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Torta di grano saraceno con amarene sciroppate.

Torta (gluten free) di grano saraceno e amarene sciroppateSenza un minimo di preavviso queste prime folate di vento settembrino hanno portato tra i miei capelli voglia di cambio di stagione, di zuppe calde, piatti tenuti tra le mani per esser scaldate dal tepore del contenuto, sciarpe che si arrotolano attorno al collo, calze pesanti e strati spessi sulla pelle.

Sento il bisogno ( non che mi sia mai passato) di tornare a salire sulle vette dei monti, ammirare il cielo terso e perder lo sguardo verso orizzonti lontani, rincasare prima per l’insorgere del buio e cercare il tepore del sole unicamente quando ne ho necessità. Continua a leggere

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Capovolgimenti estivi e una torta (dairy free) sottosopra alle susine

Dairy free upside down plum cakeGuardo il mondo a testa in giù, preferisco, e in questo modo mi sembra che tutto sia più in equilibrio.

Quando normalmente dovrei dormire resto sveglia.

Nelle ore in cui dovrei uscire, meglio stare in casa. Le scarpe nelle scatole mentre i miei piedi sono in giro per strada. Dovrei mangiare ma ho solo voglia di bere. Dovrei respirare aria come di consueto, ma ultimamente mi riesce solo se sono in mezzo al mare.

Il caffè diventa freddo e il rosso del vino perde colore …ma non il vizio!

Se devo star seduta mi viene da ballare; non mi imbarazzo, ballo da sola anche se non sono nella mia camera.

Con gli occhi ascolto, con il cuore penso e con la mente corro.

Quando fa buio esco e se c’è qualche luce di troppo scappo … la metamorfosi del pipistrello!

plumsLa cicala canta, la formica si da pace, e se di giorno la cucina tace è di notte che prende vita. Accendo il forno e ciò che ne esce sarà gustato dopo (non troppe) ore; possibile che sia un pane da tagliare a fette e gustare con i pomodori, diventati rossi per la vergogna di esser sempre sotto i riflettori di questo ardente sole, oppure una fetta di torta da gustare a colazione; una torta che, visti gli ultimi movimenti, si è adeguata ai tempi

… dentro- fuori, sopra-sotto … e prendila così non possiamo farne un dramma.

n.b: questa ricetta è uscita dalla necessità di smaltire in fretta un carico di susine giunte senza preavviso, ma comunque gradite, e un collage di ricette trovate in rete e riviste. In questa occasione ho utilizzato un burro di mandorla fatto in casa ( in rete troverete tantissime ricette per prepararlo da voi ). Insomma direi che me la sono un po’ inventata, e se è vero che in pasticceria certi azzardi non si dovrebbero mai fare quando non si padroneggia il mestiere, beh, allora direi che ho avuto un’altra botta di xxx!!! 

Plum upside down cake with almond butterTorta sottosopra (senza lattosio) alle susine

Ingredienti (dosi per uno stampo a cerniera da 22 cm di diametro):

  • 300 gr di farina tipo 2
  • 130 gr di zucchero di canna
  • 500 gr di susine mature ma ancora sode
  • 3 uova categoria 0
  • 180 gr di burro di mandorla ( lasciato a temperatura ambiente)+ q.b di supporto
  • 50 ml di rum scuro (o altro liquore a vostra scelta)
  • 1 cucchiaino abbondante di lievito in polvere
  • semi di 1 baccello di vaniglia
  • 1 pizzico di sale fino
  • 1 cucchiaino di cannella in polvere (facoltativo)
  • q.b. di olio evo per la teglia

Come prima cosa ungete lo stampo con olio, coprite il fondo con un foglio di carta forno e spolverizzate bene di farina i lati. Pulite e asciugate le susine, mondatele, tagliatele a metà e mettete tutto da parte. Raccogliete il burro di mandorle (molto morbido) in una ciotola e montatelo con fruste elettriche con 100 gr di zucchero, la cannella e i semi di vaniglia. Una volta ottenuto un composto ben spumoso unite le uova, uno alla volta, continuando a montare. Aggiungete la farina, precedentemente setacciata con il lievito, in due volte, alternandola con il rum ( se il composto dovesse risultare troppo compatto aggiungetene qualche cucchiaio). Disponete ora le susine nel fondo dello stampo, con il taglio verso l’alto e in modo da coprire tutta la superficie. Aggiungete il restante zucchero, con la punta di un coltello prelevate il burro di mandorla e distribuitene qualche goccia qua e là. Ricoprite il tutto con l’impasto e livellate bene. Cuocete la torta in forno già caldo, modalità statica, a 170° per circa 45 minuti ( fate sempre la prova stecchino per verificare l’avvenuta cottura). Trascorso il tempo, sfornate e lasciate raffreddare. Infine sformate la torta, capovolgetela in un piatto da portata, togliete il foglio di carta forno e servitela.

Una fetta di questa morbida e soffice torta si presta bene per una ricca colazione, ma volendo può essere proposta anche dopo una buona cena, magari accompagnata da una fresca pallina di gelato ( e in questo caso forse sarebbe preferibile servire la torta appena tiepida). Normalmente si conserverebbe benissimo per più giorni, giusto coperta con un foglio di carta, ma in questi giorni di caldo esagerato consiglio ( soprattutto per la presenza delle uova e della frutta) di tenerla in frigo (nel ripiano più basso) e tirarla fuori almeno 30 minuti prima del consumo.

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Ricotta vegetale di mandorle

vegetable almond ricotta cheese

La leggerezza del camminare; ridurre all’essenziale; essere umili per accogliere il mondo che ci viene incontro; e fare il vuoto dentro di noi così da stupirci e meravigliarci ancora.

Camminare, una rivoluzione. A. Labbucci

Sensi di colpa per non aver più scritto nemmeno una parola in queste pagine ve ne sono eccome! Ma in queste settimane avevo bisogno di fare altro. Probabilmente è stato il cambio di stagione, di orario, di fioriture, cambio di sentimenti ed esigenze …

Ho cucinato tanto, fotografato ancora di più, camminato sempre ad alta quota, visitato regioni a metà tra il sogno e la realtà, trovato neve e climi rigidi in giorni di primavera; sperato di veder lupi ed orsi liberi in mezzo ai boschi selvaggi … ma essermi accontentata dello scovarli tra le forme delle nuvole.

Ho attraversato paesini arroccati, solo in apparenza disabitati … quell’abitare nell’appennino ancora nascosto ai più, e forse per questo così vivo, tangibile e combattivo.

almond vegetable ricottaE poi sono tornata a casa, con mille immagini da riordinare ( e altrettanti pensieri ), sapori nuovi da catalogare e una voglia da colmare … In una terra dove la pastorizia ( quella vera) è ancora il punto di forza era quasi inevitabile vedersi mettere a tavola quelle forme di ricotta voluttuose e profumate. Ovvio che lì per lì mi sono limitata ad ammirarle, anche quando, dopo pochi minuti, non ne rimaneva che qualche segno sul piatto … ma poi, appena ne ho avuto occasione, ho deciso che anch’io avrei avuto la mia forma di “nuvolosa ricotta” …

n.b: al contrario di quanto credessi, fare la ricotta dal latte di mandorle è risultato molto più semplice e facile rispetto allo yogurt … mai l’avrei detto eppure è stato così!!! Ho seguito la ricetta ( presa dal libro Tutto dalla frutta secca ed essiccata ) senza apportare modifiche, ottenendo un risultato in consistenza eccellente, morbido e cremoso, ma dal sapore totalmente neutro. Volendo una ricotta da poter inserire in piatti dolci e salati, per me questo era una caratteristica ottimale, ma se desiderate un gusto leggermente più sapido, consiglio di aggiungere nella fase iniziale 1 cucchiaino di sale fino (meglio se integrale), e volendo anche qualche erba aromatica.

ricotta di mandorleRicotta vegetale di mandorle

Ingredienti ( per circa 300 gr di prodotto finito):

  • 1 l di latte di mandorle ( fatto in casa o acquistato)
  • 4 cucchiai di succo di limone

 In una pentola da bordi alti mettete il latte di mandorle e portate ad ebollizione. Abbassate la fiamma e versate il succo di limone, mescolando bene per amalgamarlo al meglio. Proseguite nella cottura per altri 3 minuti, poi spegnete e lasciate riposare il composto coperto per circa 40 minuti, in modo che la cagliate affiori completamente. Utilizzando una garza sterile ( o un canovaccio sottile e di cotone naturale) e una formina apposita ( io conservo quelle della ricotta normale, lavate e sterilizzate ovviamente) mettete a scolare la cagliata ( sopra una ciotola capiente in modo che resti un po’ rialzata); non serve un mestolo forato, basterà travasare tutto il composto poco alla volta e delicatamente. Coprite il tutto e lasciatelo riposare per circa 3 ore a temperatura ambiente. Dopo il tempo di riposo la ricotta avrà acquisito consistenza e sarà pronta per essere prelevata e messa in un recipiente chiuso da conservare in frigo. La ricotta si mantiene per un massimo di 5-6 giorni; abbiate cura di lasciarla un po’ a temperatura ambiente prima di consumarla, e poi la potrete gustare come più vi aggrada. E’ ottima da spalmare su fette di pane, con miele o marmellate, in versione salata o da inserire in mille impasti salati e dolci.

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Yogurt naturale di mandorla fatto in casa.

homemade almond yogurtMi pongo domande e mi arrivano altre domande, le risposte prima di metterle nero su bianco devono essere più che valide.

Dopo prove ed esperimenti, solitamente mi tocca farne altri.

Leggo e ancora leggo, diverse fonti, molteplici punti di vista, uno o più lingue … ma poi alla fine mica ci arrivo ad un sunto esauriente.

Cercando di restare in equilibrio, spesso mi trovo a dover allungare la lista di quello che si dovrebbe evitare … più che un metodo “sicuro” con cui procedere.

E tra un cerca, evita e verifica in questi ultimi periodi mi sono lanciata verso la produzione casialinga dello yogurt vegetale alternativo al solito yogurt di soia (autopodotto o acquistato che sia). Da molto tempo mi sto informando sull’assunzione di soia nella dieta quotidiana che, per chi come me è allergico ai latticini, è sempre stata una facile e veloce alternativa, considerata come una manna da cielo! Una “manna da cielo” che sembra però non far così bene alla salute, soprattutto un’assunzione quotidiana e in particolar modo per i bimbi ( in rete potrete trovar molti articoli a riguardo).

almondsPersonalmente non credo né agli alimenti “miracolosi” a sé stanti, né a quelli “mortali” (restando però sempre nell’ambito del naturale e rispettoso per l’uomo e la terra). Non dico di aver la verità in tasca, non dico di prendere questo come dato assoluto, ma quanto meno cercare di avere una dieta il più variegata possibile ( e per me possibile è una gran sfida!!!) penso sia una considerazione di banale buon senso!

Perciò eccomi qui, a sfidare un liquido che proprio non ne voleva sapere di diventare solido; ma dopo alcune prove (e clamorosi fallimenti), aggiusta di qui e bilancia di là, penso di essere arrivata ad un buon risultato.

n.b: Per la ricetta ho seguito questo articolo. Io sono partita direttamente dalle mandorle intere ( con una procedure più veloce e dosi diverse rispetto a quello che faccio solitamente ), ma nulla vi vieta di saltare questo passaggio ed acquistare un latte di mandorla già bello e pronto ( rigorosamente di ottima qualità, provenienza certa e sicura). Riguardo l’utilizzo dei fermeti scelti ho optato, per forza, su fermenti lattici vegani, quindi senza lattosio, acquistati in farmacia ( penso si possano trovare facilmente un po’ ovunque), ovvio che per chi non avesse problemi di allergie consiglio l’utilizzo di fermenti lattici normali ( molto più vispi e attivi dei primi …), oppure un preparato per yogurt biologico, o magari uno yogurt vegetale naturale e il più fresco possibile. (che, volendo evitare quello di soia, risulta però davvero di difficile reperimento).

homemade almond yogurtYogurt naturale con latte di mandorla fatto in casa ( senza yogurtiera)

Ingredienti ( dosi per circa 700 gr di prodotto finito ):

  • 150 gr di mandorle ( lasciate in ammollo e spellate)
  • 1 L di acqua ( il meno calcarea possibile)
  • 1 cucchiaio di sciroppo d’acero ( o miele)
  • 1-2 capsule di fermenti lattici vegan ( la quantità dipende molto dal tipo di fermenti utilizzati)
  • 1 cucchiaino raso ( circa 3-4 gr) di agar agar

La sera, in una robot da cucina, mettete le mandorle e iniziate a frullarle con 100 ml d’acqua, presa dalla quantità totale. Continuate a frullare aggiungendo a filo la restante acqua, cercando di amalgamare il tutto ed ottenere un composto il più possibile omogeneo. Lasciate riposare il tutto per circa 30 minuti poi, aiutandovi con un colino a maglie molto fini ( o garza sterile), filtrate il liquido ottenuto in una ciotola ( contrallate sempre che tutto ciò che utilizzate sia estremamente pulito), pressando bene per ottenere quanto più latte possibile. Travasate il vostro latte in una pentola, prelevatene circa un bicchiere e scioglietevi lo sciroppo d’acero e l’agar agar, riunite al resto e mescolate bene. Ora portate il vostro latte quasi a bollore ( circa 90° ) e nel frattempo posizionate una teglia in pirex o ghisa nel forno. Riempitela con acqua calda ( fate in modo che il livello d’acqua arrivi fino a metà dei barattoli) e portate la temperatura a 50°; poi spegnete e lasciate il forno chiuso con la luce accesa. Una volta che il latte avrà raggiunto la temperatura desiderata, spegnete il fuoco e lasciatelo intiepidire fino a raggiungere una temperatura di 40°-43° ( avere un termometro da cucina vi sarà molto utile in questo caso ). Inserite i fermenti, mescolate accuratamente e poi travasate il tutto nei barattoli ( io ne ho utilizzate tre da 250 ml) precedentemente sterilizzati. Delicatamente mettete i barattoli nella teglia, avvolgetela con una coperta di lana o pile, chiudete il forno spegnendo anche la luce e lasciateli riposare per tutta la notte ( circa 8-12 ore). Una volta che i vostri yogurt sono pronti, chiudete bene i barattoli con gli appositi coperchi e metteteli in frigo.

Questi yogurt, anche se mai cremosi e compatti come quelli in commercio, sono davvero buoni e si conservano per quasi una settimana, tendendo però man mano a separarsi dal loro siero. La dolcezza delle mandorle permette di consumarli direttamente così al naturale, ma niente toglie da assaporarli con l’aggiunta di ulteriore miele, frutta fresca o secca, semi oleosi o un ottimo muesli fatto da noi … il che è un ottimo modo per iniziare bene la giornata!

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Fave dei morti, piccoli biscotti a cavallo tra due mondi.

IMG_20131030_094605“Queste pastine soglion farsi per la commemorazione dei morti e tengon luogo della fava baggiana, ossia dell’orto … Tale usanza deve aver la sua radice nell’antichità più remota poiché la fava si offeriva alla Parche, a Plutone e a Proserpina ed era celebre per le cerimonie superstiziose nelle quali si usava. … Le fave, e soprattutto quelle nere, erano considerate come una funebre offerta, poiché credevasi che in esse si rinchiudessero le anime dei morti, e che fossero somiglianti alle porte dell’inferno. Nelle feste delle Lemurali si spuntavano fave nere e si percuoteva nel tempo stesso un vaso di rame per cacciar via dalle case le ombre degli antenati, i Lemuri e gli Dei dell’inferno.” P. Artusi  

Ho scomodato l’Artusi per darmi una mano nell’incipit di questo post, perché devo dire la verità; ho cercato in tutti i modi di non mettere la parola morte, defunti o sinonimi, ma proprio non ci sono riuscita! Il fatto è che parlare di queste tematiche mi mette di cattivo umore, mi fa venire in mente persone a me care che non ci sono più … e forse ormai sarò strana ma nel ricordo non riesco proprio a essere felice, sento solo una grande mancanza e un desiderio illogico di poterli riavere vicino a me, per raccontargli di tutte le cose che sono successe da quando se ne sono andati.

Sono pensieri forse stucchevoli e banali, ma in questi giorni mi si presentano prepotentemente davanti. Vorrei riuscire ad avere un punto di vista “giocoso” sul tema, ma proprio non mi appartiene. Da piccolina la moda americana dei travestimenti non era ancora arrivata e ci si limitava ad accompagnare genitori e nonni ai cimiteri con ceri, fiori, vasi e altri utensili da giardinaggio … insomma momenti certo poco spassosi. Poi finito il giro, più o meno lungo a seconda di con chi andavi, si tornava a casa e si iniziava a preparare il pranzo in famiglia … e questo invece era, ed è tutt’ora, un momento che ho sempre apprezzato. Non era un semplice pranzo domenicale, più che altro era un modo per tutti di allontanare i brutti pensieri, senza parole o discussioni ma, solo e soltanto nello stare vicini, nell’essere uniti.

E forse alla fine è questo il vero scopo di ogni festività. Pagana o cristiana, europea o americana, non importa; il fine ultimo finisce sempre nella convivialità e nella socialità, che poi, soprattutto per noi italiani, si traduce inevitabilmente con lo stare riuniti attorno ad un tavolo … possibilmente ben imbandito! Ed è proprio a questo tavolo che porterò i miei biscotti, non proprio tipici delle mie zone, ma comunque molto conosciuti (e poi scusatemi ma fare le dita della strega o ossa di vario tipo mi faceva davvero troppo senso … ebbene sì, sono un tipo decisamente impressionabile!!!).

Di ricette e modi per fare questi dolci ne esistono molte verisioni, differenti tra loro per alcuni ingredienti, quantità e forma. Alla fine, come mio solito, ho fatto un mix di ricette diverse, inserito le mandore con la pelle (perché amo il loro retrogusto amarognolo), incrociato le dita e aspettato un buon risultato … che poi, devo dire, è arrivato!

IMG_20131030_110257Fave dei morti (on my way)

Ingredienti (circa 50 pezzi):

  • 200 gr di mandorle spellate
  • 100 gr di mandorle con la pelle
  • 100 gr di farina di grano tenero
  • 100 gr di zucchero semolato
  • 1 bacca di vaniglia (solo semi)
  • scorza di 1 limone (non trattato)
  • 2 uova medie
  • 1 cucchiaino di rum (o altro liquore)
  • 1 pizzico di sale
  • q.b di cannella in polvere e zenzero in polvere (facoltativo e secondo gusti personali)

Iniziate a frullare lo zucchero con i semi di vaniglia in un robot (questo perché non amo mettere lo zucchero a velo in grosse quantità nei dolci), poi tostate per pochissimi minuti le mandorle in un padellino caldo (o in forno se preferite) e tritate anche queste nel robot, aggiungendo uno o due cucchiaini di zucchero, fino ad ottenere una farina. In una ciotola mescolate così tutti gli ingredienti secchi, fate un buco al centro e mettete le uova sbattute leggermente e il rum. Iniziate ad impastare, trasferendovi su di un piano poco infarinato (meglio non di legno). Una volta che avrete ottenuto un composto omogeneo fate una palla e lasciatela riposare qulche minuto, giusto il tempo di prendere una teglia, adagiarvi la carta forno e accendere il forno a 170°-180°. A questo punto iniziate a formare delle palline, grosse quanto una noce più o meno, a forma ovoidale, mettetele sulla teglia e appiattitele (io ho usato la punta di un cucchiaino perché mi piaceva l’idea di inciderle, altrimenti potete farlo solo con le dita). Essendo la pasta leggermente appiccicosa vi consiglio di inumidirvi le mani spesso, così da facilitarvi la lavorazione. Inoltre non vi preoccupate di distanziare troppo i biscotti nella teglia, crescono davvero pochissimo (quasi niente).

Una volta terrminata la pasta infornate i biscotti e cuoceteli per circa 15 minuti, poi estraete la teglia, cospargeteli con altro zucchero (semolato o di canna) e continuate la cottura per altri 5 minuti circa.

Come sempre fate raffreddare i vostri biscotti possibilmente sopra una gratella … e poi gustateli come più vi aggrada. Ps: se tenuti in un contenitore ermetico, o scatola di latta, si conservano bene per una settimana intera (ma non credo ci arrivino … ).

Un abbraccio e buon fine settimana a tutti!