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I piatti di competenza e la scarola saporita.

scarola saporitaNon so se in tutte le case funzioni nello stesso modo, ma qui ci sono piatti di competenza.

Con piatti di competenza intendo ricette che da un preciso momento X, per quanto facili o difficili che siano, se richieste, presentate o proposte per un pranzo, vanno senza proferir verbo eseguite da un unico membro della famiglia; chiunque si azzardi a spezzare questo rito certo non verrà esiliato, ma fin da principio saprà già che mai riuscirà a competere nella bontà finale … né per parer dei commensali, né per onesto parer suo!

Risalire all’origine del circolo vizioso (o virtuoso a seconda di come lo si guardi) risulta pressoché impossibile, anche il più abile di memoria ha abbandonato l’impresa da tempo immemore, ma sta di fatto che il responsabile di turno dei fornelli, se chiamato in causa, niente può contro la maggioranza e, di buona volontà (quasi sempre) o meno, dovrà prender postazione e accendere i fuochi. Che poi, magari, nelle fasi pulizie e taglio ingredienti, un aiuto lo si da e lo si accetta sempre volentieri, ma nel momento cruciale il massimo numero di mani che si muovono, non deve superare il paio … gli occhi che osservano e lo stomaci che borbottano invece sono senza limite imposto.

scarola saporitaI suddetti piatti possono, come ho già detto, esser di una banalità disarmante, difficili nella realizzazione, oppure semplici ma molto lunghi nei tempi … unica clausola che siano piatti di stagione … certo nessuno mai azzarderebbe a pronunciare una frase del tipo ” Avrei tanto voglia di una bella peperonata!” nel bel mezzo di gennaio!!!

E così, non poche settimane fa, mi ha assalito una voglia di scarola saltata in padella, con qualche acciuga e un leggero agrodolce ( che pur non essendo tipicamente ligure fa parte da tempo immemore dei piatti di famiglia). Normalmente in questo periodo sono solita mangiarla in insalata ( ma tutte le foglie … mica solo il cuore come fanno spesso vedere in molti e ben noti canali culinari televisivi), mescolata a molte altre varietà invernali, ma in quel preciso istante, anzi in quella precisa sera, mi andava solo in quel modo. Facile e veloce la ricetta, con ingredienti che erano tutti alla portata di mano, e nulla poteva esimermi dal preparamela da sola … se non fosse stata proprio uno di quelle “famose competenze” … non mia però, ma di mia mamma; perché per quanto semplice e facile sia la ricetta, come la fa lei nessun altro … e ovviamente il perché ancora non l’ho scoperto!

Quindi toccava aspettare, pazientare ( perché lei in cucina deve “avere i suoi tempi”), ricordare ogni tanto e sperare che arrivasse il giorno buono.

Poi finalmente, saranno state le feste, i giorni di vacanza o il fatto che la scarola fuori nei cesti del giardino dai miei abbondava più del solito, il piatto è arrivato. Profumato e buono come sempre, spazzolato nel giro di due forchettate come da copione!

scarola saporitan.b: Per prima cosa mi scuso se ultimamente vi sto infilando le acciughe in ogni dove … ma cercate di capire; una volta arrivato il Natale e aperti finalmente quei barattoli sotto sale, si da libero sfogo alla voglia che ha attanagliato fin dal mese di giugno!!! Ovvio che la presenza nella ricetta non è vincolante, ma il sapore che donano al piatto è meraviglioso; quindi se non siete contrari all’utilizzo ve lo consiglio caldamente ( e in caso contrario magari correggete la sapidità). Altra cosa … dosi riportate a pizzichi, cucchiai, occhio e gusti … insomma le classiche ricette di casa, che seguono l’anima e mai i grammi della bilancia!

Scarola ( in leggero agrodolce) saltata con uvetta e pinoli.

Ingredienti ( dosi per 2-3 persone):

  • 1 cespo (non troppo piccolo) di scarola
  • 5-6 filetti di acciughe sott’olio ( se non fatte in casa, di ottima qualità)
  • 2 cucchiai di uvetta
  • 2 cucchiai di pinoli ( precedentemente tostati)
  • 1 punta di peperoncino fresco ( non troppo piccante)
  • 1 cucchiaino di zucchero di canna
  • 2 cucchiai di aceto di mele
  • 1-2 cucchiai di pangrattato
  • q.b. di sale fino integrale
  • q.b. di olio evo ( per me tipo ligure)

Iniziate pulendo la scarola. Mondatela, lavatela accuratamente e lasciatela scolare, Nel frattempo mettete in ammollo l’uvetta in acqua tiepida e tostate i pinoli in padella per  qualche minuti. Prendete una padella abbastanza ampia, mettete un filo d’olio, il peperoncino e accendete il fuoco al minimo. Aggiungete le acciughe e fatele cuocere finché non si disfino completamente. Poi aggiungete la scarola ( volendo potete anche tagliarla un po’), un pizzico di sale, girate brevemente, alzate la fiamma a fuoco medio e mettete il coperchio. Appena la scarola sarà appassita (giusto qualche minuto di cottura), togliete il coperchio, aggiungete l’uvetta strizzata e amalgamate ancora. Aggiungete poi i pinoli, lo zucchero e l’aceto di mele. Fate cuocere il tutto ancora per qualche minuto (dovrà risultare piuttosto asciutta, in quanto anche dopo cotta tenderà a rilasciare molta acqua), poi spegnete il fuoco (assaggiate per correggere in caso l’agrodolce o la sapidità). Infine spolverizzate di pangrattato, mescolate per amalgamare il tutto, chiudete con il coperchio e lasciatela riposare per almeno 10-15 minuti.

Servite la scarola ancora tiepida ( per me servita fredda anche il giorno dopo è una goduria comunque ). In questo modo è ottima da servire come antipasto leggero o contorno saporito. Però ( e qui la tradizione del sud insegna) è ottima anche come farcia per calzoni, pizze o focacce. Trovo sia buonissima anche come condimento per una pasta ( in questo caso il pangrattato consiglio di metterlo con parsimonia e a piatti fatti, magari pure tostato un attimo in padella, al posto della grattata di formaggio per intenderci), magari corta, integrale e pure di un certo spessore!!!

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Polpo con patate alla (nonna) Giuliana

polpo alla (nonna) GiulianaTra me e il polpo c’è sempre stata grande sintonia.

Da piccola giocavamo a nascondino tra gli scogli e, se nella maggior parte dei casi, era sempre lui a vincere la partita, bastava l’intervento di mio papà per portare il punto a nostro favore. Lui li catturava e io, tenendo la presa ben stretta, li portavo a riva dalla mamma … o meglio, andavo da lei con le braccia alzate cercando di farmi togliere quei tentacoli che mi si erano avvinghiati fino al gomito!!!

E quando non cercavo di catturarli pregavo di farmi raccontare ( per l’ennesima volta) favole su di loro … “il polpo gigante di Tellaro, che con i suoi immensi tentacoli riuscì a suonare le campane della chiesa a picco sul mare, salvando l’intero paese dalla notturna imboscata dei pirati saraceni”.

polipoPolpi nostrali e polpi di mari vicini; appesi a graticci sotto il sole cocente del Peloponneso, cosparsi di rossa paprika al nord della penisola iberica, cotti in cocci pesanti nelle regioni del sud … ricordi di mari passati … ricordi con profumi intensi.

In casa non credo ci sia una particolare preferenza sul metodo di cottura, dal semplice polipo bollito a quello preparato nella pentola di ghisa, seguendo rigorosamente la ricetta della nonna ( che sta a metà tra quello all’inferno e quello di origini campane), è sempre una festa e un leccarsi i baffi quando lo si vede apparire in tavola!

Ammetto che questa non è propriamente stagione di polpi ( che a dirla tutta quest’anno è stata più avara del solito), ma in freezer ne avevamo ancora uno, quei piccoli tesori pescati da uno degli ultimi pescatori del paese, e la giornata mi sembrava ideale per dargli una degna conclusione … sole brillante, caldo quasi estivo e una mamma con cui poter cucinare … anche in suo onore!!!

polpo alla (nonna) Giulianan.b: preciso che, nel caso vogliate procedere con la ricetta disponendo di un polpo fresco ( mi raccomando di ottima qualità), i tempi di cottura si allungheranno leggermente. L’importante è comunque utilizzare una pentola possibilmente in ghisa o in coccio, coprirlo molto bene, averne cura, non lasciarlo troppo da solo, e affidarvi al vostro occhio e tatto per controllare la cottura … alla fine dovrà esser molto tenero, quasi a sciogliersi in bocca. Alta precisazione sull’utilizzo dei pomodori; assolutamente freschi e non sostituibili con pelati; il che data la stagione sta a significare pomodori in serra, biologici che iniziano ad avere un buon sapore ( certo non come quelli estivi) ma dal prezzo abbastanza elevato … spesa però accettabile dato il numero assolutamente esiguo!

polipoPolpo con patate alla (nonna) Giuliana

Ingredienti ( per 6 persone circa):

  • 2 kg di polpo
  • 4-5 patate non troppo grandi
  • 3-4 pomodori freschi ( la varietà che preferite)
  • 1 peperoncino piccante ( per me il solito calabrese)
  • 1/2 bicchiere da tavola di vino bianco secco
  • 1 costa di sedano
  • 1-2 rametti di rosmarino
  • 2 foglie d’alloro
  • 1 ciuffo di salvia
  • 2 rametti di maggiorana
  • 1 cipolla
  • 1 scalogno
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 mazzetto di prezzemolo fresco tritato finemente
  • q.b. di olio evo
  • 1 pizzico di sale fino integrale

Iniziate con il pulire e mondare cipolla, aglio e scalogno e con il riunire tutti gli odori, ad eccezione del prezzemolo, in un mazzo che legherete con spago da cucina. Mettete nella pentola tanto olio quanto serve a coprire il fondo e poi aggiungete, in questo ordine, il polpo, i pomodori lavati e tagliati a metà, cipolla, aglio, scalogno, il peperoncino intero e il mazzo di odori. Coprite con un foglio di carta ( quella dei normali sacchetti va più che bene ma, se avete a disposizione la carta pergamena ancora meglio) cercando di sigillare i bordi, mettete il coperchio chiudendo bene e accendete il fuoco a fiamma medio bassa. Fate cuocere il tutto per circa 30 minuti, poi aprite, girate il polpo ( in modo da non farlo attaccare sul fondo), aggiungete metà dose di vino, richiudete e continuate la cottura per altri 30 minuti. Nel frattempo pelate e pulite le patate, tagliatele a metà e lasciatele in ammollo in acqua fredda. Passata la mezz’ora, riaprite, girate nuovamente il polipo, aggiungete le patate scolate dall’acqua, il sale e il restane vino, richiudete bene e continuate a cuocere il tutto per altri 30 minuti circa. Una volta cotto il tutto ( infilzando una forchetta nel polpo dovrebbe affondare molto facilmente) spegnete, togliete la carta e lasciate riposare coperto per circa 15-30 minuti ( si può benissimo preparare la mattina per la sera e riscaldarlo un attimo prima di servirlo … più tempo riposa e maggiormente si intensificherà il sapore).

Servite il vostro polipo tagliato in pezzi (mi raccomando non scartate la sua pelle … è la parte più saporita), con l’aggiunta di prezzemolo e una buona scorta di pane a disposizione … con tutto quell’adorabile sughino non fare la scarpetta sarebbe un vero delitto!!! E nel caso avanzasse, ma non penso, non preoccupatevi, il giorno dopo sarà ugualmente buono!

 

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Calamari al forno con limone, erbe aromatiche e pane grattugiato.

IMG_20140201_132325Questo è un’altro di quei piatti di casa, un piatto della mia famiglia, un piatto insegnatomi da mia mamma.

Uno di quei piatti che preparo quando ho voglia di sapori nostalgici e profumi di mare; il mio mare, che anche se non perfetto, un po’ malandato e maltrattato, talvolta mi manca.

E poi qui nasce la leggenda del ricordo sbagliato; tenti di ripercorrere passo dopo passo i soliti gesti, allinei gli ingredienti, incastri le solite combinazioni, e pensi quasi di essere riuscita nell’intento! Poi arrivi alla fine e ti accorgi che il risultato non è mai uguale a quello che avevi archiviato in memoria, buono sì, però diverso … un ricordo sbagliato appunto!

Prima di iniziare una piccola precisazione. I calamari (molluschi ricchissimi di fibre, un buon valore proteico e un bassissimo contenuto calorico) in questione erano stati pescati nelle mie zone un po’ di mesi fa, puliti e messi in congelatore. Credo che molti storceranno il naso al pensiero di aver “sacrificato” del pesce fresco! Però, personalmente, ritengo sia più corretto acquistare del buon pesce locale durante i periodi giusti (a tal proposito vi avevo già inserito un link interessante nella pagina stagionalità, ma qui vi rimetto un’altro link di un sito altrettanto ben fatto e che apprezzo molto), che rispettino le stagioni del mare e le specie ittiche … magari il sapore né risentirà un minimo, davvero un minimo, ma  la fauna e la flora marina ringrazieranno calorosamente per il gesto compiuto. E per me questo é un prezzo da pagare decisamente accettabile!

Ma ora fine dei predicozzi e passiamo alla ricetta … nemmeno a dirlo molto semplice, con pochi ingredienti ma con un risultato davvero sorprendente: il delicato sapore dei calamari che risalta, la crosticina che soddisfa il palato e il sughetto rimasto nel piatto, e nella teglia, che richiede solo una sacrosanta e doverosa scarpetta!

IMG_20140201_132801Calamari al forno con limone, erbe aromatiche e pane grattugiato

Ingredienti (per 2-3 persone):

  • 600 gr di calamari non molto grandi già puliti e scongelati
  • 3-4 cucchiai di olio evo
  • 1/2 limone
  • 1 ciuffo di prezzemolo
  • 3-4 cucchiai di pane raffermo grattugiato (o in mancanza pangrattato)
  • 1/4 di bicchiere di vino bianco secco (buono)
  • q.b di timo, erbe di provenza, peperoncino in polvere, maggiorana, coriandolo macinato

Iniziate con il pulire e lavare il prezzemolo (mi raccomando non buttate i gambi che per fare un brodo vegetale sono ottimi), tamponate lo bene, tritatelo finemente e mettetelo da parte. In una ciotola capiente mettete il succo di limone, l’olio, le erbe aromatiche (per me circa 1/2 cucchiaino ciascuno) e le spezie; mescolate brevemente e poi unite i calamari. Date un’altra  mescolata e poi unite il pane grattugiato, mescolate amalgamando bene il tutto (con le mani si fa molto prima). Prendete una teglia, ungetela con un filo d’olio e poi distribuitevi i calamari, cercando di disporli in un solo strato. Lasciateli marinare in questo modo giusto il tempo che il forno arrivi a temperatura. Cuocete il tutto per circa 40 minuti a 200°-220°, passando a modalità ventilata gli ultimi 10 minuti, cercando di mescolarli di tanto in tanto e bagnandoli con il vino bianco circa a metà cottura. Non vi preoccupate del liquido che si formerà in cottura, sembrerà troppo, ma vi assicuro che alla fine sarà tutto assorbito. Vi accorgerete comunque che saranno pronti quando il sughetto si sarà ristretto e provando ad infilzarli con una forchetta risulteranno molto morbidi.

Una volta cotti terminate con il prezzemolo tritato e servite. E il vino bianco ovviamente completa il tutto a meraviglia!!!

Buona settimana e a presto

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25 novembre, Santa Caterina, per me vuol dire una cosa sola … panzerotti di “Pitei”.

IMG_20131125_134506Non siate precipitosi! Cercate di non cadere nell’errore di collegare il termine panzerotti del titolo a quelli salti molto diffusi nel sud Italia. Perché questi sono dei panzerotti fritti ma dolci, molto simili nella forma ai noti ravioli, che vengono preparati nel paese della mia nonna (l’altra non questa) per tutto il periodo natalizio, anche se la tradizione vuole che si consumino per il giorno di Santa Caterina, il 25 novembre, cioè un mese esatto al Natale.

L’origine di questi panzerotti dolci, circoscritta al piccolo borgo ligure di Pitelli, non è molto chiara, ma la mia nonna mi ha sempre raccontato che quando era piccola, specialmente nel periodo di guerra, solo le poche famiglie facoltose preparavano questi dolcetti, essendo ricchi di ingredienti allora molto costosi (altri penso proprio non fossero presenti nella ricetta), mentre le altre, comprese la sua, dovevano limitarsi a guardare ed accontentarsi del profumo sparso nei caruggi tra le case. Nonostante ciò, la tradizione rimase e, con l’arrivo dei tempi migliori, si diffuse in tutte le cucine. In quella della nonna arrivò anni dopo, quando era novella sposa, grazie ai consigli ed indicazioni di una vicina di casa. E’ da quel momento che nella nostra famiglia vengono fatti questi buonissimi dolcetti (con gli utensili che la nonna ha ereditato dalla sua mamma … e guai ad usare altro!!!).

IMG_20131125_113520A dire il vero il pasto tradizionale comprende frittelle di baccalà, cavoli lavagnini bolliti e patate bollite, finendo poi con i panzerotti (insomma si iniziano ad allenare i muscoli mandibolari e lo stomaco per i giorni a venire!!!) … la vera star della giornata. Si consuma tutto il pasto con gusto e soddisfazione ma si sta ben attenti a lasciar spazio a sufficienza per l’arrivo del dolce. Quando giungono i vassoi ognuno si avvicina al suo preferito e inizia a servirsi, rigorosamente con le mani. Poi immancabili arrivano i dibattiti sul più apprezzato, e ancora dopo tanti anni c’è chi non ha ancora deciso, e la verifica sul record di mangiata, campione in carica ancora mio zio … penso imbattibile!

E’ un lavoro abbastanza lungo e diviso in più riprese, ma il risultato supera nettamente la fatica. La pasta sta a metà tra quella secca e quella all’uovo,  mentre il ripieno di base è composto da zucca, amaretti, zucchero, pinoli e uvetta, che poi viene arricchito da una parte dal cacao e dall’altra dalle bietole (i miei preferite, anche se fino ad oggi sono rimasta in minoranza … certo che con il cioccolato è sempre difficile battersi!).

Prima di iniziare con la ricetta premetto che con le dosi ho fatto un po’ di fatica, perché si sa le nonne vanno sempre ad occhio! Ma rendendomi conto che come unità di misura “un po’ di …” non è ciò che si definisce precisione, ho cercato di quantificare al meglio possibile. Dovrei esser riuscita nell’intento però cercate di tenerlo sempre a mente, quindi state attenti e non trascurate il vostro tatto, gusto e qualità dei vostri ingredienti. Altra piccola annotazione è sull’utilizzo dell’olio nella pasta; in realtà vi si dovrebbe mettere il burro morbido, ma non volendo escludere nessuno in famiglia dall’assaggio, si è dovuto fare una sostituzione durante gli anni … quindi per chi può … che burro sia!!!

Ps: come potrete notare le mani sono di più persone ma mai le mie … ma giuro che le mani in pasta le avevo io!

IMG_20131125_135125Panzerotti dolci di Pitelli con zucca, amaretti, pinoli, uvetta, bietola e cacao

Ingredienti (per circa 100 pezzi):

  • Per la pasta:
  • 800 gr di farina 00
  • 1 uovo medio + 1 tuorlo
  • 4 cucchiai di olio evo delicato
  • 300 ml di Marsala
  • 30 gr di zucchero semolato
  • 30 gr di zucchero a velo
  • 1 pizzico di sale fino
  • q.b di acqua tiepida
  • Per il ripieno:
  • 800 gr di polpa di zucca già cotta, circa 1,5 Kg da pulire (meglio farlo il giorno prima e in forno)
  • 1 mazzo grande di bietole
  • 250 gr di amaretti
  • 200 gr di uva sultanina
  • 200 gr di pinoli
  • 300 gr di zucchero semolato
  • semi di 1 bacca di vaniglia (o 2 bustine di vanillina o essenza)
  • scorza grattugiata di 1 limone (non trattato)
  • 45 gr di cacao amaro in polvere
  • 1 pizzico di sale
  • Per friggere:
  • 1,5 l (circa) di olio di arachidi
  • Per la copertura:
  • q.b di zucchero a velo

Iniziate con la preparazione del ripieno, procedendo con il prepararvi tutti gli ingredienti.

Prendete le bietole e, dopo averle lavate e mondate, mettetele a bollire con un pizzico di sale. Una volta cotte lasciatele scolare bene e, una volta fredde, strizzatele bene e riducetele a crema, aiutandovi con un cutter o frullatore ad immersione, e poi mettetele da parte in una ciotola non troppo grande. Intanto sciacquate l’uvetta e lasciatela in ammollo nel Marsala. Prendete poi la polpa di zucca e riducete anche questa a crema, e poi finite con il tritare finemente tutti gli amaretti. A questo punto prendete una ciotola capiente, mettetevi la polpa di zucca e mescolando molto bene aggiungetevi gli amaretti, la scorza di limone, lo zucchero, l’uvetta scolata e tamponata, i pinoli, la vaniglia, il pizzico di sale e mescolate fino ad ottenere un composto omogeneo. Ora prendete la ciotola più piccola con le bietole, versatevi dentro circa 2/3 dell’impasto di zucca (questa quantità è dovuta al fatto che in casa mia la richiesta maggiore è per quelli al cacao … però voi potete suddividere l’impasto a vostro piacimento, anche metà precisa) e amalgamate bene. Nel rimanente impasto di zucca invece aggiungete il cacao setacciato e, come prima, amalgamando bene. Fase preparazione impasto finita, volendo si può anche preparare il giorno prima e poi conservarlo in frigo, ma non consiglio di far passare troppo tempo.

IMG_20131125_113117E ora passiamo alla pasta.

Procedete come per la lavorazione di qualsiasi pasta ripiena. Su di un piano da lavoro mettete la farina setacciata, fate la classica fontana e mettetevi l’uovo e il tuorlo, leggermente sbattuti, il sale i due tipi di zucchero, l’olio e incominciate ad impastare (prima con una forchetta poi a mano). Man mano incorporate la farina aggiungete il Marsala e continuate ad impastare, aggiungendo poca acqua nel caso l’impasto fosse troppo asciutto, fino ad ottenere un composto liscio ed elastico. Dividete l’impasto in due (questo solo per questioni di praticità mia nell’impastare), fate la solita palla con entrambi i pezzi, coprite con pellicola e un canovaccio pulito e lasciatela riposare per circa 30 minuti a temperatura ambiente.

Una volta trascorso il periodo di riposo iniziate a stendere la pasta. Con l’aiuto di una macchina (o se a differenza mia siete brave sfogline con il mattarello) stendete la pasta in una sfoglia sottile, dividetela in strisce larghe circa 8 cm, distribuitevi sopra il ripieno (prima un tipo poi l’altro … altrimenti sarà davvero una scommessa poi riconoscerli), distanziando i mucchietti di circa 4 cm; piegate il lembo di pasta scoperto sul ripieno, facendolo combaciare con quello sottostante.

IMG_20131125_114431Pressate leggermente con le dita tra un mucchietto e l’altro per fare uscire l’aria e, con una rotellina, ritagliate i ravioli (mettendo da parte la pasta in eccesso che poi rimpasterete … mai sprecare nulla!!!).

IMG_20131125_115157Man mano che procedete metteteli a riposare su una gratella (magari facendo un’ingegnosa divisione tra i due tipi) o se non l’avete anche su canovacci puliti e poco infarinati.

Una volta terminati gli ingredienti non vi rimane che friggerli. Importate in abbondante olio, ad immersione, e pochi alla volta; stando attenti a girarli in cottura e toglierli una volta dorati per bene. Sono ottimi sia tiepidi che freddi, si conservano bene anche per qualche giorno se conservati in un luogo non troppo umido e … come ho già detto obbligo mangiarli con le sole mai!

IMG_20131125_115939Per servirli unico consiglio è di presentarli con una generosa spruzzata di zucchero a velo e in due vassoi separati … così magari anche voi potrete constatare quale sarà il più apprezzato!!!

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Continuando con le ricette di famiglia: la torta “tripudio” di mele.

IMG_20131006_085058Come primo dolce d’autunno non potevo che cadere in questa ricetta. Una torta certamente non scenografica o particolarmente ingegnosa, ma che mi accompagna fin da quando ero piccola, a cui sono molto legata e che mi viene da fare quando il morale non è proprio alle stelle. Questo dolce dei primi pomeriggi in casa e delle prime piogge me lo ha insegnato mia mamma, colei che mi ha inoltre iniziato al mondo del cibo “sano e pulito”, e stiamo parlando degli anni ’80 … quindi periodo in cui termini come sostenibile, biologico e km0 non erano proprio di moda!!!

Si tratta di una ricetta davvero facile e veloce, adatta quindi a tutte quelle donne e mamme che, nonostante i numerosi impegni quotidiani, non si rassegnano a cadere nell’acquisto compulsivo e tentatore del “già bello e pronto” … ma poi vai a vedere te cosa cavolo vi hanno messo dentro veramente!!! Un giusto compromesso tra genuinità e dolcezza.

A dire la verità questa torta ha subito dei mutamenti nel corso degli anni, tutti causati dalle mie disavventure alimentari; è partita con latte e burro (poco a dire il vero) per poi smarrirli per la strada, ma con gentilezza e senza dare troppo nell’occhio. Una cosa però non è mai cambiata, la preponderanza della quantità di mele presenti, un vero omaggio a questo magifico frutto che adoro e che ci terrrà compagia durante tutta la stagione fredda.

IMG_20131005_183220Per questa ultima sfornata ho usato delle bellissime mele (golden e renette) della Valdichiana, consigliatemi dal mio amico contadino (mi ha quasi obbligata a prenderle!), al posto della solita farina di grano tenero ho utilizzato della farina di orzo intergale (specifico che non è quella ritratta in foto … ma l’altro barattolo era davvero mal messo!) e invece del rum scuro ho messo dell’Amaretto di Saronno, ma questa modifica è stata dettata unicamente dal fatto che non avevo altri alcolici disponibili in casa!!!

IMG_20131006_085743Torta di mele con farina d’orzo integrale, uvetta e pinoli

Ingredienti:

  • 1 kg di mele golden e renette
  • 150 gr di farina d’orzo integrale
  • 200 gr di zucchero di canna grezzo
  • 50 ml di olio evo (leggero e delicato)
  • 1 uovo medio
  • 12 gr lievito per dolci
  • 1 limone (meglio non trattato)
  • 1 bicchierino di Amaretto di Saronno (o altro liquore)
  • 30 gr di uvetta (già ammollata in acqua tiepida per 10 minuti)
  • 30 gr di pinoli
  • semi di una bacca di vaniglia
  • 1 pizzico di sale fino
  • q.b di acqua (o latte)

Come prima cosa sbucciate e tagliate le mele a lamelle abbastanza fini, mettetele in una ciotola e spruzzateci il succo del limone, così da non farle annerire. In un’altra ciotola sbattete l’uovo con 150 gr di zucchero e montate brevemente. Continuando a mescolare unite il liquore, la vaniglia e, alternandoli tra loro, la farina (setacciata), l’olio e tanta acqua quanto basta ad ottenere una consistenza piuttoso liquida, un po’ più densa di una pastella da frittura per capirsi. A questo punto aggiungete il lievito setecciato, mescolate prevemente, poi aggiungete le mele, i pinoli, l’uvetta e fate amalgamare bene il tutto.

Disponete il composto in una teglia con carta forno (o imburrata e infarinata), livellate e spargete sulla superfice tutto il rimanente zucchero di canna (50 gr). Cuocete con forno statico a 170°/180° per 50/60 minuti.

Io ho utilizzato uno stampo a cerniera di 22 cm di diametro, nel caso usaste una stampo più grande ricordatevi che i tempi di cottura diminuiranno. Ad ogni modo la prova stecchino è sempre bene accetta!

Da servire tiepida o fredda, semplice o con zucchero a velo, per colazione o merenda, è sempre ottima e la cosa positiva è che si conserva benissimo anche per diversi giorni senza mai perdere la sua morbidezza.