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La ricetta dei biscotti … che chissà da dove arriva

IMG_20130517_134734Come avevo già scritto in precedenza ogni angolo della mia casa nascondeva nei posti più impensabili fogli svolazzanti in cui erano annotate ricette prese qua e là, da giornali, programmi e persone. Negli stessi giorni in cui mi accingevo ad aprire questo mio angolo di vita avevo diligentemente riunito i vari scritti e ritagli in un unico quaderno con lo scopo di annotarle nel blog (così da esser certa di non perderli). Ovviamente mi sto rendendo conto che il lavoro è molto lungo e richiede tempo e pazienza, ma credo che arriverò a capo della matassa  … prima o poi …

Beh, per farvela breve la ricetta di questi biscotti viene proprio dal quel mucchietto di fogli e ritagli. Se devo essere sincera la vera origine non la ricordo; assomiglia molto alla catena di Sant’Antonio, dove i passaggi da una mano all’altra moltiplicandosi nel tempo e nello spazio fanno perdere le tracce della loro fonte originaria. Sono quasi certa che me l’abbia passata E., una mia cara amica, ma altrettanto certa sono del fatto che la ricetta non sia la sua …. forse dell’amica dell’amica ecc… Comunque sia è una ricetta che adoro e che di volta in volta adatto e modifico a seconda della stagione e di ciò che offre la dispensa al momento. La cosa bella di questi biscotti è che possono risultare benissimo anche in versione “milk free”, sostituendo il normale burro a quello di soja (non uso mai la margarina), e il risultato resterà sempre morbidissimo e goloso. Oggi però vi propongo la versione normale … anche perché li avevo pensati come colazione per M. normalissimo consumatore di latticini e formaggi ….. quindi per voi

Gallette morbidi al vino bianco e ribes

IMG_20130517_172125Ingredienti:

  • 200 gr farina 00
  • 120 gr burro
  • 100 gr ribes secchi (meglio se biologici)
  • 90 gr zucchero
  • 1 bustina vanillina (o essenza)
  • 1 cucchiaino raso di lievito per dolci
  • scorza di 1 limone
  • q.b di vino bianco secco (o liquoroso)
  • pizzico di sale

Il procedimento è molto semplice e ricorda alla lontana quello dei classici biscotti al cioccolato americani (prima o poi mi dovrò piegare alla pressione di casa e farli …). Specifico che il vino bianco è una nuovissima versione, solitamente uso latte (o latte di mandorle/soja nel caso) o acqua, ma in questo caso trovo che il vino gli dia quello sprint in più!!! Iniziate tirando fuori il burro dal frigo per farlo ammorbidire bene, ci vorrà almeno una buona oretta (con queste temperature poco primaverili). Una volta ammorbidito bene lavoratelo a pomata con un cucchiaio di legno, oppure fruste elettriche se vi torna più comodo, aggiungete lo zucchero, la scorza grattugiata del limone, il pizzico di sale e continuate ad amalgamare. Arrivati ad un composto omogeneo iniziate ad unire la farina setacciata, il lievito, la vanillina  e tanto vino quanto basta ad arrivare ad un composto omogeneo e abbastanza morbido (non liquido mi raccomando, indi per cui vi consiglio di mettere il vino poco alla volta in modo da potersi regolare). Aggiungete infine i ribes leggermente tritati, a coltello, e aiutandovi con una tasca da pasticcere (bocchetta liscia o a stella è uguale, l’importante è che sia piccola e in mancanza di tasca da pasticcere un normale cucchiaino da caffè sarà perfetto!) formate delle piccole gocce (o dischi) su una teglia rivestita con carta forno, avendo l’accortezza di distanziarli di qualche centimetro, cresceranno molto (in larghezza …). Infornate a 180° per circa 20 minuti a forno statico. Appena diventano dorati sono pronti, devono però raffreddarsi quindi vi consiglio di utilizzare la classica gratella.

IMG_20130517_172552Volendo potete completare l’opera con una spolverizzata di zucchero a velo e servirli come ottima merenda. In caso contrario riponeteli in un barattolo o scatola di latta e si conserveranno benissimo per le prossime colazioni!

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Vento del sud

Come si sarà notato in questi ultimi giorni la mia vita da blogger ha latitato un po’, ma non pensate male … anche se non mi sono fatta sentire ho comunque provato e accolto nuove esperienze ed avventure culinarie. I passati giorni di festa li ho tracorsi nella mia Liguria che, per piacevoli coincidenze, è stata trasformata ed ammaliata da una giocosa brezza salentina, carica di vecchi e cari amici e un sacco di nuove ricette e bei ricordi.IMG_20130414_075030 E proprio per questo motivo, accampagnata da un briciolo di nostalgia, mi sono subito buttata in questa nuova (almeno per me) ricetta; le fantastiche e gustosissime INTORCHIATE. Sono dei dolci la cui lavorazione ricorda vagamente il procedimento iniziale dai taralli, ma l’impasto, oltre a prendere una forna differente, è arricchito dalla fragranza delle mandorle tostate; oltre tutto per me sono state una vera rivelazione dal momento che sono totalmente prive di latticini. Premetto che la lavorazione non è “proprio veloce” ma se come me cogliete l’attimo, ne fate in abbondanza e, conservandosi facilmente, ne avrete a disposizione una discreta quantità per molto tempo … bocche fameliche permettendo!!! Poi fondamentale creare la giusta atmosfera … per aiutarmi (adoro cucinare con la musica, purchè adatta!) ho messo come “sfondo” (fondo non tanto a dire il vero visto che il volume era quasi al messimoo …) l’Officina Zoe … e poi son partita.

Intorchiate (o trecce) alle mandorle e zucchero

Ingredienti:

  • 500 gr di farina 00IMG_20130414_074808
  • 100 gr di mandorle sgusciate
  • 150 gr di zucchero semolato
  • 130 ml di olio di semi (girasole o mais)
  • 125 ml di vino bianco secco
  • pizzico di sale
  • bacca di vaniglia (o 2 bustine di vanillina)
  • mandorle e zucchero per decorare

Iniziate a tostare 50 gr di mandorle in un padellino (o in forno a 200° per 10-15 minuti) e tritatele a farina. E già a questo punto il profumo di mandorla vi farà brillare gli occhi … In una capiente ciotola mettete prima tutti gli ingredienti secchi (precedentemente setacciati) mescolate bene e aggiungete l’olio e il vino. Iniziate ad impastare (con le mani nel mio caso, ma se avete robot da cucina … meglio per voi) energicamente e continuate fino ad ottenere un composto liscio, omogeneo e abbastanza duro. Nel caso risultasse troppo asciutto aggiungete un goccino d’acqua tiepida (ma non penso vi servirà). A questo punto coprite l’impasto e lasciatelo riposare al fresco (anche non in frigo) per una mezz’oretta. Trascorso il tempo indicato accendete il forno a 200°, mettete a portate di mano due piattini dove avrete messo lo zuccchero e le mandorle avanzate per la decorazione. Ora inizia la parte più “artistica”; prendete un pezzettino di impasto e formate un filoncino non più grosso di un dito mignolo, poi formatene altri due, l’importante è che siano dello stesso spessore e lunghezza. Unite le punte dei tre filoncini e iniziate a fare la treccia (un piccolo consiglio per velocizzare è fare lunghe trecce e poi dividerle in due o tre e richiuderle. I biscotti danno una resa migliore se non troppo grossi ma, se vi mettete a impastare mini filoncini finirete a notte fonda …). Formata la treccia pizzicate le estremità, controllando che siano ben sigillate, mettete una o due mandorle sopra, pressando leggermente (se no in cottura fuggiranno via) e passate infine (solo la parte rivolta verso l’alto) nello zucchero. Procedete in questo modo fino ad esaurimento impasto e man mano che formate le treccine riponetele in teglia ( a me sono bastate 2 teglie, anche perchè non crescendo molto in cottura potete tranquillamente riporre le intorchiate abbasta vicine tra loro) con carta forno. Cuocete i vostri dolcetti per 15-20 minuti, anche in forno ventilato, fino a completa doratura. Dopo averle lasciate reffreddere potete o mangiarle subito … o diligentemente (e con gran forza di volontà) riporle in una scatola di latta o barattolo ben sigillato.

Sperando che il dolce profumino di mandorle e zucchero arrivi fin al tacco dell’Italia (e oltre) … intanto vi do la mia parola che ne resterete estasiati !!!

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Lavorare con lentezza

Ammetto, sono una persona abbastanza metodica, beh … il giusto e sopportabile direi!!! Sono affezionata a piccoli gesti quotidiani, uno dei quali è avere notizie su ciò che sta accadendo (tg, web, carta stampata) giusto mentre sto bevendo il mio santo ed irrinunciabile caffè triplo del mattino. Ovviamente è una piacevole tortura (mi sento proprio colta nell’usare gli ossimori!!!), in quanto tutta la mole di “fantastiche notizie” apprese non mi porta certo giovamento. Ci sono poi giornate (o meglio periodi) come questa in cui la bile ti invade e ti senti la testa fumare come una teiera al fuoco!!! E tutto per una notizia accaduta magari chilometri e chilometri di distanza da te, e purtroppo ( specialmente in questi ultimi tempi) nemmeno così fuori dall’ordinario, che però per qualche inspiegabile motivo ti porta a far mille congetture e collegamenti (e intanto continuano a girare … ).  No, non vi elencherò il labirinto di pensieri, vi dico solo che alla fine il tutto si potrebbe concludere con il titolo riportato qui sopra!!! Non so se tutti ne sono a conoscenza ma Lavorare con lentezza è una bellissima ( e tragicomica) canzone di uno fra i più bravi canzonieri del secolo scorso ( tutte le volte mi fa un’impressione dire secolo scorso … mi sento giurassica!!!), Enzo del Re, scomparso poco tempo fa. Una canzone che parla di tempi, lavoro, giustizia e inevitabilmente di società.

Basta, finito lo sfogo. Ma lasciatemi dire che anche un po’ pensando alle sue parole (e alla sua terra, la Puglia) mi è venuto in mente di fare i taralli che, in quanto lentezza e tempo di esecuzione sono un calzanteIMG_20130411_173831 esempio !!!  Ad essere onesta forse sono io ad essere lenta … mi ricordo benissimo che in uno dei nostri giri in terra salentina avevo visto più e più volte (a differenza nostra al sud è normale lasciare le porte aperte sul ciglio di strada, e nessuno si scandalizza se passando ti fermi a guardare) prepararli da vecchie signore. Queste donne, sedute attorno un tavolo di legno enorme, li facevano passare tra le mani ad una tale velocità che quasi faticavi a stare dietro a tutti i passaggi. A mia discolpa non ho un bagaglio di tale  esperienza pratica; ma tempo al tempo …! Ma basta chiacchiere e passiamo ai fatti, e proprio in ricordo di uno di quei forni salentini …

I taralli “cacciapagliesi

Ingredienti:

  • 500 gr di farina 0 (andrà bene anche 00)
  • 150 ml di vino bianco secco
  • 125 ml di olio extra vergine di oliva
  • 1 cucchiaino abbondante di sale fino 

IMG_20130411_173713Devo dire che questi fantastici snack di cui vado ghiotta ( e mi lasciano tranquilla visto che non hanno né lieviti, né latticini vari) sono veramente di facile esecuzione; tutto sta nel non farsi prendere dalla smania di finire il prima possibile, ma lasciare che il tempo giusto vi accompagni. Come prima cosa mettete in una boule (se come me non avete piano di lavoro adeguato su cui lavorare …) la farina leggermente setacciata (in questo caso la lavoro un po’ con la frusta), fate un buco al centro e metteteci vino (meglio non troppo freddo), olio e sale. Impastate, prima con le sole dita cercando di incorporare lentamente la farina  poi con l’intera mano, il tutto per almeno 10 minuti fino ad ottenere un composto omogeneo, compatto (nel caso vi servisse aggiungete poco acqua alla volta) ma abbastanza elastico. Coprite l’impasto e lasciatelo riposare in luogo fresco per mezz’oretta. Trascorso il tempo di riposo riprendetelo e prendetene dei piccoli pezzi grossi come una noce; formate con ciascuno dei piccoli filoncini (non più spessi di un dito  mignolo e lunghi al massimo 10 cm) che richiuderete ad anello, pressando bene. Man mano che procederete alla formazione dei taralli metteteli su un piano leggermente infarinato e coperti con un canovaccio. A questo punto mettete sul fuoco una pentola capiente con acqua, che poi salerete, e aspettate che bolla. Tuffatevi i tarallini non più di 8-10 per volta e appena salgono a galla toglieteli con la schiumarola e metteteli ad asciugare sul “solito canovaccio pulito”. Sarebbe meglio se li lasciaste ad asciugare per 4-5 ore, ma se non riuscite andrà bene uguale, ne perderanno un po’ in fragranza, l’importante è che asciughino bene!!! Anche se vi sembrano bruttini non vi preoccupate (la cottura li aggiusterà) e metteteli su una teglia con carta forno cuocendoli in forno (anche ventilato va bene …tanto non deve lievitare niente) a 180° per 30 minuti circa, quando diventano belli dorati sono pronti.

Si mantengono perfettamente in una scatola di latta, barattolo o IMG_20130412_071135semplice sacchetto alimentare … sempre che non li agguantiate tutti subito!!!