me più giusta, affidabile e, non so bene il motivo, ingiustamente accantonata, in uno dei suoi quaderni-appunti-ricettari.

homemade LimoncinoUn quaderno logoro, incollato, pinzato e macchiato, ma carico di storie, persone e ricordi. Uno di quei pezzi di vita che mai verranno dimenticati, un insieme miracoloso di pagine a righe che mi ha regalato la soluzione; un piccolo foglio pinzato e macchiato, in cui erano trascritte parole essenziali, dettate da un’amica di famiglia di origini campane; insomma la ricetta giusta dalla quale mai più mi sono mossa.

n.b: come sempre vale l’equazione pochi ingredienti, qualità eccellente. Quindi, in mancanza dei limoni di Sorrento, limoni dell’albero ( maturi, con la scorza leggermente spessa e profumati) o in alternativa di altra provenienza più che certa e sicura, zero trattamenti ammessi! Alcool puro di ottima qualità; zucchero semolato … e qui è uno dei rari casi in cui non solo lo tollero ma lo consiglio! Per il resto tempo e attesa.

Homemade LimoncelloLimoncino ( o Limoncello):

Ingredienti ( dosi per circa 2,5 L di prodotto finito):

  • 10-12 limoni
  • 1 L di alcool puro a 95°
  • 500 gr di zucchero semolato
  • 1 L d’acqua

Iniziate lavando ed asciugando bene i limoni. Con un pelapatate ricavate la scorza avendo cura di eliminare tutta la parte bianca. Raccogliete la scorza in un ampio contenitore in vetro, aggiungete l’alcool, chiudete ermeticamente e lasciate riposare in un luogo buio, fresco ma asciutto per almeno 15 giorni, ricordandovi di agitare il barattolo almeno una volta al giorno. Passato il primo riposo, preparate lo sciroppo. In un pentolino da fondo pesante mettete lo zucchero e l’acqua, cuocete il tutto a fuoco dolce (senza mescolare mai ma agitando delicatamente la pentola) fino a completo scioglimento dello zucchero. Lasciate che lo sciroppo si raffreddi completamente poi aggiungetelo all’alcool. Chiudete e riponetelo a macerare per un tempo non inferiore alla due settimana. Una volta concluso il secondo periodo di macerazione, filtrate il liquore e travasatelo nelle bottiglie (meglio se scure). Chiudete ermeticamente, etichettatele e riponetele in un luogo buio e asciutto.

Aspettate almeno un mese prima di consumare il vostro Limoncello. Servitelo però sempre ben freddo, a concludere degnamente il vostro pasto.

ps: in tutta onestà e per non smentire quanto scritto … preciso che il Limoncino delle foto è quello preparato l’anno scorso!

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Confettura di melone e menta … ma non serve essere una strega per riuscirci!

IMG_20130707_072213“Sembri una strega nel medioevo intenta a preparare la sua pozione magica”. Questo mi è stato detto ieri mentre mi trovavo davanti ai fornelli a girare la confettura di melone quasi giunta al termine di cottura!!!

Probabilmente la maggior parte delle persone non l’avrebbe presa tanto bene, soprattutto tenendo conto del fatto che nell’immaginario collettivo l’aspetto delle fattucchiere non è certo rappresentato seguendo i canoni della bellezza perfetta … Nasoni adunchi, nei e bitorzoli, pelle secca e rugosa (e quasi sempre tendente al verde marroncino), capelli stopposi nascosti da cappelli enormi e ragnetti che saltellano sulle spalle, senza dimenticare l’immancabile scopa volante! Ma a me non importa; anzi sono proprio contenta, divertita e appena viene pronunciata tale frase mi calo subito nella personaggio. Scusate ma a chi non piacerebbe saper fare degli incantesimi con cui poter risolvere qualsiasi situazione, e poi nella storia ci sono state anche streghe di rinomata bellezza, poverine hanno sempre fatto una brutta fine ma … questo è un altro racconto.

In ogni caso c’è ben poco da fare e da dire, per fare questa confettura c’è bisogno di un minimo di concentrazione … la caratteristica del “multitasking femminile” va messa un attimo da parte; una volta accesi i fornelli stai lì davanti e non ti allontani più di un metro. Non è divertente scoprire che dopo tanta cura sei costretta a buttare tutto perché bruciato e irrimediabilmente incollato al fondo della pentola … esperienza insegna!

Però un attimo, non vi allarmate! Tranne i tempi abbastanza lunghi, ma questo deve essere sempre messo in conto quando si decide di “conservare”, il procedimento è di una semplicità disarmante, e in fin dei conti se proprio di  non ti ci metti nelle ore centrali del pomeriggio (specialmente in questo periodo), anche le temperature sono del tutto sostenibili … in special modo se ti concentri sul prodotto che otterrai alla fine 🙂

E ora che vi sentite più rincuorati passiamo alla fase operativa …

Confettura di melone e menta

IMG_20130706_145008-1Ingredienti ( per circa 500 gr di prodotto):

  • 1 kg di polpa di melone
  • 200 gr di zucchero chiaro
  • 200 gr di zucchero di canna
  • 2 limoni non trattati
  • 10-15 (va molto a gusto) foglie di menta fresche
  • 1 cucchiaino raso di zenzero in polvere
  • q.b di rum

Come prima cosa sbucciate il melone, tagliate la polpa a dadini e raccoglietela in una ciotola capiente con lo zucchero (se amate le confetture molto dolci potete anche aumentare la dose, però non supererei i 600 gr), il succo e la scorza grattugiata dei limoni e le foglie di menta (se avete un sacchettino di garza potete metterle dentro questa, altrimenti con pazienza dovrete toglierle come me ad una a una …); mescolate bene, coprite e lasciate macerare per almeno 2 ore. Una volta trascorso il tempo di macerazione riprendete il composto di melone, togliete le foglie di menta e versate il tutto in una casseruola, aggiungete lo zenzero in polvere e fate cuocere per quasi 1 ora, mescolando spesso e togliendo la schiuma che si formerà all’inizio. Verso gli ultimi minuti di cottura versate il rum, ne basterà la quantità di un tappino, continuate a mescolare (a questo punto si deve per forza fare un piccolo assaggio ) e quando vedete che la confettura inizia a caramellare fate la “prova del piatto nel freezer”.

Personalmente mi accorgo che è pronta anche quando inizia a fare delle bolle tipo “vulcano in eruzione” e qualche goccia mi finisce sul braccio o sulla mano bruciandomi … e succede sempre!!!

In ogni caso, una volta pronta versate la confettura bollente nei vasetti (a me ne sono venuti 2 da 250 … più un cucchiaino che ha fatto la gioia del “signor lecca pentole” o anche detto “signor scarpetta“), precedentemente sterilizzati, ripulite i bordi accuratamente e chiudeteli molto bene. Capovolgeteli poi su un canovaccio pulito e lasciateli così, coperti, fino a raffreddamento. Ora non vi resta cheIMG_20130707_072549 rigirarli, etichettarli, riporli in un luogo asciutto e al buio e farli riposare almeno 15 giorni prima di consumare la vostra fantastica e buonissima confettura … e questa purtroppo è la fase meno divertente!!!  

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se Sampei va a pesca

IMG_20130419_185723Un fatto è certo; ogni volta che torno a casa mi rendo conto di quanto mi manchi il mare. In realtà non sento tanto la mancanza del contatto fisico con l’acqua quanto il respirare il profumo di mare, l’aria salmastra e i rumori che ad essa si accompagnano, come i tintinnii delle barche a vela quando tira vento o il garrito dei gabbiani.

Immancabilmente arriva il momento della partenza e, come da copione, tento di mettere in valigia anche un po’ di odori e profumi di casa. Il cibo spesso mi viene in soccorso in questo frangente, soprattutto se ho la fortuna di portare con me qualche freschissimo pesce stanato e catturato dal, come lo chiamo io, Sampei di famiglia (o altrimenti detto cugino!!!). Caso vuole, che proprio l’ultima volta abbia ricevuto una delle sue prede, una magnifica orata, la quale non ha impiegato molto tempo a finire nel mio forno a Firenze … portando anche qui un po’ di atmosfera marinara.

Orata al forno semplice semplice

IMG_20130419_185631Essendo amante del pesce, quando mi capita tra le mani un esemplare così fresco preferisco condirlo il meno possibile, in modo da poter gustare a pieno il sapore autentico di mare. Per questo ho deciso di confezionarlo in modo essenziale; ho preso una teglia con carta forno (my best friend) e adagiato l’orata pulita e squamata a dovere. All’interno ho messo uno spicchio d’aglio, un rametto di rosmarino e mezza fetta di limone. In una ciotola ho miscelato il succo della restante metà di limone, olio extra vergine d’oliva, odori vari (timo. rosmarino, maggiorana, semi di comino, nepitella) e un pizzico di sale. Ho versato il tutto sopra l’orata e completato con l’aggiunta di foglioline di basilico, fettine di limone, una metà di spicchio d’aglio a pezzetti e qualche pomodorino confit (qui il post dove spiego come farli, ma se non li avete potete mettere anche dei semplici pomodori ciliegini tagliati a metà). Ho cotto il tutto in forno a 200° per 30 minuti abbondanti (l’orata in questione pesava all’incirca 500 gr adatta a due persone, nel caso fosse più grossa la cottura si prolungherà un po’), versando una spruzzata di vino bianco a metà cottura in modo che la carne non si asciugasse troppo. E con un semplice contorno di insalata o altra verdura di stagione un semplice e squisito secondo piatto è servito!!!

ps: per una versione più mediterranea potete aggiungere anche olive (taggiasche) e capperi. Io per il quieto vivere della casa non l’ho fatto ma, nel caso i vostri commensali amassero tali sapori … abbondate pure!